MARCO VOZZOLO.
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LA CORONA DEL RE LONGOBARDO.
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Parte 1.
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2016. Leone Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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TRA COMPLOTTI, INTRIGHI, TRADIMENTI E SANGUINOSE BATTAGLIE LA SALVEZZA DI PISTOIA DIPENDE DALL'ONORE DI UN SOLO CAVALIERE.
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Si combatteva sui cadaveri ormai. Il sangue imbrattava i camminamenti, rendendoli scivolosi e ancor pi pericolosi.
Ruggero abbatteva la sua spada su tutti i nemici che si facevano avanti. Colpiva dall'alto e di taglio aprendo squarci nelle carni.
1323. Sulla citt di Pistoia, una delle ultime roccaforti guelfe, incombe il pi duro degli assedi: quello dei ghibellini lucchesi e del loro condottiero, Castruccio Castracani. Nel frattempo le signorie pi blasonate della citt si sfidano in spietate faide: una lotta fratricida, ma utile per la sete di potere del vescovo Ildebrando, del Capitano del Popolo Ormanno De' Tedici e del suo sanguinario nipote Filippo. Sar compito del cavaliere Ruggero da Suio, fuggito dalla Terra Santa, riunire sotto le insegne biancoverdi un manipolo di coraggiosi, pronti a morire per ridare la libert alla gloriosa citt toscana.
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Questa  un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono il frutto della fantasia dell'autore o sono usati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza con persone reali, viventi o defunte, eventi o luoghi esistenti  da ritenersi puramente casuale.
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PROLOGO.
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Serravalle. Pieve di Sant'Eusebio, mattina del dicembre 406 d.C.
Discendendo la collina, una turma di cavalieri si arrest al cospetto della modesta pieve.
Lo sguardo austero dell'uomo che cavalcava alla loro testa si volse per un istante all'indietro, verso la cittadella fortificata di Pistoria, che la sua armata aveva saccheggiato alla fine dell'estate appena trascorsa, nel corso della campagna di ascesa verso Roma.
Tornando a scrutare dinnanzi a s, si sofferm sulla parete di levante, franata in parte; una patina di muschi ne aveva coperto le rovine. Il rosone centrale sovrastava la porta lignea, posta perfettamente al centro della facciata, al culmine di tre scalini in pietra.
Tir le redini, dissuadendo l'animale che mordicchiava l'erba impregnata di rugiada.
Gli zoccoli dei cavalli creavano piccole fosse nella fanghiglia prodotta dalle incessanti piogge degli ultimi tempi, e le pesanti ruote dei due carri che seguivano, colmi di casse borchiate coperte da pelli, generavano profondi solchi in cui confluivano acqua e poltiglia.
Bast un gesto della mano a far s che due cavalieri
smontassero dalle cavalcature ed entrassero nella chiesa. Ne uscirono subito dopo, riferendo che era vuota.
A quel punto l'uomo discese dal possente animale da guerra dal pelo fulvo, aiutato da altri armati.
Mio re, avete le febbri disse uno di questi, un ufficiale burgundo, mentre lo sorreggeva vedendolo incerto sulle gambe. Venite, entriamo prima che si abbatta su di noi un nuovo temporale.
Lo distesero su una panca coprendolo con una calda pelle di mucca che, tuttavia, non serv ad attenuare i tremori del sovrano.
Trascorreremo qua la notte dispose, interrotto da un violento attacco di tosse.
Come ordinate, sire rispose l'ufficiale. A un cenno del mento la scorta si mise al lavoro, abituata da anni di campagne e vita da campo: venne approntato un fuoco e i turni di guardia vennero subito stabiliti.
Il sego delle candele accese su una mensola creava colature sinistre che arrivavano fino al suolo; la loro tenue luce rischiarava la piccola navata fino all'abside.
Il cerusico... chiamate il mio cerusico chiese con un filo di voce il sovrano, tossendo.
Mio re, il cerusico  perito in battaglia assieme a molti altri soldati spieg l'ufficiale burgundo che gli tamponava la fronte imperlata di sudore.
Raduneremo una nuova armata e giungeremo fino a Ravenna... e la espugneremo ringhi il re in preda alle febbri.
Il nostro esercito ormai  in rotta: i romani ci hanno inflitto una sconfitta irrimediabile. Sono sopravvissuti solo poche centinaia di guerrieri, che stanno facendo rientro nelle loro terre d'origine. Ormai saranno dispersi in tutta la penisola rispose l'ufficiale, cercando di mantenere un tono di voce atono e rispettoso che non facesse alterare l'umore dell'altro.
Quando prese a tossire sangue, l'apprensione di tutti i presenti si concentr sul sovrano.
Dell'acqua, presto, trovatela chiese a gran voce l'ufficiale.
Una voce isolata riecheggi nella navata: Ve ne porter io. Ma prima vi chiedo: chi siete? Che intenzioni avete?.
L'inconfondibile rumore delle spade sguainate riemp la navata. A parlare era stato un prete, coperto da un mantello cerato gocciolante.
No padre, non abbiamo nessuna ostilit lo rassicur l'ufficiale. Quest'uomo  malato, e io vi prego di trovare un cerusico che se ne prenda cura.
Il prete avanz fino a scrutare il volto sofferente del degente. Senza alzare lo sguardo rispose: Non ce ne sono da queste parti. C' un villaggio a poche miglia, ma si tratta di una trentina di fuochi, niente di pi. E popolato da boscaioli, ma nessun cerusico.
(Avvicinatevi chiese allora l'infermo con il volto e la barba imbrattati di sudore e sangue.
Il prete s'inginocchi di fianco a lui. Ditemi.
Come vi chiamate?
Il mio nome  Teodato.
Sto per morire, lo sento. Le forze mi stanno abbandonando. Vorrei fare penitenza affinch la mia anima raggiunga Dio pura e pronta sussurr, facendo seguire altri colpi di tosse.
Il prete annu, dando a intendere che lo avrebbe compiaciuto. Si alz recandosi all'altare che si trovava al centro dell'abside, al cospetto timoroso di una croce lignea costruita molto tempo prima e attaccata irrimediabilmente dalle muffe. Raccolse una stola che si pose sulle spalle e prendendo con s un'ampolla torn con passo lento vicino a quel corpo spossato dalla malattia.
A quel punto, tutti gli ufficiali si fecero da parte, concedendo rispettoso spazio alla funzione.
Il prete imbevve l'indice nell'olio dell'ampolla e segn la croce sulla fronte del re. Confessate i vostri peccati al Signore e salvate cos la vostra anima prima che il corpo la liberi dai tormenti enunci.
Sono re Radagaiso, di stirpe ostrogota, rispettato e temuto in ogni regno. Ho messo al mondo molti figli bastardi senza tuttavia avere un successore: dunque sono l'ultimo della mia stirpe. Ebbe un singulto e sbuff del sangue. Tuttavia, come se venisse rinvigorito da una vampata di energia residua, riprese il racconto: Ero alla testa di un'armata composta da guerrieri provenienti da diverse genti germaniche. Genti alla ricerca di un adeguato spazio in cui stabilirsi, in cui vivere con le proprie mogli e dare continuit alle stirpi. Ho messo a ferro e fuoco diverse citt della penisola, rivendicando le terre che servivano ai popoli che rappresento: ancora brucia nelle mie viscere la fiamma del risentimento e della delusione, poich l'imperatore, non mantenendo la promessa, non me le ha concesse. Dunque fu lui a costringermi ad armare un esercito e a condurlo alla volta di Roma, ma da vigliacco egli  fuggito a Ravenna insieme alla sua corte di eunuchi, melloprossimi corrotti, generali incapaci. .. Mi ha inviato contro le legioni, comandate dal suo generale Stilicone e la battaglia, avvenuta dalle parti di Fiesole, fu terribile ed ebbe per me un esito nefasto. Un attacco di tosse lo costrinse ancora a interrompersi.
Il prete si accorse della corona che gli cingeva la testa. Non era molto vistosa ma di pregevole fattura: una sottile lamina d'oro circondata da gemme blu e rosse e cristalli di roccia.
Concludete la vostra confessione dei peccati figliolo, credo non vi resti molto tempo ormai... lo esort il prete, temendo di non fare in tempo a dargli l'estrema unzione.
Con lo sguardo fisso sulla volta, Radagaiso prosegu: Porto con me il tesoro frutto dei saccheggi e delle conquiste: se riuscirete a purificare la mia anima ne potrete tenere una parte, la
userete come vorrete purch vi adoperiate per costruirmi una tomba degna.
I due si scambiarono un'occhiata che fu pi esaustiva di un trattato. Con un cenno il prete gli consent di continuare.
Ho passato la mia esistenza uccidendo e depredando... ho massacrato uomini, donne e perfino bambini. Ahim, s... bambini, che ho finanche offerto in sacrificio agli di prima di convertirmi alla religione dell'unico Dio... Fu a quel punto che un gemito lo interruppe. Il respiro si blocc, e quando il suo corpo torn a rilassarsi lo sguardo era vitreo e fisso.
Re Radagaiso, signore degli ostrogoti, mor proprio nel frangente in cui dei soldati romani accerchiarono la chiesa e attaccarono i pochi cavalieri superstiti, massacrandoli tutti.
Ego te absolvo... sussurr il prete, iniziando a infondere il sacramento.
Fuori dalla chiesa provenivano chiari i rumori del combattimento, il clangore dei metalli e le urla strazianti dei morenti.
La porta della pieve si spalanc, i battenti lignei sbatterono violentemente contro le colonne ai lati della navata. L'ufficiale burgundo che aveva avuto cura del re febbricitante si lanci all'attacco contro il romano apparso sulla soglia seguito da molti soldati, che iniziarono la carneficina degli ultimi goti.
Lo scontro tra i due ufficiali non dur molto, ma fu cruento: erano entrambi abili combattenti, con l'esperienza forgiata dagli anni. Il burgundo maneggiava lo scramasax con fermezza, avanzando con affondi che impegnarono il romano a rimanere in difesa con la sua spada. Privo dello scudo, l'ufficiale imperiale era limitato nelle tecniche, nondimeno riusciva a tenere a bada l'avversario, indebolito dalle ultime traversie. Infatti, l'ufficiale burgundo ebbe la peggio solamente quando scivol sul sego delle candele: il romano non ebbe altro da fare che calare la spada, devastandogli il volto in frammenti sanguinolenti che si sparsero sul pavimento.
Dopo aver osservato il burgundo contorcersi negli ultimi tormenti, l'ufficiale si rivolse stizzito e altero al prete: Sono il generale Saro e reclamo il corpo di Radagaiso per portarlo in trionfo dinnanzi al Sacro Augusto.
Il prete era impietrito dal terrore e fece fatica a rientrare in s. Tuttavia azzard: Il re... poco prima di morire mi ha domandato di essere sepolto qui. Inoltre mi ha concesso parte del tesoro... potrei sfamare i poveri e ricostruire questa chiesa laddove  franata. Sant'Eusebio ve ne sarebbe grato.
Prete, siete uno sconsiderato. La parola di questo re, sul suolo dell'Impero, non ha valore. Il tesoro  requisito. Andr nelle casse del Sacro Palazzo Augusteo replic Saro rinfoderando la spada.
Il prete fece un profondo respiro, richiamando a s un coraggio che non credeva di avere. Queste mura sono sacre, pertanto io reclamo il diritto a custodire tutto ci che vi  contenuto. Le leggi dell'Imperatore lo consentono. Dunque... il corpo del re rimarr qui e verr seppellito come ogni uomo.
Sperava di non finire sgozzato.
L'ufficiale fece una smorfia di disprezzo, tuttavia parve convincersi. Sta bene disse. Avanz verso il corpo di Radagaiso ed estrasse il pugio che teneva assicurato al cinturone. Tagli il dito dove era calzato l'anello del re e lo infil nella bisaccia che teneva a tracolla. Facendo per uscire url: Tenetelo pure a imputridire, quel verme!. E si sofferm prima di concludere: L'ho sempre sostenuto: la vostra religione porter quest'Impero alla rovina. Poi spar oltre la porta.
Una volta certo che il drappello di soldati romani se ne fosse andato, il prete usc dalla chiesa, sorvolando con lo sguardo i corpi dei guerrieri di entrambe le fazioni. Poi, dal malmesso fienile and a recuperare una vanga e si mise a scavare una fossa.
Con pazienza seppell, uno dopo l'altro, i cadaveri dei guerrieri al seguito di re Radagaiso assieme agli imperiali.
Dinnanzi al Signore sarete alla stessa stregua... borbott spossato, senza comunque perdersi d'animo. Appoggiato poi alla vanga, concedette a quei corpi l'estrema unzione, fingendo, per opportunit, che tutti avessero abbracciato la religione cristiana. Constat con rammarico che dei carri carichi di casse non vi era pi nemmeno l'ombra. I solchi nel pantano portavano in direzione del vicino oppidum pistoiese.
Ormai era pomeriggio inoltrato, e anzi stava per imbrunire. L'aria era fredda e ogni respiro emetteva nuvole di condensa. Avrebbe ricordato quella giornata per il resto dei suoi giorni.
Tornato nella chiesa si occup finalmente del corpo del re: con reverenza, delicatamente, gli tolse la corona, e le pietre emisero bagliori policromi alla luce delle candele; lo spogli e lo lav con l'acqua del pozzo che gli ghiacci le mani. Chiuse gli orifizi con lembi di stoffa e ne raccolse i capelli. Poi lo rivest degli stessi abiti. Ricordando che in confessione aveva dichiarato di essere cristiano, gli incroci le mani sul ventre inserendovi una croce ricavata da due stecchi legati tra loro.
Stremato, il prete sedette su un cippo proprio accanto alla salma. Si compiacque di tanto lavoro ben svolto: aveva reso dignit a quel re che aveva scelto di morire proprio nella sua umile chiesa diroccata.
Aveva ripreso a piovere. Con un sospiro riflett su quanto fosse fortunato ad avere scorte di birra e di grano, oltre alle focacce di farro e al cacio. Il solo pensiero della dispensa gli scaten la fame, cos si dedic a una cena quieta e silenziosa. Alla fine accese il fuoco nel camino improvvisato, ricavato nella parte franata della navata. Sazio e timorato di Dio, si mise a pregare davanti al crocifisso.
Infine, appagato, raccolse la splendida corona, lisciandone i contorni e osservandola. Pareva incredibile che stesse tenendo
tra le mani una vera corona forgiata nell'oro. Il fatto che il defunto sovrano si fosse convertito al cristianesimo faceva certamente di lui un re potente, agli occhi di Dio.
Signore, dammi un segno della tua benevolenza. Sono convinto che tutto questo non sia capitato per casualit...
Poggi la corona su un cuscino di velluto, destinato in origine a sostenere il calice durante la messa.
La notte trascorse tra le usuali preghiere e brevi dormite. All'alba il rumore della pioggia era cessato e la temperatura era scesa ancora. Per riscaldarsi il prete cerc riparo in una vecchia coperta, ma il risultato fu tutt'altro che soddisfacente. Lanciando un'occhiata alla salma del re Radagaiso, si accorse della pelle di mucca con cui era stato coperto: ne approfitt, prima di attizzare il fuoco e aggiungervi legna.
Solo a mattina inoltrata usc dalla chiesa, accorgendosi che iniziavano a cadere i primi fiocchi di neve, che non attaccavano al suolo, ancora molle di piogge. Doveva finire di occuparsi del corpo del re. Non potendo certamente costruire un mausoleo, avrebbe approfittato delle rovine dell'ala est per la sepoltura. Alzando lo sguardo si compiacque della nevicata, che gi stava crescendo di intensit.
All'altezza della parete franata prese a scavare.
A mezzod aveva gi sterrato fino alle ginocchia. La nevicata era divenuta una tormenta che aveva imbiancato il paesaggio. Con le mani intorpidite sferr altri affondi vigorosi; caricava la terra in un secchio e la svuotava a poca distanza. Al crepuscolo era finalmente riuscito a scavare una buca alta quanto lui. Abbandonando piccone e secchio, si arrampic al bordo e si iss in superficie. Con le ossa rotte e le membra intorpidite dal freddo torn nella chiesetta. Si era formata una nebbiolina che fluiva sulla pavimentazione. Sbatt le palpebre impressionato da quel fenomeno.
Cautamente allung le mani cercando di catturare la consistenza di quella strana foschia, ma le fini volute ripiegarono indispettite sfuggendo dalle sue dita.
Che strano fatto  questo? si chiese a voce alta mentre attraversava la nebbia. Raggiunto il corpo di Radagaiso, lo caric sulle spalle e lo port fino alle vicinanze della buca, adagiandolo infine il pi delicatamente possibile sulla neve.
Spossato, rientr nella chiesa prima che facesse definitivamente buio, preparandosi la cena di fronte al fuoco. Con sollievo constat che l'anomalia era svanita e, ringraziando il cielo, fece il segno della croce.
Fu il freddo a destarlo. Anche se la fiamma era spenta, le braci continuavano a consumarsi sotto lo spesso strato di cenere. Stiracchiandosi usc, constatando che il corpo di re Radagaiso adesso era completamente ricoperto. Fece un paio di passi affondando nella neve: sotto lo strato bianco riusciva solamente a scorgere una parte del volto, sorprendentemente roseo. Si inginocchi allora accanto al corpo, per osservarlo meglio. Spazz via la neve dal volto e subito sobbalz e rotol all'indietro. Gli occhi... gli occhi erano aperti e parevano fissi oltre il mondo dei mortali.
O Deus! Deus... hoc signum explicat voluntatem tuam... balbett il prete, sgomento. Fiat voluntas tua.
Si alz di scatto ma le gambe cedettero. Allora si spost all'indietro trascinandosi sulla schiena.
Frastornato, artigli la neve avvicinandosi nuovamente, carponi, al cadavere. Come era potuto accadere? Un morto non riapre gli occhi e le sue carni emanano fetori che attirano i lupi. E la sua pelle... Gli torn alla mente lo strano fenomeno della nebbia all'interno della chiesa e venne attraversato da un brivido.
Aveva a che fare con un beato... Chiss, quando la faccenda fosse giunta all'orecchio del vescovo, questi avrebbe inviato
una missiva al pontefice, per segnalargli la piccola pieve di Sant'Eusebio.
C'era da aspettarsi anche che finalmente la sua posizione subisse una spinta, permettendogli di lasciare per sempre quello sciagurato e freddo villaggio. Erano anni che inviava al vescovo richieste per poter lasciare quel buco umido; richieste che venivano perennemente ignorate.
Avvert un leggero senso di rimorso per la brama che stava rivelando il suo animo. Non era, forse, proprio l'ambizione l'esatto contrario della sua missione? A lui spettava solamente servire con umilt il Signore... e l'umilt non prevedeva certo aspirare a carriere ecclesiastiche.
Sconvolto dal senso di colpa, cadde sulle ginocchia e congiunse le mani. Sant'Eusebio prego voi e l'Altissimo affinch perdoniate le mie intenzioni. Vi assicuro che rimarranno semplicemente tali preg, la voce ridotta a un mugolio.
Incurante del freddo si mise a mescolare la malta che avrebbe usato per erigere il sepolcro, e cos, al lavoro, trascorsero le successive cinque giornate. Al termine poteva dirsi soddisfatto: aveva costruito una cripta in cui avrebbe posto a riposare le spoglie del re ostrogoto.
Quella mattina usc di buon'ora mettendo dell'acqua a bollire in una pentola. Si rec presso la salma e con entrambe le mani cerc di scostare la neve che la ricopriva, ma questa si era ghiacciata ed era necessario il piccone per frantumarla.
Rosa...  ancora rosa... bene. Se il Signore non permette agli elementi di iniziare la decomposizione... sia fatta la Sua volont.
Convinto di avere tra le mani un beato con probabilit concrete di divenire un giorno un santo, impugn saldamente l'ascia con la mano destra, mentre con l'altra tenne in tensione un braccio del re. Con un colpo ben assestato riusc quasi a tranciarlo all'altezza del gomito, ma non ottenne di
troncarlo di netto. Per far ci servirono un altro paio di colpi. Dopodich port l'arto reciso nella chiesa, dove lo immerse nell'acqua che bolliva: quando la carne fu cotta al punto da gonfiarsi e staccarsi dallo scheletro, tir fuori il monco ripulendolo dai brandelli di muscoli, tendini e pelle. Estrasse solamente le ossa e le asciug. Con dell'incenso lustr ogni loro parte. Gli risult difficile contenere la gioia di aver ottenuto una reliquia. Non aveva ben chiaro il modo in cui l'avrebbe utilizzata, probabilmente per ottenere dai pellegrini e dai malati delle buone donazioni. L'importante era che ne possedesse una, pertanto avvolse le preziose ossa in bende di lino e le mise in una teca nascosta dietro l'altare. Per concludere, usc nuovamente dalla chiesa e trascin il corpo nella cripta, dove lo ricompose con cura.
Si accost a una colonna per riprendere le forze.
Bastarono pochi istanti affinch un olezzo stomachevole saturasse l'intera volta della cripta: il cadavere si era gonfiato, il colore della pelle era mutato verso il grigio ed era livido a vedersi. Le orbite vuote si erano dilatate, le palpebre secernevano fluidi schiumosi.
Dovette raccogliere tutto il proprio coraggio per collocarlo nel loculo.
Lo richiuse infine sigillandolo con una grossa lapide che avrebbe poi inciso con pi calma, un giorno... chiss.
Maledicendo la mascella che non voleva smettere di tremare, riordin le idee. Riusc a recuperare la calma massaggiandosi le tempie. Mio Signore, sono troppo umili i miei occhi per assistere ai tuoi prodigi disse, facendosi il segno della croce. Non era certo un caso se, appena recuperata la reliquia, il corpo del Re aveva iniziato a decomporsi. Era di fronte a un messaggio che non lasciava spazio a dubbi: quella che aveva tra le mani era una reliquia vera e propria. E la sua vita, da quel momento, avrebbe subito profondi cambiamenti. Cos, con il cuore colmo
di gioia, dedic una preghiera all'anima del defunto, strofinando le mani ormai piagate dalle vesciche e dal gelo.
Subito dopo si adoper per ricostruire, con gli stessi materiali, la parete che era franata, approntandovi per delle modifiche che avrebbero inglobato nella struttura anche l'area della cripta. Una pietra dopo l'altra, unite dall'amalgama, e ancora travi, frammenti di antiche urne cinerarie, capitelli recuperati da templi originari, altre pietre, alcune fortunatamente levigate e ben applicabili a innalzare la nuova fiancata.
Ci vollero ulteriori sette giorni per raggiungere il tetto. Concludendo, si allontan di qualche passo per prendere cognizione del proprio operato sentendosene enormemente soddisfatto, anche se era chiaro che si trattava di un lavoro affrettato.
Completamente privato delle ultime forze che aveva richiamato per terminare l'opera, rientr a scaldarsi e riposare un poco, finalmente. Prima di addormentarsi lanci un'occhiata alla corona, che pareva pi lucente del solito.
L'indomani si dest al canto del gallo e appront una colazione con birra, cacio e fichi secchi. Era avanzata della carne di lepre, ne avrebbe giovato se solo non avesse preso il sapore rancido del cibo avariato. Doveva essere ben nutrito per affrontare il viaggio programmato appena avesse ultimata la realizzazione del sepolcro e il restauro della parete.
Ma prima doveva dare priorit a un'altra faccenda: nascondere la corona. Dopo averla messa in un sacco si port all'altezza del centro dell'abside. Sulla pavimentazione, una pietra era posta leggermente scostata rispetto all'asse delle altre. L'alz svelando una cavit segreta in cui ripose l'oggetto prezioso per sigillarlo poi con la stessa pietra.
Ora poteva mettersi in cammino. Trascin fuori dalla stalla il mulo che lo avrebbe condotto alla cittadella dove avrebbe chiesto udienza al vescovo. Caric due bisacce legate insieme
da una corda, facendo ricadere una bisaccia per fianco. Al loro interno c'erano il cacio e la focaccia.
Lasci la chiesa di Sant'Eusebio che ormai era quasi mezzogiorno. Si accod presto a un gruppo di mercanti, che procedevano con due carri pieni di mercanzie: con loro avrebbe avuto meno probabilit di venire assalito. Giunto alle porte della cittadella fortificata, scopr con sorpresa che le mura di cinta erano in buona parte crollate e che decine di uomini erano al lavoro per ricostruirle. Come uomo religioso, l'ufficiale lo fece passare senza richiedere neppure un solido di regalia, mentre diversa fu la sorte della carovana di mercanti, che dovette cedere un obolo per oltrepassare l'enorme portone ligneo borchiato.
L'interno della cittadella era devastato: abitazioni e botteghe erano bruciate, le caserme dei presidi imperiali completamente smantellate.
Cos' accaduto qui? chiese a un uomo che trainava a mano un carretto carico di pietre.
Quello aveva il volto celato dal cappuccio di lana grezza: L'orda di barbari ha cinto d'assedio la cittadella per mesi e l'ha saccheggiata. Quei figli di scrofa hanno commesso ogni genere di nefandezze, che Dio li arda vivi e ci protegga tutti! concluse non curandosi pi del prete curioso.
Camminare risultava difficile poich la neve aveva creato una poltiglia di fango nel quale affondavano i piedi. Inoltre un uomo spalava lo stallatico da un vicino recinto di maiali, gettandolo in strada, mentre un altro dall'altra parte vi gettava le viscere di un agnello che stava macellando. Insomma, una strada impercorribile, non fosse stato per delle pietre disseminate qua e l su cui poter poggiare i piedi. Un cane smagrito e affamato raccolse le viscere gettate, fuggendo subito a metterle al sicuro.
Rivolgendosi a un gruppo di donne sedute su dei ceppi a spennare polli, domand quale fosse la direzione per la dimora
vescovile. La pi anziana, con un sorriso sgraziato al quale mancavano non pochi denti, rispose: Padre, dovrete proseguire fino a ci che rimane della locanda del Maiale. Dopodich vedrete un drappello di soldati di guardia davanti a un palazzo: ecco, siete arrivato. Quel bastardo se la star spassando con qualche sgualdrina. Che brucino per l'eternit lui e i suoi esattori! concluse, sputando in terra in segno di disprezzo. Le altre annuirono, infondendo eco a quanto affermato dalla loro compagna di chiacchiere. Ringraziandola, seppure sconvolto da ci che aveva appena ascoltato, il religioso si avvi nella direzione indicata.
Al cospetto del palazzo, si rese conto della potenza economica del vescovado locale che, pur avendo influenza in un ristretto territorio, riusciva ad assicurarsi un buon introito. In netto contrasto con le macerie e la devastazione, il palazzo si mostrava ben solido: il lato a est era oggetto di lavori di restauro, un cantiere vitale e rumoroso. Dal camino si innalzava una sottile colonna di fumo che svaniva vorticando al primo sbuffo di vento. Le feritoie disposte strategicamente indicavano l'aspetto anche difensivo della dimora. Un paio di mani lasciate imputridire appese a un gancio erano il chiaro monito per i ladri.
Il prete si mosse di qualche passo, giungendo davanti al gruppo di armigeri di guardia, proprio come gli era stato indicato dalle donne. Avanz vedendo che giocavano ai dadi mentre a turno tracannavano del vino da un'anfora scheggiata sul bordo e priva di un manico. Rivolgendosi a quello che sembrava il loro capitano, chiese di annunciare la sua presenza a sua grazia il vescovo.
E chi siete voi? Quale nome volete far riferire? domand arcigno l'ufficiale, con la voce pi somigliante a un grugnito che ad altro. Lo sguardo del prete percorse la lunga barba fino alla corazza, ridotta a poco pi che un'accozzata di placche di ferro unite alla meno peggio, fino ad arrivare alle brache strette
dagli schinieri sbalzati; del vino era colato sulla barba rendendola un appiccicume di molliche, muco e forse vomito.
Teodato. Il mio nome  Teodato e sono il prete del villaggio di Serravalle rispose, sperando in bene.
Due legionari stazionavano dinnanzi la porta in fondo alla vasta sala, scarna nel mobilio ma dalle pareti affrescate con scene di caccia e cerimonie. Teodato era scortato dall'ufficiale, che puzzava di capra al limite del sopportabile. Alla loro vista, i due soldati si irrigidirono.
Sua grazia vi ricever tra non molto afferm il pi anziano, indicandogli una panca per sedersi.
Teodato acconsent. Gli occhi delle figure affrescate parevano prendere vita appena vi posava sopra lo sguardo. Una danzatrice gir su se stessa versando del vino da una coppa direttamente nella bocca di un commensale sul triclinio. Altre immagini, ricoperte in parte da una patina di licheni, riproducevano divinit antiche, quelle ancora ispirate alla natura delle cose, in cui si credeva agli arbori della civilt.
Teodato si fece il segno della croce: come si poteva credere in divinit tanto sciocche? Gli antichi avi pensavano assurdamente che ogni cosa avesse una divinit protettrice. Aveva letto che vi era addirittura un dio che lanciava fulmini e un altro che spuntava dal mare brandendo un tridente. Quanta irragionevolezza in quelle credenze.
La porta fece cigolare i cardini. Ne usc un uomo anziano, ossuto e dalla pelle cos delicata da far trasparire le vene che l'attraversavano. Il naso adunco, gli occhi piccoli e vicini di un celeste acceso, i capelli neri e lisci che fuoriuscivano dalla cuffia di velluto rosso, lo facevano assomigliare pi a un rapace che a un uomo. Con la mano guantata di bianco e ornata da un anello con una grossa pietra gialla, gli fece segno di avvicinarsi.
Teodato si alz velocemente, e quando fu a qualche passo la mano dell'alto prelato si alz lentamente, compiendo un gesto plateale che dava subito a intendere chi comandava in quella sala.
E cos Teodato si inginocchi, attendendo che l'altro gli concedesse di parlare.
Baciate il mio anello, sar come baciare l'Altissimo gli impose quello, guardandolo dall'alto.
Le labbra sfiorarono l'anello, dopodich il prete si alz, portando il suo sguardo alla stessa altezza di quello del vescovo.
Ho qualcosa di molto importante da riferirvi anticip Teodato.
Sono qui per ascoltarvi.
Il prete si schiar la voce: Pochi giorni addietro  giunto alla mia chiesa l'ostrogoto re Radagaiso con il seguito di cavalieri in rotta dopo la disfatta. Il re era febbricitante, ed  spirato appena in tempo per ricevere da me l'ultimo sacramento.
L'anziano vescovo ebbe un sussulto. I suoi occhi, velati dalla senescenza, fissarono un angolo senza tuttavia il reale interesse di vederlo. Quelle parole avevano risvegliato ricordi certamente non piacevoli, a giudicare dal volto tirato.
Quel maiale di un barbaro che si faceva chiamare re ha saccheggiato la citt e il mio palazzo e, non pago, ha fatto impiccare due dei miei figli. Gli altri nove maschi sono stati trucidati dai suoi mercenari, dannati idolatri figli di una cagna! Mi sono stati resi solo resti sanguinolenti per la sepoltura spieg l'anziano con la voce tremante di rancore. Spero che facciano la stessa fine anche tutti i suoi bastardi! Con un gesto di risentimento mostr i denti piccoli e ingialliti.
Non fu facile nascondere la perplessit a quelle ultime affermazioni: in teoria, un vescovo non poteva avere figli, riflett Teodato.
Perfettissima grazia... riprese a raccontare re Radagaiso si  convertito al cristianesimo e ha reso confessione di tutti i suoi peccati. Dopo la sua morte sono arrivati i soldati dell'Impero e il generale Saro ha tranciato il dito del re fasciato dall'anello con il sigillo- Ma non  tutto...
Il vescovo lo guard con attenzione; Teodato invece fece una pausa di qualche istante.
Il seguito del re trasportava due carri colmi di casse contenenti diverse ricchezze, che sono state saccheggiate dai legionari. Le tracce dei carri sembravano indicare questa citt come destinazione.
Adesso l'espressione dell'anziano era molto pi appassionata, e non manc di interrompere: Voi avete visto con i vostri occhi il contenuto di quelle casse?.
No.  stato re Radagaiso a dirmi che me ne avrebbe ceduta una parte, per la costruzione del suo mausoleo. Cosa che per non ho potuto fare e... venne interrotto nuovamente.
Nessun altro l'ha visto?
Almeno un centinaio di soldati imperiali... ironizz il prete.
Mmh. Il vescovo si chiuse in un pensiero preoccupato, poi riprese: E le persone che vivono con voi, lo hanno visto?.
Come vostra grazia sapr, vivo da solo... La mia  la chiesa di un umile villaggio, sorta sulle fondamenta di un vecchio caravanserraglio. Chi volete che voglia stare in quel luogo sperduto e affogato dalle piogge? Era chiaro che quelle parole contenevano anche una sottile protesta. Sono trascorsi tredici anni da quando il vostro ministero mi ha destinato l. A nulla sono servite le mie missive con le quali chiedevo di venir spostato in una chiesa pi vicina alla cittadella...
Certo, ma adesso concentriamoci sui vostri racconti. Il vescovo mosse le mani ossute in segno di fastidio, come se si scrollasse di dosso le rimostranze indesiderate del pretuncolo che aveva di fronte.
Teodato sospir di consapevolezza: A ogni modo, la cosa pi importante  che mentre costruivo un sepolcro e posavo il corpo sulla neve affinch si conservasse, visto che non potevo certo tenerlo a marcire all'interno della pieve, accadeva un fatto inspiegabile, se non con la fede, certamente. La costruzione della tomba ha impiegato giorni, durante i quali nemmeno un lupo si  avvicinato alla chiesa. N cinghiali n volpi o rapaci... topi, vermi... niente di tutto questo.
L'attenzione del vescovo adesso era massima. Un segno... un miracolo.
Non  tutto, vostra grazia. Il suo colorito  rimasto roseo fino al momento in cui ho deposto il corpo nella tomba.
Neppure olezzi?
Teodato fece segno di no. C' ancora una cosa... Quando l'ho adagiato sulla neve, il re aveva gli occhi chiusi. Sono state le mie mani a chiuderglieli. Ma quando ho tolto la neve dal volto per osservarlo... Si interruppe deglutendo. Erano aperti. Le iridi apparivano violacee, ma erano aperti.
Oh Deus, Animam nostram tuendam! E vi sentite di escludere che si trattasse del segno del maligno? domand quello.
Il maligno lo avrebbe fatto rivivere per uccidermi e compiere nefandezze nella mia pieve. No, credo si tratti della benevolenza dell'Altissimo. Fece il segno della croce. Tuttavia, quell'ultima domanda lo indusse a non far menzione dello strano fenomeno della nebbia.
Ben detto, ben detto. Con la mano ossuta fece il segno della croce sospeso in aria.
Convinto di trovarmi di fronte a un prodigio, ho staccato l'avambraccio del re per ricavarne una reliquia. Perch non venga trafugata, l'ho messa al sicuro. Teodato sapeva di mentire: le ossa erano in realt nella nicchia sotto l'altare, il primo posto in cui un ladro sarebbe andato a sbirciare. Di contro era assai probabile che un trafugatore non avrebbe
rubato le ossa proprio per non scatenare l'ira del Signore. Ma non erano le ossa a premere cos fortemente nel desiderio del prete, bens la corona. Potremmo richiamare molti pellegrini alla ricerca di miracoli... propose Teodato, come togliendosi un peso dalla coscienza. Mentre osservava la reazione del vescovo, si compiacque di aver taciuto della corona e della sottigliezza con cui aveva agito: la descrizione del tesoro aveva distolto il vescovo da ogni altra curiosit e avrebbe fatto il possibile per averlo per s. Certo era che, da solo, un povero prete della campagna non avrebbe avuto nessuna possibilit di recuperare il tesoro di Radagaiso e salire i gradini delle classi ecclesiastiche mentre, rivolgendosi alla persona giusta, avrebbe potuto ottenerlo.
Era certo che il vescovo avrebbe fatto di tutto per entrare in possesso di quelle ricchezze: aveva sia le possibilit sia il numero necessario di mercenari. Scacciando dalla testa quei ragionamenti riprese a parlare: Vostra grazia, per tornare al tesoro, se questo riempisse le nostre casse insieme alle reliquie gi in nostro possesso, questo pantano in cui viviamo si trasformerebbe nella citt cardine dei pellegrinaggi verso Santiago e verso Roma: avremmo mercanti, fiere, pellegrini... pensate al flusso di ricchezze che porterebbero. L'amo era lanciato.
Il vescovo intrecci le mani guantate sotto il mento, concentrato nelle riflessioni.
In quell'istante entr una bambina, che corse ad abbracciargli le ginocchia. Lui le pos la mano sul capo. Contemporaneamente, fece un gesto al maestro di cerimonie, che fino a quel momento aveva presenziato all'incontro standosene discretamente in disparte. Questi raccolse la bambina, portandola tra le braccia della donna che usciva proprio in quell'istante da una porticina, attirata dai pianti della bimba. Lo sguardo della donna incroci per un brevissimo istante quello del prete, a cui parve di scorgere un accenno di sorriso.
Le tempie e il petto di Teodato pulsarono e dovette riprendere il controllo dei sensi. La sola vista di quella donna gli fece salire in bocca un umore dolciastro, mentre un piacevole fremito gli solletic l'inguine. Non aveva pi di vent'anni e gli occhi esuberanti, assieme al suo muoversi energico, gli impedivano di distogliere lo sguardo da lei.
Re Radagaiso non mi ha lasciato altro che lei intervenne il vescovo indicando la bambina. Eppure, come vedete, le vie di Nostro Signore alle volte si intersecano coinvolgendo diverse circostanze. Ella stessa... stavolta indicava la donna  stata abusata dagli ufficiali di quel barbaro.  assai probabile che tra qualche tempo metta al mondo il frutto di quella ferocia.
Teodato non riusc a non posare lo sguardo sui seni della donna, messi in risalto dalla fattura della veste. Prima di rientrare nella stanza attigua, lei lanci al suo indirizzo un'occhiata fugace, scatenandogli un tuffo al cuore.
Potete andare adesso. Riceverete ristoro e quant'altro vi occorra, nel frattempo io prender una decisione, Laudetur Deus
lo conged il vescovo.
Laudetur semper.
Il vescovo si concesse diverse ore di riflessione, durante le quali a Teodato venne offerta della minestra e buona birra scampata al saccheggio di Radagaiso. Quando il maestro di cerimonie fece ingresso nella stanza, portava con s dei rotoli di pergamena che poggi sulla tavola.
Ordinate perfettissima grazia... disse mentre prendeva posto su uno sgabello.
Le mani scarne scorrevano rapidamente sul messaggio che aveva deciso di scrivere di suo pugno, terminato il quale ripieg la pergamena e scald una barra di ceralacca su una candela, facendone colare gocce scarlatte sulla piega per sigillare i lembi. Infine affond il verso dell'anello imprimendo il suo sigillo.
Porse la lettera al cerimoniere, che la raccolse con cura plateale, come se stesse ricevendo una missiva scritta su ali di farfalla.
Recapitala al governatore, bisogna preparare un incontro. Di questi tempi nessuno porterebbe in giro carri carichi di ricchezze, il pericolo delle bande di mercenari barbari  molto concreto. Nessun ufficiale azzarderebbe tanto, certo. Se i carri hanno preso questa direzione, come ha raccontato quel prete, adesso si troveranno ormai al sicuro nel Palazzo Pretorio... Andate, presto! ordin. Ma accortosi che il maestro di cerimonie non aveva mosso un muscolo aggiunse: Cosa vi manca?.
Fingendo un inchino rispettoso, l'abile politicante sugger: Il governatore non negozier mai sul tesoro di re Radagaiso. A meno che....
... Cosa? ringhi l'anziano.
A meno che le pretese della fede non si facciano forti di una milizia che sia convincente al pari dei reclami.
Il vescovo parve pensarci seriamente. Poi, come colto da una visione, si diresse verso la finestra. Le milizie pretendono di venire pagate e le mie casse non possono permetterselo in questo momento. Tuttavia ci sarebbe un'altra cosa da fare
Questa volta fu il cerimoniere a cedere alla curiosit. Fare cosa? sollecit bramoso.
Perch pagare un intero esercito quando si pu pagare un uomo solo e ottenere il medesimo risultato? rispose il vescovo, mentre negli occhi balenava un lampo di astuzia.
Spetter a me individuarlo. Si tratta di una faccenda assai arrischiata. .. rilanci il maestro di cerimonia, mentre stringeva le labbra come se ragionasse gi sul da farsi. Percependo il messaggio appena ricevuto, l'anziano prelato afferm: E per questo che esistono le laute ricompense. Pi il compito  arduo, maggiore sar il compenso.
Camminando lentamente all'indietro, il cerimoniere si conged: Vostra grazia, dar immediata esecuzione ai vostri ordini. Non vi deluder, statene certo.

Palazzo Pretorio.
Gli occhi del governatore Attilio Fatico scorrevano sulla missiva sottolineando le parole con fastidio. Terminata la lettura, accartocci la pergamena come se si trattenesse dal farne brandelli.
Ci che  stato confiscato dalle legioni all'orda barbarica di re Radagaiso  di legittima propriet del Sacro Augusto. Con le ricchezze recuperate si andrebbero a riempire le carenti casse dell'annona. Il mio fraterno amico, il generale Saro lo indic a fianco a s ha agito per conto dell'Impero, e non vedo quali assurde pretese avreste voi su questa faccenda.
Il cerimoniere se ne stava ritto di fronte al governatore con le mani giunte, le spalle impostate e il mento leggermente sollevato, evidenziando l'austerit dovuta al proprio ruolo. Anche il modo di presentarsi faceva parte di un protocollo ben preciso. Perfettissimo signore abbass leggermente lo sguardo, gesto di rispetto ma che, tuttavia, faceva parte della platealit come avrete letto nel messaggio di sua grazia, dal momento che re Radagaiso in punto di morte si trovava nella chiesa di Sant'Eusebio protetto da asilo, tutto ci che gli apparteneva ricade sotto la Santa Madre Chiesa, pertanto viene reclamato. Come ben sapete, all'interno di pareti consacrate nessuno pu venire arrestato n tantomeno ucciso, mentre i soldati del generale Saro hanno ingaggiato battaglia senza alcuno scrupolo contro i barbari, recando offesa alla statua dell'Altissimo.
Un consigliere, udendo la parola offesa, si fece il segno della croce. Lo sguardo di Attilio Fatico, se avesse potuto infilzarlo, non avrebbe indugiato.
Scoprendosi in difficolt, il governatore si alz dal seggio scolpito nel marmo. Lanci un'occhiataccia al generale Saro che sorseggiava una coppa di idromele senza nascondere il disagio. Riferite al vescovo che non muover un solido dalla mia dimora e che i carri partiranno alla volta di Ravenna per raggiungere il sacro palazzo. Il generale Saro  un ufficiale dell'Impero e la sua azione non conosce limiti. Cos  deciso sentenzi.
Ma il governatore Attilio Fatico, non contento di quanto appena affermato, volle consolidare la propria superiorit impartendo una nuova disposizione allo scrivano: Inoltre diffido il vescovo a intervenire in tal senso; pena l'allontanamento dalla cittadella. Lanci un'occhiata velenosa al cerimoniere. Esilio che comporterebbe l'esproprio di terre e di edifici.
L'interlocutore incredibilmente riusciva a non mostrare il risentimento per il trattamento ricevuto, ma si limit a dire: Riferir, mio signore.
Saro attese che sparisse dalla sua vista per intervenire: Governatore, suggerirei di partire questa notte stessa. Oltre ai miei soldati vi pregherei di fornirmi una scorta di Eruli.
Attilio Fatico port le mani al mento. E una buona idea. Far subito riunire una scorta di mercenari.
Mentre percorreva il colonnato lungo il perimetro del chiostro, il cerimoniere si rivolse in modo confidenziale al comandante della guardia di Attilio Fatico, un ufficiale alto e ricoperto di una corazza segmentata fatta sicuramente da un bravo armaiolo.
 incredibile... una fortuna giace nella tesoreria diretta nelle casse dell'Imperatore mentre la cittadella cade a pezzi.
L'ufficiale si limit a guardarlo di sbieco senza rallentare il passo. L'altro incalz: Ricchezze che l'Imperatore sperperer in eccentricit e stravaganze... sono noti a tutti i gusti del Sacro Augusto, che si circonda di eunuchi, spie e politicanti ambiziosi e corrotti.
L'ufficiale, di origine alamanna, scosse il capo emettendo un grugnito di disapprovazione. Voi romani siete diventati tutti delle femminucce lascive e viziate rispose.
Era l'occasione di cui approfittare, e il cerimoniere artigli quel risentimento: Ho il mandato di sua grazia per proporre un'impresa, a tutto vantaggio di chi la dovesse compiere sibil, guardando dritto davanti a s.
L'altro rallent il passo concedendosi il tempo di valutare la velata offerta. Questo posto pullula di spie rilev il barbaro. Seguitemi.
Svolt verso uno stretto corridoio. Gli intonaci erano scollati dall'umidit e l'odore della muffa invase le narici del cerimoniere che si port spontaneamente una mano alla bocca.
Dove stiamo andando? Di quei tempi era facile morire con la gola squarciata e quei mercenari non si distinguevano certo per il senso civico o di piet cristiana.
C' un torrione al termine di questo corridoio. E stato dato alle fiamme dai soldati di re Radagaiso durante il saccheggio. L saremo lontano da occhi indiscreti lo tranquillizz quello.
Solo due pareti erano rimaste intatte, il resto della struttura era franata, segno che neppure la dimora del governatore era stata risparmiata dalla violenza dei goti.
Adesso lo sguardo dell'ufficiale barbaro luccicava. Senza indugiare domand: Di cosa si tratterebbe?.
Casse colme di solidi e ogni genere di ricchezze.
Non mostr alcuna espressione nel lanciare la sua offerta: Voglio una cassa tutta per me e una per i miei uomini.
Una sola cassa basterebbe per farti costruire un regno! Non sono qui per ascoltare sciocchezze ma per condurre mediazioni e incombenze. Senza permettere all'altro di controbattere
aggiunse calcando il tono della voce: Si tratta di affari che vi renderebbero comunque ricco oltre ogni vostra aspettativa.
Cosa dovrei fare? Stavolta l'ufficiale lasciava percepire una certa inquietudine.
La morte di Saro e l'eliminazione dei suoi legionari indurrebbero il governatore a rivalutare l'offerta di sua grazia che, si intenda, parla per voce dell'Altissimo. Poi, come per infondere una sorta di giustificazione all'accordo, aggiunse: In fondo le ricchezze recuperate verrebbero stipate nelle tesorerie del vescovado ed elargite ai bisognosi. Inoltre re Radagaiso godeva dell'asilo nella chiesa di Sant'Eusebio e il generale Saro ha violato la sacra regola facendo irruzione concluse.
L'ufficiale annu dubbioso. Dopo essersi concesso qualche istante di riflessione annu, stavolta energicamente: Sta bene. Ma stabiliamo qui, adesso, un compenso adeguato.
Io proporrei met di una cassa, con cui potresti comprare un esercito se solo lo volessi.
E per i miei uomini? rilanci quello.
A te la scelta. Due monete d'oro ciascuno o il corrispettivo in argento.
L'ufficiale grugn una sorta di assenso: Riferite al vostro prete che se non dovesse mantenere la parola data le vostre teste verrebbero issate sulle aste della porta decumana come monito ai traditori e ai bari. Sono stato chiaro?.
Ma l'altro era troppo scaltro per lasciarsi intimidire e infil una mano nella sacca che teneva alla cintola estraendone una pietra rossa e splendente. Porgendola al congiurato sibil: In segno di buona fede.
L'ufficiale ghign. La vostra fede ha un peso consistente dileggi.

Palazzo vescovile. Crepuscolo.
Quello sconsiderato del governatore avrebbe quindi respinto la mia richiesta? Il vescovo era stizzito. Dunque perch avete quel ridacchio stampato in faccia?
Lo sguardo dell'altro rivel una risoluzione che rinfranc l'anziano prelato. Con l'animo risollevato lo scarno volto si distese, evidenziando denti ingialliti e ritorti. Spero abbiate contrattato un giusto compenso afferm.
Piissima grazia, dobbiamo ancora accordarci sul mio rimborso. .. Senza il mio intervento nessun accordo sarebbe stato preso: l'atteggiamento del governatore non  stato affatto collaborativo.
La poco velata derisione non sfugg all'anziano vescovo, che sobbalz mentre accarezzava i capelli della figliola inginocchiata ai piedi del seggio. Non oserei oltre... ringhi accigliando la fronte esangue ... o domani berr sidro gustandomi la vostra impiccagione concluse con voce senile.
L'altro chin il capo, mostrando l'asservimento che il vescovo intendeva ottenere. Si trattava di un rimprovero tuttavia illusorio poich era chiaro che i fili della macchinazione erano nelle mani del cerimoniere.
La considerevole somma di venti vespasiani d'oro potrebbe bastare? rimand il prelato.
Ci che voi desiderate donarmi per il mio umile lavoro andr bene, perfettissima grazia l'altro accolse mellifluo la proposta appena ricevuta.
Il saldo venne effettuato dinnanzi agli occhi attoniti di Teodato, che si trovava in compagnia del vescovo.
Ritirandosi, il sole creava una scacchiera ambrata sul pavimento, risaltando il pulviscolo sospeso in aria. Mentre il tesoriere richiudeva il piccolo forziere, il cerimoniere stringeva il laccio della sacca alla cintola con gli occhi scintillanti.
Bast poco affinch la sensazione di riluttanza del prete lasciasse il posto a un senso di gradevole irrequietezza. Intravide infatti la concubina del vescovo che lo fissava cupida dal fondo dell'ampia sala, per poi, tuttavia, sparire in fretta.
Abbandonate le soffici pantofole di velluto sul tappeto, il vescovo si distese nell'ampio letto al centro della stanza.
Fu semplice abbandonarsi al torpore delle coperte fino ad addormentarsi, mentre nella sala delle udienze segrete Teodato divorava le morbide labbra della sua concubina. Le sue mani si muovevano freneticamente, stringendosi infine sulle cosce e divaricandole con fermezza. Lo sguardo bruciante della donna accese il suo appetito che si appag solamente quando i due ventri si sciolsero uno nell'altro con frenesia sempre crescente. Gli ansimi di piacere di lei esaltarono la sua foga e aumentarono il vigore dei movimenti, fino a quando il vibrare del corpo della donna non anticip un forte gemito, dopo il quale le dolci mani gli carezzarono i capelli e il volto in un modo insperato e sconosciuto.
Vi ho desiderato dal primo momento che vi ho visto... gli sussurr la donna, facendo seguire alle parole un tenero bacio.
Credo... esit credo di averlo fatto anche io, mia signora rispose.

Palazzo Pretorio. Vespera fax.
Quando l'ufficiale barbaro comandante della guardia del governatore Attilio Fatico si present negli alloggi del generale Saro, lo trov con indosso la corazza squamata e tutto l'equipaggiamento da battaglia. Il focale era stretto alla gola e il corto mantello porpora avvolgeva le possenti spalle; l'elmo dal cimiero
lungo e nero era calcato in testa, il gladio ben assicurato alla vita, gli schinieri sbalzati a protezione delle gambe.
Generale, la mia guardia scelta  schierata e si aggiunger al vostro drappello di soldati per scortare i carri. Se volete seguirmi, partiremo prima dell'alba lo invit cedendogli il passo.
Saro avanz austero, pronto ad assumere il comando della missione. Superato l'ufficiale alamanno, percep il suono della lama che fuoriusciva dal fodero. Fece per voltarsi fulmineo. Sarebbe stato ormai impossibile impedire alla lama di trapassargli il ventre, pertanto dovette limitarsi a stringere le mani del suo carnefice strette saldamente sull'elsa. Spalanc la bocca cercando di dare l'allarme, ma il barbaro gliela tur con la destra, spingendo ancor pi all'ins la lama nelle sue carni, lacerandole. Ti incontrerai con i tuoi legionari nell'Ade sibil mentre gli occhi della vittima lo osservavano sbarrati e increduli.
Contemporaneamente i mercenari al soldo del governatore, ingenuamente convinti di aver ricevuto l'ordine da quello, piombarono addosso al drappello di legionari dell'esercito imperiale, massacrandoli.

Palazzo Pretorio. Pomeriggio inoltrato del giorno successivo.
Il cadavere del legionario venne gettato in cima al mucchio sul carro proprio nell'istante in cui il cerimoniere fece ingresso nel Palazzo Pretorio, accompagnato da un servo che reggeva una cesta.
Dopo aver chiesto udienza al governatore, si accomod pazientemente su una lunga panca ricavata nella pietra della parete. Con l'espressione rallegrata guardava gli uomini d'arme correre avanti e indietro, colti dalla frenesia degli ultimi accadimenti. La situazione era tesa e il nervosismo quasi tangibile. Non era ben chiaro chi stesse schierato con
chi. Tutti si guardavano sospettosi e non c'era soldato n mercenario barbaro che non tenesse pronta la mano sul pomo della propria spada. In quel frangente si rivelavano in modo abbastanza chiaro anche le spie di palazzo, funzionari e segretari, servi e maestri di cerimonia o anche guardie al soldo del governatore o dei suoi oppositori.
L'arrivo di Attilio Fatico fu anticipato dalle sue imprecazioni. L'incertezza si poteva leggere nei suoi occhi, che solamente il giorno prima palesavano una spietatezza sbalorditiva, ma la sparizione del suo comandante della guardia scelta e del generale Saro lo rendevano assai vulnerabile.
Alla vista del cerimoniere vescovile s'immobilizz come fosse diventato una statua di sale.
Cosa volete ancora? chiese ostentando una tranquillit che non aveva.
Il diplomatico si alz accennando un inchino fasullo e provocatorio. Vostra grazia, il vescovo vi manda un dono e un messaggio spieg, spingendo avanti il servo con il cesto tra le mani. Attilio Fatico fece un segno a una guardia, che rinfoder la spada e raccolse il cesto scoperchiandolo.
Ne estrasse la testa mozza del generale Saro, la bocca spalancata. Il governatore trasfigur. Era chiaramente con le spalle al muro. Poi, senza curarsi n del cerimoniere n della testa di Saro, riprese a camminare, puntando lo sguardo dritto di fronte a s.
Il consigliere tuttavia rimase in attesa che tutti avessero lasciato la stanza per avvicinarsi al cerimoniere. Fingendo un atteggiamento confidenziale, spieg: Il perfettissimo governatore chiede un incontro privato per... concordare il da farsi. Auspica inoltre un buon epilogo per questa incresciosa faccenda.
Molto bene. Davvero molto bene rispose l'altro, mostrando un gran sorriso.

Palazzo vescovile.
Vostra grazia, la trattativa ha avuto buon esito esord il maestro di cerimonie, facendo ingresso nella sala mentre il vescovo pranzava in compagnia della concubina e della bambina.
L'anziano prelato carezz la mano della donna sussurrandole qualcosa. A quanto sembra posso dare inizio alla costruzione del mio nuovo palazzo. Che si festeggi dunque! bast l'occhiata rivolta a un servo affinch questi sparisse a spillare il vino migliore. Mia signora, vi far dono dei gioielli pi belli appena avr visionato io stesso le casse. Voi, in cambio, mi donerete un figlio maschio. Le raccolse la mano baciandola.
L'altra ricambi baciandogli la sua e con uno sguardo cos accattivante che Teodato, seduto su uno scanno a consumare umilmente il proprio pasto, prov un senso di rabbia e gelosia.
Chiamatemi il medicus... chiese, apparentemente senza motivo, l'anziano.
Non vi sentite bene forse? domand lei, guardandolo come si fa con una fonte di ribrezzo.
Al contrario mia cara... al contrario.
Il cerimoniere si schiar la voce: Chiedo perdono se interrompo ma....
Se avesse potuto inchiodarlo con un'occhiata, il vescovo l'avrebbe certamente fatto.
Occorrerebbe fare un inventario, sapete che di questi tempi non bisogna fidarsi di nessuno. E... fece una pausa se i tesorieri non hanno ben chiaro l'ammontare delle ricchezze di re Radagaiso, come si potrebbe stabilire se vi saranno ammanchi in futuro? Il vescovo dovette ammettere che quel discorso si dimostrava molto concreto.
Come darvi torto rispose, manifestandosi affabile e fingendo riconoscenza per l'operato del maestro di cerimonie. Si alz
guardando le portate che sarebbero andate sprecate, prima di avviarsi verso le tesorerie del palazzo. Giunto alla porta si volt verso Teodato, inchiodandolo con un'occhiataccia. Quasi dimenticavo: appena la conta verr ultimata avrete la parte che vi spetta e potrete restaurare la vostra chiesa, a patto che disse cercando di studiare ogni minima reazione vi cuciate la bocca sull'intera faccenda.
Teodato chin il capo fingendo soggezione. Aveva sperato di poter continuare a servire la chiesa all'interno della cittadella e non pi a patire il freddo nella sua chiesa. Spinto da uno sgorgo di risentimento, azzard a modificare la proposta: Vostra grazia, pregherei la vostra attenzione per pochi istanti.
Gli occhi della concubina si sbarrarono apprensivi verso quel prete che rischiava il taglio della lingua. L'espressione del vescovo invece rivelava un'inattesa attenzione.
Sarei pronto a recapitarvi la reliquia di re Radagaiso, se solo valutasse la possibilit di affidarmi un incarico nella cittadella rilanci.
Prontamente, il maestro di cerimonie gli parl all'orecchio: Vostra grazia... sarebbe auspicabile che quel prete restasse nelle pertinenze della dimora, affinch si possa controllare.
Fu un sorriso sul volto incavato e pallido dell'anziano prelato ad anticipare l'accoglimento della sua proposta: Resterete qua e vi occuperete dell'amministrazione delle imposte. Spero gradiate il vostro nuovo incarico.
Teodato port entrambe le mani al volto: non avrebbe trascorso un solo inverno in pi in quel posto dimenticato da Dio. Sia lodato il Signore.
Sempre sia lodato replic l'anziano vescovo mentre gi scendeva le scale.
Teodato si volse leggermente, scorgendo la concubina che lo guardava incredula. Voi siete molto fortunato si limit a dirgli dopo aver incrociato il suo sguardo.
Credo... credo di esserlo. Ma non posso fare a meno di temere
che questo posto divenga la mia tomba disse, confessando una certa inquietudine.
Se cos fosse, a quest'ora i topi rosicchierebbero gi le vostre ossa, statene certo spieg lei. Quell'uomo non mostra piet verso i testimoni scomodi... temo che la vostra reliquia lo spaventi al punto che non se la sente di farvi assassinare concluse girandogli attorno e posandogli la mano sulle spalle.
Teodato avvert un'eccitazione impetuosa al solo profumo della sua pelle e le ferm la mano, neanche impugnasse un pugnale. Si avvicin al suo viso e pos le labbra su quelle di lei. La mano libera della donna pass tra i suoi capelli, soffermandosi dietro il collo come a sorreggerlo.
Perch? chiese il prete con voce mielata, mentre cercava ancora le sue labbra. Gli occhi cobalto di lei divennero due fessure severe.
Se dovessero sorprenderci esporrebbero le nostre teste alla prossima fiera degli animali spieg, lasciandogli un ultimo fugace bacio.
Il respiro di Teodato divenne corto e ansimante dal desiderio di poterla toccare e carezzare.
Domani partirete per rivedere per l'ultima volta la vostra chiesa e quando farete ritorno diverrete un funzionario e vivrete in questa dimora, a pochi passi da me... gli lanci un'occhiata seducente prima di voltargli le spalle. Vi attender con ansia disse, sparendo dietro la porta.
L'animo di lui fu cos piacevolmente turbato da quelle parole che non vedeva l'ora che fosse l'indomani per partire.

Palazzo vescovile. Il mattino seguente.
Di buon'ora, in sella al suo mulo, Teodato si mise in viaggio.
Uscendo dalla porta carraia not le guardie che, invece di
vigilare, sonnecchiavano avvolte nei loro mantelli. Quella appena trascorsa doveva essere stata una notte davvero gelida: gli zoccoli del mulo frantumavano lo strato di ghiaccio sul terreno che aveva reso la fanghiglia un vero lastricato. Prese il sentiero venendo avvolto dalla fitta caligine.
Stanco e inquieto, giunse al cospetto della sua vecchia chiesa. La porta era sigillata, segno che durante la sua assenza nessuno si era introdotto nell'edificio. Che re Radagaiso proteggesse la struttura divenuta il suo mausoleo?, pens Teodato, mentre assicurava il mulo a una piccola quercia.
I cardini della porta stridettero, la luce cenerina filtrata dalla coltre di nubi si espanse lungo la navata fino a rischiarare l'altare in pietra serena.
Teodato raggiunse subito la teca dove aveva riposto le ossa. Le avvolse in stretti bendaggi e le ripose in un cesto. Fece per uscire quando il crocifisso ligneo emise uno scricchiolio sinistro e l'asse lungo della croce si pieg in avanti, costringendo Teodato a scattare per sorreggerlo. Mentre reggeva tra le braccia la statua del Cristo, si accorse che il suo sguardo puntava proprio verso la pietra sul pavimento sotto cui aveva nascosto la corona.
E se il Signore avesse visto di cattivo occhio la sua avidit nel tenerla per s? Mostrando la massima delicatezza poggi il simulacro alla parete riflettendo sul messaggio ricevuto, e si convinse a togliere la pietra e a tirar su la magnifica corona. Tenendola stretta si accorse che il cuore gli batteva forte e che un'inconsueta percezione di preminenza aveva attraversato il suo corpo. Per la prima volta nella sua misera esistenza si era sentito pi vicino a Dio che agli uomini.
Se aveva ben compreso, doveva consegnarla al vescovo. Sembrava abbastanza chiaro che il disegno dell'Altissimo fosse quello. Non gli rimaneva altro da fare, quindi, che ficcare nel sacco anche la corona e intraprendere il viaggio di ritorno.
Ci volle un po' prima di convincere il mulo a incamminarsi ma, nonostante questo, Teodato era fiducioso di giungere a destinazione prima del buio.

Cittadella fortificata, palazzo vescovile.
Due ore dopo i vespri.
Gli occhi del vescovo seguirono il lento avanzare di Teodato, che reggeva un cuscino con sopra la scintillante corona, mentre con l'altra mano teneva il sacco con le ossa. L'attenzione dei presenti era rivolta unicamente alla corona.
Di cosa si tratta? esord il vescovo, preferendo nascondere lo stupore che ogni azione di Teodato pareva suscitare a palazzo. E mentre le mani del prete gliela porgevano, i suoi occhi si riempivano di meraviglia.
Vi faccio dono della corona di re Radagaiso disse meramente Teodato, rammaricandosi profondamente di aver ceduto il suo tesoro. Non gli sfugg una rapida occhiata d'intesa tra vescovo e maestro di cerimonie. Ho con me anche le sacre ossa del braccio del re, perfettissima grazia.
La venerazione che l'anziano prelato dimostrava verso la corona era tale che non smetteva mai di guardarla. Avverto una strana sensazione tenendola tra le mani... una sorta di malessere ma anche di piacere, che infonde vigore e forza... Credo proprio che il nostro caro fratello Teodato abbia portato un dono assai prezioso. Non  cos?
Teodato si limit a un inchino di malcelata soggezione. Adesso anche gli occhi del maestro di cerimonie erano sbarrati, avidi della visione del manufatto aureo. Solamente quando le mani guantate di bianco del vescovo batterono per due volte ad attirare la sua attenzione, l'uomo, che fino ad allora si era dimostrato un abile diplomatico e congiurante, si scosse come recuperato da un sortilegio.
Il gesto richiam anche il tesoriere e l'ufficiale della milizia scelta.
Voglio una scorta di guardie fidate. Pagatele come possiamo: terreni, solidi, coppe d'argento o piccole fattorie se necessario, ma assicuratevi che si rendano disposti finanche al sacrificio pur di proteggere la corona... Abbass lo sguardo sul manufatto per un istante prima di proseguire. Verr custodita nella stanza dei forzieri concluse, lanciando occhiate sospettose su chiunque nella sala.
Non trascorse neppure un'ora che un drappello di guardie fu disposto dinnanzi alla stanza. Il vescovo a quel punto salut la concubina con un bacio sulla fronte e si accomiat per dormire. Lentamente si tolse gli abiti, esponendo il corpo esile e pallido giusto il tempo di infilare la camicia da notte. Trov infine sollievo nello sdraiarsi nel letto soffice e caldo.
Dalla bifora filtrava la luce argentea di una luna enorme, sovrastante la boscaglia che si stagliava fino all'orizzonte. Una folata di vento gelido agit le tende di porpora vorticando nella stanza per poi uscire come se avesse risucchiato l'anima dell'anziano.
Fu il maestro di cerimonie ad accorgersene.
Lo sguardo del vescovo era vitreo, il volto scarno cinereo e tirato, come se avesse sofferto prima di lasciare la vita. La bocca leggermente aperta indicava forse un tentativo di chiedere soccorso che nessuno per aveva ascoltato. La mano ossuta penzolava dal giaciglio col grosso anello vescovile.
Le campane presero a rintoccare incessantemente e l'infausta notizia venne diffusa rapidamente. Nel giro di poco tempo accorsero cos tutte le rappresentanze delle famiglie pi nobili della cittadella e della diocesi. L'assenza del governatore Attilio fatico fu oggetto di disappunto.
La salma del vescovo venne esposta nella lunga navata della
chiesa di San Giacomo, permettendo a molti fedeli accorsi di rendervi omaggio. Al suo cospetto si notavano, composte, la concubina e la figlia e gi in molti malignavano sulla loro sorte.
Mentre tutto ci accadeva, all'interno del chiostro della dimora si andavano radunando i frati richiamati da tutti i monasteri e le chiese del vescovado per la nomina del successore. La notizia del ritrovamento della corona, che si diceva avesse poteri sensazionali, si era sparsa anche tra loro e fu motivo di argomento molto approfondito. Iniziava a circolare la diceria che sarebbe stato giusto nominare Teodato, poich il Signore aveva designato lui per il rinvenimento e di conseguenza per la successione del vescovato. Fu cos precettato di presentarsi alle prime ore del pomeriggio.
Quando Teodato arriv, trov i monaci anziani ad attenderlo, curiosi di sentire il racconto sul ritrovamento della corona. Tutti notarono il sacco nella sua mano, e su di lui aleggiava fastidiosa la loro curiosit.
Fu il frate pi anziano a parlare: Sono il priore Adelmo, fratello Teodato. Ti starai chiedendo il motivo di questo appello.
Un brusio si lev all'interno del chiostro, interrotto solamente quando l'anziano monaco fece segno di stare zitti per proseguire: Sappiamo che hai trovato la corona di Radagaiso, trucidato nella chiesetta di Serravalle. Il tono della voce divenne inquisitorio. Vuoi riferire sulla cosa a me e agli altri fratelli? domand allargando le braccia a indicare tutti i monaci disposti lungo il perimetro del colonnato.
Abbassando leggermente lo sguardo come se fosse immerso nelle riflessioni, Teodato, anzich mostrarsi intimorito, sorrise. Il vescovo era morto durante la notte, la corona era al sicuro e adesso i monaci lo avevano convocato per ascoltarlo. Sapeva bene per quale motivo si trovassero l, ossia per nominare un nuovo vescovo.
Quando inizi a parlare, cal il silenzio pi assoluto. Fratelli miei mostr il sacco catturando l'attenzione di tutti ho con me una reliquia che avviciner tutti noi al Regno dei Cieli. Ho provveduto io stesso a recuperarla dal corpo del re Radagaiso, assassinato nella mia umile chiesa. Sappiate che ho approntato io stesso il suo sepolcro, utilizzando del materiale recuperato da una parete franata e durante i lavori, durati diversi giorni, il corpo non si  consumato, e nonostante fosse rimasto all'aperto, nessun
animale ha osato nemmeno avvicinarglisi. Perfino le bestie temono il Creatore. La corona del sovrano  rimasta a me e vi assicuro che basta vederla per capire quale potere possegga. Interpretando i messaggi divini, l'ho consegnata la sera scorsa nelle mani del vescovo. L'epilogo di questa mattina lo conoscete... non c' altro che io possa dire in merito. Laudetur Deus.
Laudetur semper gli fecero eco tutti.
Una voce interruppe quel momento di apprensione: Chi pu assicurarci che non si tratti di un racconto di fantasia? Quest'uomo potrebbe volerci ingannare tutti. Dall'ombra del loggiato apparve il maestro di cerimonie. Si strofinava le mani mentre avanzava al centro del chiostro. Alzando ancor di pi il tono della voce, continu la sua arringa: Invito tutti voi fratelli a riflettere, abbiamo forse assistito a un miracolo? domand, insinuando il sospetto nell'animo dei monaci. Il Signore si manifesta a noi con opere di misericordia, non certo consegnando corone d'oro!
Ben detto! si ud.
Sta ingannando tutti noi.
Costui  un blasfemo.
Blasfemia!
Il cerimoniere avanz ancora. La sua veste impreziosita da filamenti aurei e pregiati ricami spazzava il suolo. Strapp le ossa del braccio di re Radagaiso dalle mani di un angustiato Teodato, che non si aspettava certo l'irruzione di quel sinistro personaggio. Le alz al cielo urlando: Se queste ossa sono consacrate, allora il Signore ci dia un segno! url, con la consapevolezza che non sarebbe accaduto alcunch.
Gli sguardi dei monaci erano inchiodati sulle ossa. Invece, del tutto incredibilmente, una coccinella si pos sulla punta dell'indice scheletrico e un istante dopo le altre dita si richiusero facendo s che quello su cui si era posata indicasse il cielo.
Un mormorio di timoroso stupore riecheggi nel loggiato.
Frate Adelmo fece il segno della croce seguito da tutti gli altri.
Era quella l'occasione da afferrare al volo, constat Teodato, e recuper l'avambraccio dalle mani del maestro di cerimonie, che adesso non riusciva a trattenere un tremito alle gambe e alle labbra.
Adelmo apparve compiaciuto. Mostr un sorriso sgraziato senza qualche dente. Fratello Teodato, il Signore ti ha scelto come vettore della Sua potenza e misericordia. Al tuo coraggio ha affidato sia il corpo di un martire sia la sua corona. Appare probabile che Egli abbia un progetto che ti vede protagonista... A quelle parole si lev un brusio di riprovazione.
Blasfemia! ripet un monaco agitando un pugno.
Questa  blasfemia! gli fece eco un altro che si fece avanti.
Calmatevi, fratelli. Fate silenzio! url con quanta voce poteva Adelmo. Comprendo la volont di tutti voi affinch sia fatta luce sull'intera vicenda, ma non credo sia opportuno chiedere all'Altissimo un ulteriore segnale. Non  forse abbastanza evidente l'indicazione che ci ha mandato? Chi siamo noi per dubitare della sua parola? E vostra intenzione suscitare il suo sdegno dunque?
Adesso nel chiostro era calato un silenzio irresoluto.
L'anziano monaco prosegu: No fratelli, la vera blasfemia starebbe nel non saper interpretare la Parola di Dio e noi... gli vibr la voce a causa del vigore con cui pronunciava quelle
parole ... noi non lo faremo si interruppe. Terremo la reliquia con noi e veglieremo su essa. Se  davvero ci che crediamo sia, allora ognuno di noi trover la risposta ai propri dubbi nel suo cuore.
Stavolta il mormorio paventava approvazione e assenso.
Gli sguardi di Adelmo e di Teodato si fissarono per un lungo tempo, un po' per sfida e un po' per curiosit reciproca.
Bene... si limit a dire il monaco anziano, che si fece avanti fino a baciare le ossa del braccio sorrette da Teodato. Seguendo l'esempio appena ricevuto, uno a uno gli altri monaci si accodarono. Tutti si chinarono a baciare la reliquia, mostrando in contemporanea rispetto a chi la sorreggeva.
Quando le mani di Teodato la consegnarono ad Adelmo, tutti ripeterono il segno della croce.
Il tramonto rischiar le fortificazioni della cittadella, in parte formate da palizzate, in parte composte da muraglie in pietra. La luce ambrata si ritir lentamente, lasciando spazio al grigiore delle ombre e sfumando lentamente verso il calar della sera. Ventate gelide preannunciarono la notte e gi i rossastri bagliori dei fuochi costellarono le strette vie, creando impressioni tremolanti.
All'interno della dimora vescovile si susseguirono adunanze segrete alternate a incontri ufficiali. Aspre discussioni tracciarono gli eventi susseguenti la morte dell'anziano vescovo e momento dopo momento andavano modificandosi alleanze, acredini e concordati. Le trattative in merito la successione del vescovato proseguirono per l'intera nottata che segu.
Mentre il maestro di cerimonie, i consiglieri, i tesorieri, le ambascerie delle casate nobili, ufficiali e monaci dibattevano in modo acceso sugli affari di palazzo e dell'intera diocesi, Teodato e la concubina si appartarono, incontrandosi nelle cantine oscure, lontano dagli occhi delle spie del maestro di cerimonie.
Lei lo guard con occhi nati per rispecchiare l'astuzia e Teodato pens che fosse un vero peccato non osservarli durante un'allegra danza anzich in un contesto di intrecci diplomatici come quello.
Cosa guardi? Gli occhi adesso erano pi vicini, il suo respiro caldo.
E le labbra parevano muoversi lente. Anche il suo profumo ingannava i sensi e confondeva le cose, rendendo inefficaci le difese del prete.
Si era aperto un varco che rallentava lo scorrere del tempo, una cavit in cui tutto era statico, concentrato nei loro occhi e nei loro respiri.
Lei rimaneva li, fissa; non era tipo che indietreggiava di un passo e questo Teodato lo aveva capito bene. Inoltre la sua espressione la diceva lunga, abituata com'era alle trame di palazzo e alle scaltre mosse politiche del vescovo.
Per un secondo a Teodato parve di avere di fronte il peccato incarnato e si disprezz per questo, ma quell'istante di felicit cos intensa e mai provata fino ad allora lo convinse a lasciarsi trascinare via, ovunque quelle mani lo stessero conducendo. Era velluto. Fragola. Miele e sapore di irriflessione. Forse anche di sangue, quello buono per, quello che d la passione. Adesso i suoi occhi erano chiusi e l'espressione appagata. Ancora sensazioni, crescenti, che facevano pensare alla dolcezza e, di contro, all'asprezza di un agrume. Le labbra di lei erano della sofficit di cui sono fatte le nuvole.
Per un attimo le labbra si separarono. Come se stessero riprendendo aria per recuperare contezza delle proprie azioni seduttive, disoneste, micidiali; gli occhi invece ricambiarono l'azzardo di quel bacio con un'occhiata di gratitudine, degni ambasciatori dei suoi desideri.
Non poteva fare altro che accarezzarle i lunghi capelli liberi dalle molle e dai nastri che li nascondevano sotto la cuffia.
Di nuovo quelle dannate labbra che si scioglievano nelle sue. Stavolta mostravano arroganza, cercavano una vittima di cui nutrirsi. Fu in quel momento che Teodato comprese quanto la vita continuasse a sorprenderlo, con eventi sempre diversi, e si chiese se in quello stesso istante stesse assaggiando l'essenza della felicit.
Il seno era la concezione di un artista, che non avrebbe chiesto altro dalla sua tecnica. La consistenza di un intero lago di eccitazione tangibile, fluida. Ancora le labbra e fremiti, sempre di pi. Ancora il suo seno tra le mani. E ancora le sue mani, tra le dita, tra i capelli. Sospiri.
Erano i sensi adesso a divorarlo e gli infondevano un'energia che neppure sapeva di avere. Sussurrava frasi da dover dimenticare subito dopo. La tentazione di credere che non esistesse nessun'altra donna al mondo splendida come lei e che mai avrebbe potuto abbandonarla. Una speranza tramutata subito in certezza quando la donna si aggrapp con la mano dietro il suo collo e tir su il viso fino a raggiungere le sue labbra ancora da baciare. Teodato si perse nel desiderio incontenibile di averla ancora.
La concubina inarc la schiena, socchiuse la bocca, emise un breve gemito e il seno divenne turgido. Ancora un gemito, le labbra che sussurravano a un centimetro dal suo orecchio. Desiderio, fuoco, ferro incandescente. Adesso erano un corpo solo, che si fletteva fino al punto di massima curvatura. Era il limite del desiderio, quello che, se superato, rende impossibile la via del ritorno.
Teodato si trovava proprio in quel punto, oltre il quale voltarsi indietro sarebbe stato impossibile, oltre che sconsiderato.
Fu il mattino seguente che Teodato ricevette la notizia. Il concistoro dei monaci lo preferiva, nonostante le invidie di chi aspirasse alla carica di vescovo.
Rimaneva da mettere in atto la votazione finale per ufficializzare la nomina. Era compito del nuovo vescovo celebrare la messa funebre del predecessore, e proprio per questo un giovane novizio lo aveva rintracciato per riferirgli di presentarsi all'assemblea di mezzod.
All'arrivo gli bast poco per intuire che la tensione era tangibile: nel chiostro volavano parole offensive, si levavano brusii di disapprovazione e, di contro, applausi e derisioni della fazione opposta.
Con dei poderosi colpi di mazza sul pavimento, frate Adelmo zitt tutti. Visto Teodato, gli si era fatto incontro.
Finalmente siete arrivato. Lo accolse aprendo le braccia, simulando un caloroso abbraccio. Nei suoi occhi fiaccati dalla senilit Teodato lesse chiaramente ci che sarebbe accaduto da l a poco.
La mano ossuta dell'anziano raccolse la sua e la sollev. Facendo scorrere lo sguardo sopra a ognuno dei presenti, con chiaro intento intimidatorio parl a gran voce: So bene che i vostri sentimenti sono discordanti, ma so anche che  venuto il momento di prendere la decisione che solo a noi spetta. Intendo... pos lo sguardo sul maestro di cerimonie che se ne stava nella penombra del colonnato come ad ammonirlo di non interferire in scelte che non lo riguardavano intendo chiarire a tutti coloro che avessero ricevuto dei... consigli, di ascoltare unicamente la propria coscienza e di rammentare che si  al solo servizio dell'Altissimo, non di facoltosi uomini o di abili politicanti. Pertanto, si dia inizio alla votazione. E con un gesto della mano invit il maestro di cerimonie a raggiungere il centro del chiostro.
Con evidente imbarazzo camuffato sotto finti sorrisi, l'uomo si port al fianco di Adelmo, che non smise mai di guardarlo, come se godesse nel vederlo cos a disagio.
Dunque si dia inizio al suffragio per l'elezione del nuovo vescovo pistoiese. Strofin le mani come a concludere un affare.
Fratello Remigio ha espresso l'umile richiesta di venire eletto. Ricordo a tutti voi il suo impegno nella costruzione della chiesa della martire Tecla, in cui ne sono ancora conservate le spoglie, richiamo di devoti. Mettiamo quindi ai voti la sua nomina.
Con enorme sconcerto e delusione del cerimoniere, solamente tre mani si alzarono. Eppure, durante la notte, aveva contattato molti monaci, pagandone taluni e convincendone altri con promesse e patti. Evidentemente il discorso di Adelmo aveva toccato i loro animi. Quel maledetto vecchio... mastic amaramente.
Adelmo sollecit poi il voto del suo favorito e in pochi istanti tutte le mani si alzarono, stabilendo senza alcun dubbio la nomina di Teodato a vescovo dei territori pistoiesi.
Con le gambe divenute come di giunco, il neovescovo avanz di qualche passo verso i monaci che lo acclamavano.
Laudatus summum!
Optimi auctores. Eccelso vescovo, diffondi tra noi la parola di Dio!
Benedictus Deus. Sia lodato il Signore gridarono in molti.
Teodato si mischi a quelli, abbracciandoli e ringraziandoli. L'emozione lo coinvolse a tal punto che a stento si trattenne da alzare le braccia al cielo in segno di esultanza; eppure era nulla a confronto di ci che prov quando l'anziano monaco Adelmo gli raccolse le mani e gli si inginocchi al cospetto.
Anche gli altri fecero lo stesso gesto di ossequio e riguardo. I loro sguardi si rivolsero tutti alla mano di Teodato, che segnava la croce in segno di benedizione.

Pistoia, chiesa di San Giacomo. Pomeriggio.
Con la mitria sul capo e i paramenti liturgici indossati con austerit, Teodato attravers la navata centrale della chiesa, poggiando il pastorale a ogni passo, come per sostenere la propria andatura, fino a raggiungere l'altare. Si volt verso i fedeli notando, proprio davanti a tutti e circondato dai suoi mercenari, il governatore Attilio Fatico che non smetteva di fissarlo.
Le candele allineate sui cornicioni e sui capitelli delle colonne colavano fino al suolo formando stalattiti di sego. Tutti i candelabri erano stati trafugati proprio dall'orda barbarica del re Radagaiso.
Dietro una colonna della navata centrale, osservava l'evento il rancoroso maestro di cerimonie. Teodato, alzando la mano al cielo, bened tutti con un gesto plateale, obbligandoli a chinare il capo.
Uno solo si rifiut ed era proprio il governatore romano, che invece ostentava indifferenza. Deciso a piegare anche quella volont, forte del fatto che nessuno avrebbe potuto fare sfoggio del proprio potere durante la cerimonia funebre che avrebbe accompagnato l'anima del vecchio vescovo nell'aldil, il neovescovo si avvicin ad Attilio Fatico, e quando i due sguardi si incrociarono osteggiandosi colmi di alterigia, unse il pollice in una ciotolina contenente olio e gli port la mano alla fronte per segnarla. Col pollice a far perno e le altre dita della mano sulla nuca, premette con forza piegando la superbia del rivale, che emise un lieve ringhio di rancore.
Magna Deus. Deus est summum. Dei verbum... ego Verbum Dei. Gli alz il mento portandogli gli occhi all'altezza dei propri. Io sono la parola di Dio sulla terra. Io... io, sono la parola di Dio sulla terra sibil a pochi centimetri dal volto dell'altro.

Palazzo vescovile. Trentadue anni dopo, vespri.
Uscendo sull'ampia terrazza che dava sulla piana antistante, il vescovo Teodato si strinse nel mantello, proteggendosi da
una folata gelida che preannunciava un inverno rigido. Con lo sguardo sulle montagne che si stagliavano non molto lontano, scivol nelle riflessioni e nei ricordi. Erano trascorsi ben trentadue anni dal giorno della sua elezione e da quindici era morto frate Adelmo.
Durante tutti quegli anni era riuscito a iniziare diverse opere importanti: la ristrutturazione della chiesa di San Giacomo, che egli stesso aveva consacrato adesso a santo Jacopo e nella cui cripta aveva collocato il tesoro saccheggiato dalle armate di Radagaiso. Ivi protesse la prodigiosa corona del re martire con un drappello di guardie scelte, considerandola di principale valore; corona dai poteri straordinari, di cui si era servito dal primo giorno in cui ne era venuto a contatto. Ricord che, non di rado, dopo le preghiere della sera, ci si faceva accompagnare dal vecchio Adelmo, che, dal giorno della sua elezione, non lo aveva pi lasciato, seguendo i suoi affari e contribuendo ai mantenimenti delle fattorie e delle propriet del vescovado. In quelle occasioni la prendeva tra le mani e rimaneva a osservarla anche per ore, beneficiando di ci che i suoi poteri erano capaci di diffondere. L'abitudine di recarsi in raccoglimento nella cripta l'aveva conservata anche se, dal giorno della scomparsa di Adelmo, non era pi la stessa cosa.
Un altro sbuffo di vento gli sferz il viso, costringendo gli occhi segnati da qualche ruga a socchiudersi per non lacrimare; la stessa aria pungente dissolse anche i pensieri in cui era assorto. Abbass lo sguardo, accorgendosi di un giovane che lo osservava e gli faceva un gesto di saluto. Riconobbe il figlio, l'ultimo dei tre avuti dalla concubina che mor proprio dandolo alla luce. L'animo gli si incup al ricordo del suo volto, delle mani che lei gli passava tra i capelli. Provava profondo dolore solamente al ricordo della sua voce e, ne era consapevole, sarebbe stato un tormento che lo avrebbe accompagnato fino all'ultimo dei suoi giorni.
Alz il mento come a gustarsi l'aria frizzante che continuava a soffiare, mentre le fronde degli alberi proiettavano nell'ocra del suolo ombre nere e tetre. Port la mano alla bocca avvertendo l'impulso di tossire. Quella dannata tosse che da mesi ormai lo stava spossando. Chiuse gli occhi voltandosi, sentiva freddo.
Rientr nel palazzo ignorando una guardia che vigilava sulla terrazza, prendendo per uno stretto corridoio fiancheggiato da bifore fino a raggiungere una scala che consentiva solamente di scendere.
L'odore di umidit e di muffa gli invase le narici a mano a mano che scendeva in basso nei cunicoli sotterranei che univano la sua dimora all'adiacente chiesa di San Jacopo. La luce fioca delle lanterne rendeva la sua ombra tremolante e sinistra sullo sfondo rossastro. Al cospetto di una porticina ogivale estrasse una grossa chiave che custodiva appesa al collo e l'introdusse nella serratura. Il congegno si azion e una ruota dentata inizi a girare cigolando un p. Fatto un quarto di giro, una staffa orizzontale scatt all'indietro innestando un'altra ruota che ruot in senso contrario, incastrandosi trasversalmente con un'altra di pari misura. Attivato il meccanismo, un pistoncino saltell a ogni dente finch non trov uno spazio mancante che gli permise di affondare tra gli ingranaggi e premere su un rocchetto, che scatt di qualche pollice. Uno stantuffo scese fino al momento in cui un grande scatto metallico fece capire al vescovo che il chiavistello era finalmente aperto.
L'odore acre di stantio adesso era persistente e Teodato port la mano alla bocca per proteggerla. Dall'asta fissata alla parete afferr una torcia e la accese usando la fiamma di quella nell'ingresso. La piccola stanza dal soffitto a volta archiacuta si rischiar, svelando il soffice cuscino di velluto rosso bordato da cordino dorato su cui era poggiata la corona di re Radagaiso.
Altissimo... rivolse lo sguardo al cielo sono al termine del
mio percorso terreno, ormai, e mi preoccupo delle sorti della corona che tu, nella tua infinita lungimiranza, avesti consegnato alla mia custodia. Prego dunque affinch non cada mai nelle mani sbagliate e che conceda forza e potere alle persone buone d'animo e di moralit forte. Questo io prego... Un altro colpo di tosse scosse l'anziano uomo di chiesa, che rabbrivid sopraffatto dall'umidit e dal freddo.
La tosse lo costrinse a sedere su uno scranno. Aveva schizzi di sangue sulla veste. Non gli rimaneva ancora molto da vivere.
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CAPITOLO 1.
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Pistoia, Palazzo del Comune.
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Anno del Signore 1323.
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La Sala Maggiore era affollata: i rappresentanti delle casate pi importanti, dell'esercito e della Chiesa erano accomodati sui seggi decorati con scene del Nuovo Testamento. Gli araldi erano in vista sulla parete opposta.
Uno scrivano aveva preso posto su uno scanno e trascriveva gli eventi cui stava assistendo e il rumore del suo pennino ricordava l'intarsiare del legno. I bracieri e le lampade irradiavano luce nella sala, concedendo una tetra mobilit alle ombre. A ogni angolo stavano guardie con l'alabarda in bella mostra.
Il capitano della milizia di palazzo lanci un'occhiata d'intesa al maestro di cerimonie, che subito sbatt le mani per invitare al silenzio.
Entri il nuovo Capitano dello Popolo, messere Ormanno de' Tedici e con un plateale gesto della mano lo invit ad avanzare.
Questi fece il suo ingresso camminando volutamente a rilento. Vestiva abiti talari finemente confezionati, che mettevano ben in evidenza il suo rango elevato sia come ecclesiastico che come rappresentante massimo del popolo pistoiese. Una cuffia bianca legata alla gola celava capelli ormai argentei.
Guardava davanti a s verso un punto fisso, come a ignorare tutti gli sguardi puntati su di lui. La sua lentezza lungo il tappeto purpureo era snervante, ma in realt era una condotta plateale volta alla sottomissione dei presenti: tutti furono costretti a seguirlo senza poter battere ciglia.
Ormanno de' Tedici era ben consapevole che non era certo per merito loro che aveva ottenuto quella carica in sede alla signoria di Pistoia, bens grazie alla propria abilit politica e diplomatica.
Raggiunto il seggio centrale, vi si sedette aiutato dai servi. Per qualche istante pervase un silenzio carico di tensione, rotto solamente nel momento in cui il nuovo Capitano del Popolo inizi a parlare.
Con il favore dell'Altissimo, io, con la mia investitura, intendo concedere ai possedimenti di questo Comune un periodo di pace e prosperit. Le barbarie compiute dal Castracani, uomo d'arme lucchese temuto dalla cristianit tutta, stanno mettendo in ginocchio contadini e mezzadri, oltre a impedire alla citt di ricevere le carovane di mercanti, i quali preferiscono deviarsi verso Vlorentia e Pisa. La gente dei villaggi fuori le mura viene tormentata dalle razzie e dagli assalti dei suoi uomini, che tengono tutti noi sotto un tenace accerchiamento.
Fece una pausa per far comprendere la gravit delle sue parole.
Un giovane, Tebaldo Pucci, rampollo di una famiglia di parte guelfa, scatt in piedi. Affrontiamolo questo figlio di una cagna. Concedetemi e si volt a destra e sinistra per ottenere consensi concedetemi il comando dell'esercito e nel giro di due mesi lo ricaccio sui torrioni lucchesi concluse, sguainando e issando la spada. Neppure i rappresentanti delle famiglie favorevoli alla guerra fecero commenti accondiscendenti; qualcuno gli url addirittura buffone. Nacque una scaramuccia, ma venne subito sedata dagli amici di Tebaldo, che lo costrinsero a tornare seduto.
Un altro personaggio si fece poi notare approfittando della circostanza: Lapo Cancellieri, il capitano della milizia di palazzo. Tuttavia, chiunque era a conoscenza del fatto che fosse lui a detenere il potere anche sull'esercito a causa del suo forte ascendente sul comandante Balduccio de' Salani, non proprio un cuor di leone. Lapo si alz e richiese attenzione. In sala cal nuovamente il silenzio: egli era temuto e obbedito perch era risaputo di quale nefandezze fossero capaci i suoi sgherri.
L'esercito ha gi un buon comandante lanci un'occhiata fulminante al giovane Tebaldo Pucci non c' quindi necessit di gracchianti giovincelli dal sangue caldo che inneggino alla battaglia. Tuttavia, se il Signore ha permesso che venisse nominato un nuovo Capitano del Popolo, bisogna adeguarsi al suo volere. Dio provveder alla salvezza di noi tutti e io stesso mi recher presso lo domo per pregare dinnanzi alla santa reliquia di san Jacopo. Se il Cielo  dalla nostra parte, le scorribande del Castracani naufragheranno in una palude di letame termin cos in breve, tornando a sedere.
Ormanno de' Tedici annu. Era chiaro il messaggio che gli era stato lanciato. Lapo e il suo seguito non avrebbero creato intralcio al nuovo Capitano del Popolo, che quindi avrebbe avuto la decisione ultima su ogni cosa.
Le voci di assenso diedero un indirizzo ben preciso alla piega delle cose. Con l'appoggio di Lapo Cancellieri e delle famiglie pi potenti, sia di parte ghibellina sia guelfa della fazione dei Bianchi, tutto sarebbe stato pi facile, anche tentare di tenere a bada Castruccio Castracani, che, accampato nei pressi della citt con il suo potente esercito, minacciava il popolo.
Ormanno de' Tedici concluse la cerimonia leggendo un documento da cui pendevano i sigilli papali.
Il pontefice era gi a conoscenza della sua nuova carica, ma in realt anche tale lettura altro non era che una chiara espressione degli appoggi su cui poteva contare.
Con un gesto della mano anellata conged i nobili e i prelati, tuttavia solo qualcuno lasci la Sala Maggiore. Si formarono gruppi sparsi, il cui oggetto di conversazione erano gli equilibri politici postumi alla elezione del Capitano del Popolo. Con l'appoggio del pontefice, ostentato in modo cos plateale dall'abate, la supremazia del potere guelfo di parte bianca avrebbe avuto sempre pi peso negli affari del Comune e in molti erano preoccupati di tale eventualit, in particolare ghibellini e guelfi di parte nera. Le discussioni si accesero e si doveva alzare il tono della voce per comprendersi.
Di colpo per cal nuovamente il silenzio: Ormanno de' Tedici stava lasciando la sala fendendo la calca di persone.
La guardia scelta di palazzo scansava forzatamente chiunque intralciasse il cammino, spingendo e allontanando con le alabarde. Lapo Cancellieri teneva la mano sull'elsa della spada. Il mento alto rispecchiava il fare austero e un ghigno di soddisfazione gli tagliava il viso.
Passando avanti a Tebaldo Pucci, che poco prima aveva azzardato aspirare al comando dell'esercito, sibil sottovoce: Non vivrai tanto a lungo da vedere le tue aspirazioni avverarsi poi prosegu sulla scia di Ormanno.
Il giovane Tebaldo avvert la sensazione spiacevole che d il terrore quando si impossessa del proprio animo e si rammaric di non essere stato abbastanza coraggioso da replicare a tono alla minaccia.
Le discussioni ripresero nel momento in cui l'abate spar oltre la porta e si protrassero a lungo, tant' che solamente a notte fonda le milizie di palazzo riuscirono a richiudere l'enorme portone che serrava il Palazzo del Comune.
Le torce e i bracieri costellavano le mura della citt illuminandole in una notte priva di luna, coperta com'era dalle basse nubi plumbee. Gli ordini degli ufficiali gridati alle sentinelle erano gli
unici rumori che si udivano. Altre due sentinelle se ne stavano appostate nella torre del duomo, sperando di non dover suonare mai la campana di avvertimento. Erano rinchiuse l dentro da ben dodici giorni e la chiave era stata consegnata al comandante in persona, per assicurarsi che nessuno allettasse loro col denaro per tradire e non avvertire di attacchi nemici.
Poco prima dell'alba, una nebbia lattiginosa aleggiava lungo tutta la piana. Erano ancora visibili i bivacchi delle carovane e dei mercanti che attendevano il mattino per accedere alle mura.
La temperatura cal bruscamente e le sentinelle sui bastioni si avvicinarono assonnate ai bracieri. A ogni respiro emettevano delle nuvole di condensa.
Bastiano Bartolino, che stava per terminare il suo turno di guardia sulla fortificazione della Porta Lucchese, si strofinava energicamente le mani a causa del freddo. Vigilava sul tratto di mura che si allungava dalla porta d'accesso orientata verso Lucca, a nord, e che si concludeva con una torretta circolare.
Faticava a tenere gli occhi aperti. Il suo compagno si era gi assopito e, prima di farlo, si era raccomandato: O Bastiano... un fare il bischero, se passa l'ufficiale svegliami per tempo. L'altra volta m'hai fatto prendere dieci fustigate, che ancora ne ho i segni sulle chiappe.
Bastiano rispose con strafottenza: Non so se sia proprio tutta mia la colpa... eri tu che dovevi star sveglio mentre io sonnecchiavo, ricordi? Sono stato fortunato che avevo aperto gli occhi per cercare dove pisciare e mi sono accorto dell'ispezione. Non ho fatto in tempo a svegliarti... e smettila di fare il grullo che c' gi un freddo che batto i denti.
Fu in quell'istante che un urlo squarci il silenzio e il tonfo che ne segu li fece sussultare. L'aria pungente dell'alba pareva bucargli la pelle, tuttavia doveva capire cosa fosse accaduto, e alla svelta. Non poteva trattarsi di un assalto a sorpresa, almeno
non nel tratto di mura di sua competenza. Non c'erano frecce n vedeva soldati che accorrevano. No, nessun esercito ce l'aveva con loro. Cos'era successo?
Svegliati, Ezio. Imbecille, dai, svegliati che c' qualcosa che non mi garba!
Ezio si gratt la barba ispida prima di alzarsi. Svogliatamente si aggiust il cinturone e la cotta di metallo. Infine, con i suoi tempi biblici, si assest l'elmo sul capo.
Cosa diavolo  accaduto? Ci attaccano i lucchesi forse?
Bastiano scrutava attentamente oltre le mura. Nulla di strano. Eppure, se non si sentivano allarmi n si vedevano le fiaccole sventolare, voleva dire che nessun altro si era accorto del rumore.
Andiamo a vedere laggi.
Sei impazzito? Lo vino e le cosce di quella puttana l'altra sera alla taverna ti hanno dato alla testa? protest Ezio. Uscire dalle mura per mettere il sedere in mano ai lucchesi?
Stammi bene a sentire, figlio di una scrofa dal ventre assai richiesto, ho avvertito chiaramente qualcosa cadere oltre le mura. Sentito cosa ho detto? Cadere... era sicuramente a pochi passi da noi prima che ci accadesse. Sappi che io sono intenzionato a capire di cosa si tratta, con il tuo aiuto o senza replic bruscamente Bastiano.
Sta bene, razza di scellerato. Mi farai uccidere, ne sono certo si convinse l'altro.
A ogni buon fine, i due tennero alta la guardia. Con le lance strette nelle mani si incamminarono, cauti, lungo la parte buia delle mura, verso i monti.
Bastiano si rivolse all'altro: Tu guarda avanti, io mi affaccio dalle mura.
Ezio si limit ad annuire senza distogliere lo sguardo. Non ci teneva affatto a essere sgozzato da un lucchese!
Si videro costretti a passare dinnanzi alle teste mozzate di
coloro che avevano subito condanne per reati particolarmente cruenti. Erano tutte appese lungo il perimetro murario, rinchiuse in gabbie di ferro, come monito a coloro che facevano ingresso in citt.
Tra di esse Bastiano riconobbe quella di un tizio che aveva bestemmiato dinnanzi al battistero, senza pentirsene neppure sotto interrogatorio. Ricord che il suo processo si era svolto rapidamente. L'esecuzione era avvenuta in piazza della Sala, tra le grida eccitate della folla che si era mostrata timorosa solo nell'istante in cui il boia dal cappuccio nero cal l'ascia bipenne.
Bastiano scosse il capo scacciando quelle reminiscenze e riprese a controllare. Ancora nulla di strano.
A me fanno impressione queste teste mozze...
Se non la smetti di imbarcarti in queste vicende non  che alla tua sia serbato un destino migliore, sai?
Preferisci che l'ufficiale venga avvisato da qualche popolano di qualcosa di cui non ci siamo accorti? Cos mentre lui monter qualche sgualdrina pagata con la ricompensa, io e te ce ne staremo alla gogna, mangiando la merda che ci lanceranno i mocciosi per sfotterci.
Detta cos, non mi lasci scelta che quella di seguirti nelle tue follie.
Un sibilo squarci l'aria e questa volta l'urlo fu assai pi reale. Ezio era a terra e si agitava. Un dardo di balestra lo aveva trafitto alla gola e lo stava facendo soffocare con il suo stesso sangue.
Bastiano riusc a scorgere la sagoma del suo feritore, confusa tra la caligine, in fuga lungo il camminamento. Un riconoscimento era impossibile, indossava un mantello con cappuccio.
Bastiano si inginocchi qualche istante, giusto per cogliere gl' ultimi barlumi di vita negli occhi dell'amico, che si stringeva il collo con entrambe le mani. Una larga macchia di sangue si era espansa sul pavimentato.
Si lanci poi subito all'inseguimento dell'assassino, tuttavia quando giunse alle scale questi era riuscito a dileguarsi. La nebbia lo aveva facilitato in questo.
Tornando indietro per dare l'allarme si accorse anche della causa del tonfo che aveva sentito poco prima: il corpo di un giovane era stato gettato oltre le mura. Probabilmente, l'artefice di ci era stato lo stesso assassino di Ezio.
Bastiano torn al braciere, raccolse una torcia per essere visibile tra la nebbia e inizi ad agitarla, facendo accorrere l'ufficiale e un drappello di armigeri.
Insieme si recarono dapprima dove giaceva il corpo di Ezio. Avendo cura di non lacerare le carni, estrassero la quadrella per cercare di riconoscerne il proprietario, ma le speranze erano scarse.
Uscendo da una postierla adiacente la Porta Lucchese, si avvicinarono al corpo gettato dalle mura. Era riverso a faccia in gi e alcune foglie erano rimaste attaccate al mantello di lana.
Bisogna scoprire di chi si tratta disse l'ufficiale senza distogliere lo sguardo dal cadavere.
Bastiano si inginocchi e lo gir.
Il corpo era ormai cinereo e la punta delle dita gi violacea. Gli occhi erano socchiusi e mostravano solamente la parte bianca.
Un soldato quasi url: Ma  Tebaldo Pucci... hanno ucciso lo figliolo del banchiere!.
 morto a causa della caduta? chiese l'ufficiale, sconvolto dall'angoscia di dover riferire ai superiori una simile notizia.
Bastiano annu energicamente. Il livido dietro la nuca stava a significare che si era rotto l'osso del collo con la caduta.
Era vivo quando lo hanno gettato oltre le mura. Non ha ferite, non vi  sangue se non quello causato dalla caduta. Vedete?
L'ufficiale e gli armati fecero capolino, facendo segno di s con il capo.
Bastiano prosegu: L'assassino ha poi ucciso Ezio con la balestra. .. quel colpo avrebbe potuto uccidere me... per la rabbia scosse il capo. L'ho inseguito, ma con questa nebbia... alz la mano e serr le dita come per stringerla.
L'ufficiale rimase qualche istante a riflettere sul da farsi, poi ordin a due soldati: Andate subito a chiamare Giovanni da Siena e il comandante della milizia Lapo Cancellieri. Non fatene parola con alcuno, mi raccomando.
Avete ordini per me? domand Bastiano.
L'ufficiale inarc il sopracciglio. Preoccupato che la fine di uno dei membri della famiglia di banchieri tra le pi potenti della citt potesse in qualche modo ripercuotersi sulla propria persona, decise di assicurarsi un capro espiatorio: Sappi che ti ritengo responsabile per ci che  accaduto. Se avessi vigilato come si doveva, a quest'ora ce ne stavamo andando a dormire. Invece verremo frustati, nella migliore delle ipotesi ringhi.
Trattandosi del rampollo di una delle famiglie pi in vista, fuori le mura accorsero molte persone.
Giovanni da Siena e Lapo Cancellieri esaminarono la salma con estrema attenzione. Lapo si reggeva il mento con una mano, mentre l'altra stava fissa sull'elsa della spada. Indossava un corpetto di cuoio legato lungo i lati da un intreccio di lacci. Un grifone in oro si imponeva su una spalla a simboleggiare il suo casato nobile. Lapo ostentava il suo rango con alterigia insopportabile ogni volta che se ne presentava l'occasione.
Quando il gruppetto di presenti si apr, fece il suo ingresso Martino de' Vigiseldi. Era un bravo medicus, molto stimato per la sua abilit e conoscenza, sia nel Comune che in Florenzia. 
Era anche un monaco benedettino di provata cultura. Svel il suo volto appena fu al cospetto del cadavere di Tebaldo Pucci. Togliendo il cappuccio, i capelli si mossero leggermente attorno alla tonsura. L'espressione era intelligente e mostrava apertamente quanto quell'uomo fosse colto e determinato.
Si inginocchi assorto.
Prese la mano di Tebaldo che gi si stava irrigidendo, la osserv da vicino; poi fu la volta dell'altra. Tast il torace e il ventre. Avvicin il volto a quello della vittima, studiandolo. Infine gli apr la bocca facendo forza con entrambe le mani e rivolse lo sguardo al suo interno. Annu gravemente lanciando un'occhiata all'ufficiale di guardia, che era visibilmente preoccupato per il suo avvenire.
Sospir prima di esprimersi: Ha alcuni denti spezzati e delle escoriazioni sulla mano mancina. Vistosi lividi sullo zigomo e il labbro superiore spaccato. L'attenzione dei presenti era calamitata dalle sue parole.  stato certamente malmenato prima di venire gettato dalle mura.
Mentre Martino si rialzava, sopraggiunse il padre di Tebaldo, l'anziano Agostino de' Pucci, influente banchiere. Egli ebbe un malore alla vista del corpo del figlio ridotto in quello stato. Due armigeri lo sostennero.
Giovanni da Siena congiunse le mani portandole al mento, come assorto nelle riflessioni. Poi chiam in disparte Lapo Cancellieri e presero a confabulare a voce bassa. Ogni tanto lanciavano occhiate guardinghe per evitare che qualcuno si avvicinasse troppo e ascoltasse.
Al termine della conversazione, fu l'inquisitore a prendere la parola.
Si rivolse dapprima all'ufficiale di guardia alla Porta Lucchese: Che il corpo venga condotto alla dimora Pucci, nello rione degli Orticellari. Per un istante solamente la sua espressione si fece benevola, come se avesse appena compiuto una buona azione. Forse l'aver concesso alla salma il rientro nella propria dimora lo considerava un atto di clemenza concessa.
L'ufficiale si irrigid nel saluto militare, dando a intendere che l'ordine avrebbe avuto seguito.
Poi Giovanni da Siena torn a esprimersi: Verr disposta
un'indagine per la ricostruzione dei fatti. Saranno ascoltati i testimoni e verr messa una taglia sul capo dell'assassino di questo nobile giovane. Il responsabile verr presto assicurato al tribunale e sottoposto all'inchiesta. Chiudendo gli occhi per un lungo istante termin il breve discorso, poi si allontan senza aggiungere altro, seguito dal codazzo di giovani novizi e preti. Il lungo abito nero trascinava fogliame e fanghiglia.
Anche Lapo Cancellieri si ritir all'interno delle mura prendendo per il vicolo dei Conciatori, riconoscibile dall'olezzo di interiora di animale macellato e di carne in putrefazione.
Il vecchio Agostino de' Pucci si inginocchi sul corpo del figlio piagnucolando. Due armigeri rimasero con lui in attesa del carro che avrebbe trasportato il cadavere.
Bastiano Bartolino pos la propria mano sulla spalla dell'affranto padre, cercando di infondergli conforto; lui era al soldo proprio di quella famiglia, anche se non erano state molte le volte in cui aveva avuto l'onore di incontrarne il capostipite. Avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma prefer attendere che il corpo del giovane venisse rimosso per tornarsene finalmente a casa: in fondo lui non era altro che un gretto uomo d'arme. Mentre attraversava la postierla, not che il corpo del suo compagno di guardia, Ezio, era stato avvolto in un lenzuolo e caricato su un carretto per essere trasportato al cimitero. Un braccio penzolante fuoriusciva dal telo.
Trattenne il respiro, scosso dalle tremende immagini che ancora aveva dinnanzi agli occhi. Trascorso qualche istante, pot riavviarsi. Abbass lo sguardo sullo stemma impresso sulla propria casacca, quello della casata dei Pucci. Bastiano era stato ceduto per qualche tempo all'esercito, a seguito del precetto emanato dal Capitano del Popolo che imponeva a tutte le famiglie nobili del Comune di partecipare alla difesa cittadina offrendo parte delle proprie milizie. Pertanto, anche i Pucci si erano visti costretti a cedere alcuni miliziani, tra cui lui.
Odiava starsene sulle mura della citt, notte e giorno, con turni massacranti, esposto a tutte le intemperie. Per giunta adesso era comandato da Balduccio de' Salani, notoriamente un vile e un imbecille.
Anche nel casato dei Pucci le cose non andavano granch bene: il loro attuale capitano era un ubriacone che lo stesso vecchio Agostino avrebbe scacciato appena trovato un valido sostituto.
Alla luce del giorno vennero aperte le porte della citt. I drappelli di guardia controllavano con meticolosit tutti coloro che chiedevano l'accesso, setacciando i contenuti dei carri. I mercanti, per non trascorrere molto tempo fermi, allungavano qualche mancia corrompendo gli armigeri. Si trattava di una prassi ormai consolidata, tanto che, durante l'attesa fuori le mura, erano le stesse guardie ad aggirarsi tra i bivacchi, diffondendo la voce sulla propria disponibilit.
La citt parve prendere vigore. Nel quartiere dei maniscalchi i rumori dei metalli riecheggiavano ovunque, cos come le urla dei commercianti del mercato delle lane, che proponevano il proprio prodotto. I mastri vasai si davano gran da fare lavorando l'argilla umida, gli scalpellini intarsiavano coperchi di sarcofaghi su commissione; un cantore tesseva le lodi di qualche cavaliere immaginario, un letterato aveva allestito il proprio banco su cui scriveva lettere per conto dei committenti. Una veggente veniva scacciata in malo modo dalle guardie e, approfittando della scena, un ladruncolo tagliava il laccio che assicurava la sacchetta di monete al cinturone di un malcapitato signorotto. L'azione fu cos rapida e portata a termine con tale destrezza che neppure la scorta al suo seguito se ne accorse. C'era un tizio che cercava di vendere la propria mucca, che nessuno per intendeva acquistare, data l'esosa richiesta economica. Chi faceva buoni affari invece erano i venditori di pelli di lupo, che esponevano le loro mercanzie apprezzate dai pi
facoltosi.
Nelle locande gi si accendevano i fuochi per le minestre che avrebbero ribollito nei pentoloni per tutto il giorno; profumi di focacce appena sfornate e di carne arrostita si mescolavano al puzzo dell'urina e delle feci umane e di animale.
L'oste della taverna Gallo d'Oro si asciugava le mani su uno strofinaccio unto e annerito dalla fuliggine. Aveva appena finito di tagliare i tranci di carne da cuocere alla brace. Leonardo, questo era il suo nome, era grassoccio e teneva la barba sempre un po' incolta. I calzoni erano sorretti da un laccio di cuoio, nonostante la pancia mettesse a dura prova la legatura.
Si gratt il sedere, prima di andare alle botti a mescere il vino. Non perdeva occasione per assaggiarlo ogni volta che riempiva le brocche, e difatti non era raro che fosse sua moglie, alla fine della giornata, a dover chiudere la taverna e cacciare gli ultimi avventori, mentre Leonardo giaceva dormiente e sbronzo.
Bastiano Bartolino pass davanti alla locanda ridacchiando e scuotendo il capo: le urla della moglie di Leonardo si sentivano fin l fuori. L'oste per tutta risposta borbottava e imprecava contro la sorte, colpevole, a suo dire, di avergliela fatta sposare.
Attraversato l'incrocio con il vico Delle Prigioni, dove erano rinchiusi i rei e qualche guelfo di parte nera, Bastiano affrett un po' il passo. Non gli era mai piaciuto passare per quella stradina stretta e umida, per via delle urla sfacciate dei prigionieri e delle loro maledizioni.
Le tempie ancora intorpidite dal freddo della nottata trascorsa sulle mura gli facevano desiderare il giaciglio caldo di casa. Tuttavia, l'odore della focaccia appena sfornata attir la sua attenzione. Si avvicin alla bottega del fornaio e ne prese una che
ancora fumava. Pag con mezzo fiorino del conio di Santo
Gemignano, riconosciuto anche dalle banche pistoiesi, e riprese il cammino.
Prima di varcare la soglia per concedersi un po' di riposo, Bastiano lanci un'ultima occhiata intorno. L'omicidio del Pucci e del suo compagno d'arme lo avevano sconvolto... e il loro assassino era ancora libero di girare per i vicoli della citt.
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CAPITOLO 2.
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Outremer, a trenta miglia da Haifa, deserto pietroso.
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Il comandante ferm il manipolo di cavalleria alzando la destra. Gli ufficiali arrestarono il resto della schiera di soldati, esausti dalla lunga marcia forzata.
Quattrocentosettanta in tutto, tra cavalieri Ospitalieri, fanti e arcieri, crociati in una terra controllata dagli infedeli saraceni.
Il drappello era di rientro da una missione voluta dal pontefice avignonese Giovanni XXII. Le sue spie in Terra Santa avevano riferito circa la vana speranza che il Lignum Crucis si trovasse sepolto tra le macerie di una piccola chiesa della contea di Hattin. La capitaneria di Haifa aveva organizzato quindi in tutta fretta la spedizione, cercando di non scoprire pi del dovuto le proprie difese. Ovviamente della Vera Croce, nonostante i soldati avessero scavato ovunque, non vi era stata traccia.
Fortunatamente, fino a quel momento, il drappello non aveva ricevuto fastidi da parte delle forze saracene, anche se il viaggio di ritorno era stato faticoso a causa del caldo afoso e della scarsit di acqua.
Ruggero da Suio smont da cavallo, togliendo dapprima l'elmo, poi la cuffia sottostante, e infine la cotta metallica che gli cingeva il capo, avvertendo il sollievo di una leggera brezza.
Cerc un po' d'ombra tra le mura semidiroccate dell'avamposto militare, che non molto tempo prima era stato presidio dei cristiani, sfilando poi i guanti per assicurare le briglie del suo cavallo al ramo di un albero cresciuto tra le macerie. L'animale sbuff dalle froge, nervoso e spossato.
Ruggero da Suio sedette fiacco con la schiena al muro. Bevve avidamente dalla borraccia per dissetarsi: aveva la gola riarsa dalla sabbia e dall'afa.
Vide che anche gli altri cavalieri facevano pressappoco come lui, mentre il resto della truppa crociata approntava i bivacchi e organizzava i turni di guardia.
Nel tentativo di rilassarsi, alcuni ricordi attraversarono prepotenti e veloci la sua mente. Suo padre lo aveva costretto a entrare nell'ordine degli Ospitalieri di San Giovanni a causa dei suoi debiti con il conte di Ventosaeum: avere un figlio nell'ordine gli avrebbe permesso di ottenere abbondanti crediti dalle banche. La vita cavalleresca non gli era mai del tutto dispiaciuta, anzi, gli aveva concesso prestigio e rispetto. Ma anche importanti rinunce e pericoli.
E poi, non aveva conosciuto ancora le sensazioni meravigliose di quell'amore di cui parlavano i cantastorie e i poeti provenzali. Eppure era consapevole di quali grazie disponessero le donne; quando era di stanza presso la capitaneria di Cipro, si era giovato dell'opera di qualche prostituta e tra l'altro, adesso che ricordava bene, quell'isola era piena di postriboli. In quei luoghi nascevano talvolta anche delle zuffe che vedevano coinvolti quelli del suo ordine e i templari. Paradossalmente, sia l'uno che l'altro ordine erano votati alla castit. Lui stesso, per, ne aveva conosciuti ben pochi che ossequiassero tale obbligo. In ogni caso, non era semplicemente quello ci che desiderava: lui era alla ricerca dell'amore, quello che rendeva gli uomini folli ma felici. Si domand se l'avrebbe mai trovato.
Sul volto di Ruggero da Suio apparve un accenno di sorriso. Scosse la testa per costringere i ricordi ad abbandonare la sua mente. In quel momento, la cosa pi importante era riposare, cercando di riacquisire il controllo dei sensi. Gli infedeli avrebbero potuto attaccarli da un momento all'altro e in battaglia doveva essere lesto come un falco. Decise di chiudere gli occhi per un po'.
Nel frattempo, il comandante della spedizione consult le mappe per consentire al reggimento un rientro ad Haifa il pi veloce possibile. Un servo gli teneva ferma la carta pergamena e, contemporaneamente, reggeva a spalla la sacca contenente gli altri rotoli.
Un prete, inviato dalla sede pontificia avignonese per accertare che realmente si cercasse la Sacra Reliquia, consultava anch'esso le piante. Cercava insistentemente di convincere il comandante a riprendere la ricerca, poich era il Signore stesso che lo pretendeva.
Le continue posizioni di rifiuto del comandante lo mandavano su tutte le furie, tanto che, in un' accesa discussione avuta qualche giorno prima, si diceva che lo avesse addirittura minacciato di eresia. Il comandante, per reazione, lo aveva fatto mettere agli arresti, privandolo di acqua e cibo per due notti. Si trattava dell'unica punizione possibile, in considerazione del fatto che, trovandosi in cammino, non vi fosse la disponibilit di celle e frustare un servo di Dio non avrebbe certamente giovato alle anime dei soldati cristiani.
Al calar del sole venne acceso qualche fuoco per contrastare l'eccessivo abbassamento della temperatura tipico di quella parte di deserto.
Dopo aver cenato con le ultime scorte di carne secca, datteri e alcune focacce, i soldati iniziarono a distendersi qua e l.
Ruggero da Suio si avvolse nel mantello, sdraiandosi non molto lontano dal proprio cavallo.
L'ultimo pensiero prima di addormentarsi and alla terra d'origine. Lo faceva di sovente negli ultimi tempi. Il profumo degli aranceti in fiore, insolentemente, si insinu nelle narici come se si trattasse della realt. Il clima gradevole e una tenue brezza marina parvero carezzargli il volto. Trov il sonno serenamente quella sera.
Le urla degli ufficiali per il cambio della guardia fecero comprendere a Ruggero che era trascorsa la prima veglia della nottata. Mancavano ormai solo un paio d'ore all'alba e richiuse nuovamente gli occhi tornando a riposare. I fuochi stavano lentamente finendo di consumarsi e il freddo principiava a entrare fin nelle ossa. I rumori del campo si erano spenti del tutto adesso, perfino i cavalli avevano smesso di nitrire e sbuffare.
Una sentinella abbass il capo per cercare nella sacca, che teneva assicurata alla cintola, gli ultimi datteri da mangiare. Quando lo rialz, spalanc la bocca a causa dello stupore, mentre un brivido di terrore gli attraversava la schiena.
L'orizzonte era costellato da piccole sagome scure. Il nemico li aveva raggiunti. A occhio doveva trattarsi di almeno tremila soldati dell'armata saracena, pens la sentinella. Senza urlare fece dei segni al suo ufficiale, invitandolo a rivolgere lo sguardo verso sud.
L'espressione di quest'ultimo allarm ancor di pi la sentinella.
Ci attaccano! Gli infedeli... destatevi tutti, ci attaccano! prese a urlare l'ufficiale, perdendo il controllo di s.
L'accampamento entr in subbuglio. Gli arcieri si trovarono posizioni coperte, pronti a scoccare, mentre i fanti raccolsero frettolosamente le loro cose per inquadrarsi. Chi non l'aveva gi fatto, indoss le cotte metalliche e gli elmi. Le lance e le picche venero issate, cos come i vessilli dei reparti di appartenenza.
Il drappello di cavalieri Ospitalieri fu pronto pochi istanti dopo. I cavalli gi scalciavano nervosi e sbuffavano dalle froge:
erano bestie che ben conoscevano l'esaltazione della battaglia. Ruggero da Suio fatic un po' a tenere fermo il suo cavallo, nonostante lo carezzasse sul collo e gli parlasse con tono pacato.
Lanci un'occhiata preoccupata al fronte nemico. Come avevano fatto a muoversi cos tanti uomini, da un pozzo all'altro, in cos breve tempo?
Calz i guanti e abbass il nasale dell'elmo. Sistem lo scudo alla sella, cos che fosse pronto per essere afferrato al momento del bisogno. Mormor una preghiera, che concluse con un lento segno della croce. Altri cavalieri e soldati lo imitarono. Il prete invece se ne stava rannicchiato, tremante di paura, e volgeva spesso lo sguardo al cielo, implorando la grazia di aver salva la vita.
Ruggero not il comandante parlare coi suoi ufficiali pi fidati. Dopodich si avvicin al drappello. Prima di iniziare a parlare fece un grande respiro.
Cavalieri, tra poco ci sar battaglia. Gli infedeli indic l'esercito nemico sono molti pi di noi. La loro cavalleria conter pi di trecento unit. Preghiamo e confidiamo nella volont del Signore. Serr le mandibole, proseguendo: Tuttavia credo che ci non possa bastare. Quelli laggi vogliono ucciderci tutti, noi invece dobbiamo resistere fino all'ultimo. Solamente combattendo al massimo delle nostre capacit avremo qualche possibilit di avere salva la vita. Vi auguro buona fortuna e che la fede rimanga con noi.
Detto questo, abbass il nasale dell'elmo e alz la spada al cielo. Deus Vult! url.
Tutti i cavalieri all'unisono risposero: Deus Vult!.
Furono serrate le fila e mantenuti calmi i destrieri. Pochi istanti dopo le urla dei nemici raggelarono gli animi: la cavalleria saracena stava sferrando il primo attacco.
Uno sbuffo di vento agit la sabbia sottile. Agli uomini in arme presero a bruciare e a lacrimare gli occhi.
Ruggero cerc di controllare la propria paura senza ottenere risultati apprezzabili. Quando il capitano diede l'ordine, tutti i cavalieri estrassero la spada.
Le urla di incitamento degli infedeli si facevano sempre pi vicine e la carica dei cavalli faceva tremare il terreno arido sotto i piedi.
La fanteria nemica intanto avanzava. Le lance tutte rivolte all'ins parevano un paio di migliaia ma, pens Ruggero, la paura aveva l'effetto di far aumentare le possibilit del nemico e scacci quel nefasto pensiero dalla sua mente.
Anche la cavalleria saracena era sempre pi vicina. Ruggero riusc a distinguere gli scintilli delle corazze squamate e i colori sgargianti dei mantelli. Accadde per qualcosa che spiazz i crociati. Quando la cavalleria nemica fu abbastanza vicina per sferrare l'attacco, i cavalieri si divisero in due gruppi che cinsero l'accampamento cristiano iniziando a girargli intorno. Giunse la consapevolezza per i crociati di trovarsi in un brutto guaio.
Approfittando del vento che soffiava da est, il nemico stava creando una vera e propria tormenta di sabbia: lo scalpiccio dei cavalli in corsa infatti alzava sabbia e polvere che il vento poi gettava sui soldati cristiani che, da l a poco, non ebbero pi una visuale sufficiente. Era come trovarsi in un banco di nebbia fatto di finissima sabbia che si insinuava nella bocca e nel naso e che entrava negli occhi, rendendo impossibile tenerli aperti.
Il comandante crociato perse la calma, compiendo una serie di errori che furono drasticamente infausti. Come prima mossa, diede ordine agli arcieri di scoccare; cosa che fu fatta praticamente alla cieca. Di rimando gli arcieri nemici, nonostante cavalcassero, centravano sempre pi bersagli, decimando cos gli arcieri a difesa dell'accampamento.
Per cercare di porre termine all'accerchiamento, il comandante lanci poi la carica degli Ospitalieri, un'ulteriore manovra sciagurata: Ruggero lanci il cavallo contro il nemico
praticamente a occhi chiusi. Quando usc dalla nube di sabbia, si avvide che la fanteria nemica era gi schierata a poche decine di metri da loro e che anche la cavalleria nemica si aspettava quel tipo di attacco. Apparve dunque chiaro che erano caduti nella trappola degli avversari. Tuttavia, senza indugi, i cavalieri intrapresero lo scontro. I cavallerizzi nemici sguainarono le caratteristiche spade ricurve, alzandole al cielo insieme agli scudi tondi. I finimenti dei loro cavalli erano ornati da drappi policromi e gli elmi conici culminavano con lunghi crini di cavallo. Le placche delle corazze riflettevano forte la luce del sole ormai gi alto.
Un saraceno affianc Ruggero, ingaggiando battaglia con lui. I suoi colpi cozzarono contro lo scudo che Ruggero teneva adesso stretto al braccio sinistro. Rapidamente lo spost facendo saettare la sua spada, che infilz il collo del saraceno. Questi rimase qualche istante ancora in sella prima di stramazzare al suolo.
Tutt'intorno la battaglia infuriava. I rumori dei metalli che cozzavano, le urla di incitamento e degli strazi dei feriti creavano una tetra e assordante litania di morte. I fanti crociati cadevano uno dopo l'altro, chi trafitto da dardi e chi passato a fil di lama. I cavalieri saraceni e la loro fanteria stavano stringendo una micidiale morsa, che avrebbe sbaragliato l'esiguo contingente che si era lanciato alla ricerca della Vera Croce. Un ufficiale di fanteria cerc di rimettere le truppe nei ranghi e richiam a s i propri soldati. Serrati dietro gli scudi a goccia, parevano resistere ai persistenti attacchi nemici. Nonostante ci, le frecce lanciate dagli arcieri nemici si insinuavano negli spiragli tra gli scudi, iniziando ad abbatterne un discreto numero.
Ruggero venne trascinato gi da cavallo. Cerc di rialzarsi rapidamente per non esporsi ulteriormente, ma gi due guerrieri lo stavano aggredendo. Si fece minuto sotto lo scudo per proteggersi da un colpo di lancia mentre con la spada teneva a bada l'altro aggressore. Come se non bastasse, un terzo soldato
si aggiunse a questi, cercando di infilzarlo con la lancia. Sarebbe stata quella la sua fine? Si chiese, mentre parava e affondava colpi in rapida successione.
L'ultimo arrivato doveva essere un fante non particolarmente abile. Si limitava ad affondare la punta della sua arma lunga. Fu abbastanza facile per Ruggero eliminarlo trapassandogli il ventre. L'infedele cadde in ginocchio, lasciando cadere l'arma per tenersi l'addome con entrambe le mani.
Il sole adesso era alto in un cielo sfacciatamente privo di nuvole. L'affaticamento iniziava a farsi sentire. Il peso della corazza e delle armi stava diventando un fardello e l'arsura causata dalla sabbia e dal calore non rendeva certo le cose pi semplici.
Gli altri due avversari tennero conto dell'abilit dell'Ospitaliere che stavano affrontando e si mostrarono pi cauti. Fu per un errore: Ruggero caric il primo con lo scudo facendolo cadere a terra per poi finirlo con la punta della sua lama e subito si rivolse all'altro che brandiva la lancia. Gli sguardi si fissarono uno nell'altro. Si studiarono fino al momento in cui il saraceno non si lanci furiosamente all'attacco. Il suo grido fu interrotto dalla lama avversaria, che gli tranci quasi di netto il braccio, e mut infine in urla di strazio e dolore.
Ancora ansimante, Ruggero si pass la mano sul volto per liberarlo dall'amalgama di terra, sangue e sudore. Cerc di riprendere cognizione della situazione, ma dovette incupirsi ben presto: corpi di crociati erano disseminati ovunque. Molti cavalieri del suo ordine giacevano ormai cadaveri o feriti a morte. Tutto era perduto.
D'improvviso avvert un terribile dolore alla nuca e lo sgradevole sapore del ferro in bocca. La vista si offusc e poi fu buio.

Pistoia, dentro le mura. Primo pomeriggio.
C'era un gran da fare nella bottega delle stoffe nel vico degli Assassini. Lo chiamavano cos perch vi erano accaduti oscuri casi di omicidio nel corso dei secoli, finanche agli ultimi tempi. E dire che si trattava di una via molto affollata, poich vi erano ubicate tutte le botteghe degli artigiani. Mastri vasai, armaioli, scalpellini, falegnami, venditori di lane, farmacisti e ancora, verso la porta del Borgo, macellai, fornai e mastri pellai. Un gran numero di apprendisti e garzoni entravano e uscivano continuamente. Per non parlare dei compratori, che spesso portavano con s i cavalli o i muli per il trasporto degli acquisti o della merce da barattare.
Isotta pass l'avambraccio sulla fronte per asciugare il sudore. Quella si stava rivelando una giornata pi faticosa del solito. Inoltre, come se non bastasse, suo padre non le concedeva tregua, esigendo sempre di pi. Vostra madre lavorava cos tanto che alla sera era esausta. Eppure una ciotola di minestra non mancava mai a casa ripeteva sempre a lei e a sua sorella.
Sbuff, poi si rimise a testa bassa a tagliare tranci di stoffa. Erano occhi scuri e profondi i suoi, che tuttavia riuscivano a brillare anche nella semioscurit di quella stanza.
Isotta... Isotta, ehi!
Lei alz lo sguardo. Alla porta non c'era nessuno e dall'unica finestrella entrava solamente un fascio di luce solare che risaltava le particelle in sospensione.
... Sono qui. Riesci a vedermi?
Isotta segu la voce. A chiamarla era sua sorella Isadora.
Cosa ci fai nascosta l dietro? le chiese, sorridendo.
Isadora se ne stava accucciata dietro dei sacchi ammassati contro la parete opposta. Contenevano brandelli di cuoio e pelli per la conceria vicina.
Non voglio farmi scoprire da nostro padre... Vieni con me, mi serve il tuo aiuto le chiese Isadora.
Sei diventata cieca? Non lo vedi che ho da fare? Nostro padre mi scordcherebbe viva se solo se ne accorgesse replic la ragazza.
Isadora non sent ragioni. Usc dal nascondiglio e l'afferr per un polso. Gli occhi le brillavano come cristalli di ametista, di cui avevano lo stesso colore. Era la pi grande delle due, ma teneva in gran considerazione Isotta, che si mostrava sempre ragionevole e prudente. Assai pi di lei.
Le due ragazze principiarono a correre attraverso i vicoli, fino a infilarsi nell'affollatissimo mercato.
Ma alla bottega non c' rimasto nessuno... Isadora, nostro padre mi uccider!
Nonostante ci che stava dicendo, Isotta se la rideva della grossa. Ma dove mi stai portando? chiese comunque alla sorella.
Isadora alz lo sguardo al cielo fingendosi paziente. Ma la finisci di fare sempre tante domande? Corri e zitta!
Un incidente imprevisto le arrest per qualche istante. Isotta era andata a sbattere contro un colosso umano, un uomo grasso e alto come le torri di Santo Gemignano, che teneva dei grossi libri sotto il braccio. La ragazza rimbalz, cadendo a sedere. A causa del dolore all'osso sacrale, entrambi gli occhi le si riempirono di lacrime. L'omone cerc impacciato di aiutarla, nonostante i suoi libri sparsi in terra e gi qualcuno che li calpestava, incurante del loro valore. I mercati erano cos, persone in calca che camminavano pensando solamente ai loro affari.
Isadora prese le mani della sorella pi piccola. Hai deciso di farmi perdere ancora altro tempo?
Brutta strega, guarda che mi sono fatta male... le mostr la gamba sotto lo sguardo imbarazzato dell'uomo, che intanto aveva preso a raccogliere libri e fogli pergamenati svolazzanti.
Non trascorse il tempo dello scoccare di una quadrella che le due fanciulle ripresero la corsa senza indugi, anche se Isotta aveva un'andatura leggermente zoppicante.
Ecco... ci siamo svel Isadora. Il petto si alzava e abbassava velocemente a causa dell'affanno. Una ciocca di capelli le sfuggiva ribelle dalla cuffia e le guance erano arrossate. Gli occhi chiari sembravano far trasparire i riflessi del sole.
Isotta guardandola pens che sua sorella era cos bella che suo padre avrebbe avuto seri problemi a tenerne a bada i pretendenti. Senza modestia, anche lei sapeva di essere bella, anche se non certamente quanto lei. I suoi occhi erano verde scuro, diversamente dal pezzo di cielo di cui si era servito il buon Dio per comporre l'iride di Isadora; lei, poi, aveva una cornice di lunghi capelli neri come la pece, a differenza sua che li aveva castani. Anche il petto di Isadora era pi invitante del proprio. .. La forma dei seni per giocava decisamente a suo vantaggio, pens Isotta abbassando lo sguardo sui propri.
Cosa stai guardando? Ti pare il momento per guardarti le tette? la riprese Isadora, poi avvicin il proprio viso al suo e indic verso il battistero. Lo vedi quello l? e punt il dito all'indirizzo di un gruppetto di uomini. Isotta fece segno di no con il capo.
Sei la solita zuccona... quello che ha delle pergamene nella grande sacca a tracolla.
Isotta arcu le sopracciglia. Isadora... ma quello avr almeno cinquant'anni! Se non sar nostro padre a darci in sposa a suoi coetanei, te li vorresti andare a cercare da sola? Ti facevo pi intel...
Fu zittita con un colpo di nocca sul capo. Stupida... quello  Guittoncino di ser Francesco dei Sigisbuldi... non mi riferivo a lui, bens al suo apprendista. Lo vedi che braccia muscolose?
Isotta si massaggiava il capo. I giuristi non li hanno i
muscoli, stupida gallina in calore! Li avrai visti nei tuoi peccaminosi sogni... fossi in te andrei a confessarmi e le lanci un'occhiataccia poich provava ancora dolore al capo.
Isadora replic seccamente: Non capisci niente di uomini... in fondo non te ne sento mai parlare. Nostro padre farebbe bene a chiuderti in un convento concluse.
Quando il gruppetto di uomini si incammin, le due ragazze smisero di stuzzicarsi a vicenda.
Guittoncino di ser Francesco dei Sigisbuldi, anche detto Cino da Pistoia, sfil innanzi a loro altero. Altri giuristi lo seguivano, cercando di attirare il suo interesse. Era chiaro che, tra questi, era in corso una disputa per chi ottenesse pi attenzioni. Dietro venivano gli apprendisti, tra i quali c'era il giovane che teneva la sacca con le pergamene. Il gruppo si stava recando all'ateneo, dove il famoso giurista avrebbe tenuto una lezione sulle leggi e sulla concezione del diritto.
Il ragazzo si accorse dello sguardo di Isadora e si volt verso di lei. La ragazza poggi una mano aperta sul petto come a contenere la forte sensazione di agitazione. L'apprendista parve per non ricambiare lo stesso interesse e prosegu il cammino.
Hai visto? Mi ha guardata. Si  accorto di me... sospir come se volesse assorbire i respiri della folla. Sono cos contenta...
Isotta fren il suo entusiasmo: Non ho notato nella sua espressione nulla di profondo, cara sorella. E valuterei seriamente di tornare in bottega, prima che nostro padre ci faccia davvero rinchiudere, ma nelle prigioni della torre disse ridendo da sola della propria ironia.
Ti dico che mi ha guardata. Sai, certe cose si sentono da dentro...
Non insistere, non ti ha degnata di uno sguardo. Fattene una ragione.
Sei solo invidiosa. Ammettilo, piccola sgualdrina.
Mmh sbuff Isotta. Direi che sarebbe meglio tornare indietro senza finire a litigare.
Insieme si incamminarono. Isotta osservava la sorella che pareva aleggiare come una libellula. Era felice e lo si vedeva anche dalla vivacit degli occhi.
Si infilarono nuovamente tra la folla del mercato, sgusciando tra i passanti. Laddove non gli riusciva passare chiedevano irriverentemente il permesso aiutandosi con qualche spintina, senza aspettare neppure un secondo: la paura delle sculacciate del padre si dimostr pi forte dell'educazione!
Quando si trovarono di fronte a un gruppo di uomini in arme che bloccavano il varco tra due banchi che vendevano rispettivamente ortaggi e ceramiche, f Isotta a parlare sfacciatamente: Messeri, intendete dare ascolto a due damigelle che con premura chiedono a voi il passo? e scoppi a ridere subito dopo contagiando Isadora.
Pancrazio e Lorenzo, i due sgherri di Filippo de' Tedici, si frapposero tra il loro padrone e le ragazze. Sporche sgualdrine... credete forse che il nostro signore ceda il passo a delle misere popolane? e afferr le braccia di Isadora, che gi tremava come una foglia. Chi non conosceva Filippo de' Tedici? Come avevano fatto a non riconoscerlo? Il vecchio Maffeo sarebbe morto di crepacuore quando lo avrebbe saputo.
La circostanza, per, assunse un risvolto del tutto inaspettato. Filippo si fece avanti, scostando i suoi uomini. Indossava un corpetto di cuoio imbottito, allacciato stretto sulla casacca ingentilita da bordi in filo aureo; era tuttavia evidente che sotto a quello vi era anche una cotta di maglia, per protezione da eventuali sicari.
Sorrise e guard negli occhi Isotta che era pietrificata come Una statua. Piano Pancrazio... non dimentichiamo le condotte dei gentiluomini. Non vedete che queste ragazze sono spaventate? Raccolse, con un gesto elegante, la mano di Isotta e si avvicin al suo orecchio. Non fateci caso, sono due bruti che non conoscono le buone maniere. Io sono Filippo... non dimenticatelo, e voi siete incantevole al punto che pare che il cuore voglia uscirmi dal petto.
Isotta spalanc la bocca. Sent oscillare le gambe e si sorresse al braccio del nobile giovane che le stava di fronte. Si perse in quegli occhi avveduti e determinati. La sfrontatezza era sparita dal suo volto e, anzi, l'espressione pareva mielata.
Quando Isotta trov la forza di parlare disse solo: Grazie, mio signore. Dobbiamo andare a casa adesso, nostro padre ci aspetta. Afferr sua sorella per la veste e la trascin a s.
Pancrazio la lasci andare sogghignando, mentre Isadora si appiccicava sempre pi a Isotta. Lorenzo, invece, senza dare ascolto al suo padrone, le annus il collo. Isadora chiuse gli occhi, per riaprirli solamente quando sent la mano di sua sorella che stringeva forte la sua. Adesso erano unite e potevano allontanarsi da quei tre.
Passo dopo passo, le due ragazze si avviarono nuovamente verso la bottega del vecchio Maffeo. Isotta si volt, infilando il suo sguardo in quello di Filippo, che mim un bacio. O almeno, cos le parve. Quando le due sorelle scomparvero inghiottite dalla folla, Filippo tir con forza Lorenzo.
Ho capito che eri un bifolco quando tuo padre chiese al mio di assicurarti un futuro. Seguile e fammi sapere tutto di quella ragazza, il suo nome... e strinse il pugno vicino alla bocca ... Isotta, mi  parso di capire, non  cos? si rivolse a Pancrazio, che annu sicuro di s. Non  l'unica cosa che voglio scoprire di lei concluse con una freddura, scoppiando a ridere.
Pancrazio e Lorenzo gli fecero eco eseguendo gesti osceni con le mani. Lorenzo infine si stacc dal gruppo, mettendosi sulle tracce delle due ragazze.
Innanzi alla bottega Isotta si immobilizz come una starna di
sale. Maffeo, il padre, l'aspettava furibondo. Isotta e Isadora si tennero strette per la mano fino a giungere al cospetto del loro genitore. Gli occhi dell'uomo erano fuori dalle orbite. Dove siete state?
A Isotta morirono le parole in gola; Isadora fu pi scaltra. Padre, siamo corse a vedere quel mercante di cui tutti parlano. Il bizantino dal carico di stoffe pregiate dalla Persia. Volevamo vedere se avesse stoffe adatte alla nostra bottega e...
Con la grossa mano Maffeo si gratt il mento. La scusa non lo aveva persuaso, eppure era stata detta in modo cos convincente che decise, nell'incertezza, di non punirle. Ma le ricacci subito al lavoro.
Le due si scambiarono un'occhiata e si infilarono nella bottega senza aggiungere altro.
Hai visto che ci ha creduto? Fidati di me sorellina, io so quello che faccio. Isadora si mostr sicura di s pi di quanto non fosse in realt.
Isotta si limit a scuotere il capo, cosciente di averla passata liscia per un pelo. Era meglio darsi da fare dunque. Raccolse due rotoli di stoffa, uno color rosso rubino e l'altro di un blu intenso, e li srotol sul banco. Vi pass dolcemente la mano, era un gesto spontaneo che serviva a eliminare le pieghe. Le piaceva trattare il buon tessuto. Tutto ci che  confezionato con materiale di pregio risalta agli occhi,  inevitabile si ribad, immaginandosi gli abiti sontuosi delle nobili e delle spose.
Isadora invece guardava fuori dalla finestrella e sospirava fantasticando su chiss quale coinvolgimento di passione.
Maffeo raccolse qualche campione di tessuto e usc per recarsi dai clienti che lo ricevevano nelle loro case. Solamente quando se ne fu andato, le giovani presero a commentare: Non posso crederci, ci ha creduto! esclam Isotta.
Secondo me aveva altro di importante da fare che batterci come coperte appese precis l'altra.
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CAPITOLO 3.
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Quel pomeriggio, come molti negli ultimi mesi, aveva portato un violento scroscio.
Dalla trifora centrale del palazzo comunale Ormanno de' Tedici osservava la piazza tenendo le mani dietro la schiena. Si tormentava ripensando ai fasti della citt in passato, proprio grazie alle reliquie. Ogni cosa aveva prosperato grazie a esse: commerci e scambi, artigianato e anche la vendita dei prodotti della terra e la fabbricazioni di armi, asportate in tutta Europa. Il flusso di valuta aveva reso ancor pi ricche le signorie locali, che avevano impostato l'attivit di banchieri come principale.
Con rammarico constat quanto le cose fossero cambiate. La citt stava vivendo un periodo di buio.
Un colpo di tosse lo distolse dai suoi ragionamenti. Nella stanza c'era il comandante dell'esercito Balduccio de' Salani, con una mano sull'elsa e con l'altra che reggeva l'elmo. Era consuetudine che ogni volta si presentasse con una certa impostazione, tuttavia chiunque sapeva quanto fosse in realt privo di carattere e sottomesso alla volont di Ormanno e di suo nipote. Praticamente incapace di qualsiasi strategia militare, era stato scelto per quella carica per permettere ai Tedici di detenere loro il controllo anche dell'esercito. Controllo che in realt era detenuto attraverso Lapo Cancellieri, capitano della milizia di palazzo, che era invece un ottimo stratega e uno spietato combattente. Nondimeno, oltre ad aver nominato un comandante fantoccio dell'esercito, i Tedici avevano intrallazzi un po' ovunque, agevolazioni dalle banche e imposizioni nella politica, egemonia nell'edilizia e nei commerci. Addirittura un notaro si occupava esclusivamente dei loro affari.
Lapo Cancellieri se ne stava in un angolo a sorseggiare idromele da una coppa dalla fattura pregiata. Lo sguardo affilato come quello di un'aquila dimostrava un'astuzia fuori dal comune; anche il naso aquilino gli forniva un aspetto da rapace. Sulla corazza teneva stampigliato il grifone, stemma di famiglia. Aveva il fisico prestante di chi si addestra abitualmente all'uso delle armi: era infatti un abile combattente e gi molte gesta avevano reso nota la sua crudelt.
Quando finalmente anche Filippo entr, seguito dai suoi sgherri, Ormanno, nuovo Capitano del Popolo, ringhi infastidito: Devi tenere i tuoi scagnozzi anche al cospetto di tuo zio? Hai forse timore che possa organizzare una congiura per toglierti di mezzo?. Respir prima di riprendere: Che figlio pu aver mai concepito mio fratello? Una serpe priva di rispetto per niente e nessuno.
Mio padre faceva figliare le sue cagne ogni stagione. Io per sono quello nato dalla moglie legittima, non dimenticatelo zio, e cercate di portarle rispetto. Anche se l'unica fortuna che mi ha trasmesso quella donna  stato un titolo, nient'altro ridacchi.
Il volto di Ormanno si tir al punto che la parte superiore del labbro si ritir. Fece qualche passo verso i due armigeri di Filippo e artigli il braccio di quello pi grosso, un mercenario fiorentino di nome Pancrazio, e sibil carico d'ira:  stato lui? Dimmi, snaturato di un nipote: hai ordinato a questo maiale ben vestito di uccidere Tebaldo Pucci?. Inchiod il nipote con lo sguardo.
Filippo fece segno ai due sgherri di lasciare la sala, cosa che questi fecero senza indugi. Pancrazio butt un'occhiata velenosa a Ormanno prima di varcare la soglia.
Ormanno de' Tedici riprese subito a parlare: Far ammazzare Tebaldo  stato un grave errore. Chiacchiere e maldicenze si stanno facendo strada: si sospetta di noi. In una situazione normale le avrei messe a tacere in un attimo, ma viviamo in un contesto di guerra precario, un momento di scissioni nella stessa corrente guelfa. Cosa accadrebbe se questa storia arrivasse all'orecchio del papa? Giovanni XXII  noto per la spietatezza con cui pone termine alle congiure. Coi ghibellini che hanno preso a muovere eserciti in tutta la penisola, non tollera rivalse tra fazioni. Riesce a venire a conoscenza di tutto ci che succede nei Comuni di parte guelfa grazie alle sue spie... gli trem un po' la voce ... e ai suoi sicari concluse.
Filippo adesso aveva la fronte imperlata di sudore. Il suo imbarazzo si palesava e gli impediva di incrociare lo sguardo irato dello zio. A Ormanno tuttavia non sfugg la rapida occhiata che suo nipote scambi con Lapo Cancellieri. E la cosa lo irrit.
Fu proprio quest'ultimo a togliere d'impaccio il giovane. Signore... se Filippo ha realmente compiuto l'errore di far uccidere il giovane rampollo de li Pucci, sono convinto che sia stata una decisione nell'esclusivo interesse di far rispettare l'onorabilit dello zio. Lapo gonfi il petto. Ricordo bene, e lo ricordo a tutti, l'affronto che egli fece durante la cerimonia d'investitura dello Capitano del Popolo. Siffatta villania  stata lavata giustamente con il sangue, non vi pare?
Ormanno teneva le braccia conserte. La veste nera metteva in risalto la collana di Capitano del Popolo e la carnagione esangue. Il fodero del pugnale assicurato alla cintura era costellato da splendide pietre di acqua marina. Egli riprese presto vigore ed espresse le proprie conclusioni: Ormai quel che  fatto 
fatto! Non resta che mettere a tacere le voci velocemente e senza creare intoppi. L'inquisitore Giovanni da Siena deve stare a sentire le nostre ragioni, e tu indic Lapo Cancellieri tu ti incaricherai che ci avvenga. Troviamo un colpevole... uno che si possa incastrare bene in questa storia. Non dobbiamo concedergli di parlare con alcuno, dunque abbiate cura che non riesca a pronunziare neppure una parola. Abbass per un istante lo sguardo come assorto nei pensieri e, quando lo rialz, si avvicin a pochi centimetri dal viso del nipote. Quanto a te, figlio di una cagna meticcia... vedi di non combinare pi inconvenienti o appender io stesso le tue mani alle mura. Sono stato chiaro?
Filippo annu, anche se per contenere il risentimento strinse i pugni fino a far sbiancare le nocche.
Ormanno torn alla finestra. Adesso sparite dalla mia vista.
Balduccio de' Salani si inchin indietreggiando e il servo fece appena in tempo ad aprire la porta, evitando di farvelo sbattere contro. Filippo usc stizzito e senza porgere saluti di sorta. Appena fuori, chiam a s i suoi sgherri.
Quanto a Lapo Cancellieri, non si mosse. Messere... ci sarebbe la faccenda del Castracani, di cui vorrei parlarvi.
Ormanno volt parzialmente il capo, concedendogli la sua attenzione.
Lapo spieg: Le truppe lucchesi si stanno concentrando nelle campagne di Montecatino. Godono dell'appoggio dei ghibellini fiorentini e le mie spie dicono che anche i pisani invieranno un discreto contingente, anche se stanno cercando di tenere la cosa segreta. Lo fanno per non avere futuri fastidi dal Castracani, che gode di molti appoggi in quella citt. Se consideriamo che abbiamo avverso il mercenario ghibellino pi temuto della cristianit, temo bisogner aspettarsi un assedio feroce. Fece una breve pausa. Quello la guerra la sa fare.
Ormanno annuiva ripetutamente. Sotto i suoi occhi il mercato brulicava di gente e il brusio giungeva fin lass. Era consapevole che quando il Castracani avesse dato inizio all'assedio le provviste per i popolani e gli uomini d'arme avrebbero iniziato a scarseggiare: carestia e pestilenze avrebbero decimato donne e bambini. Con l'appoggio della parte ghibellina di Firenze che, era chiaro, ambiva al controllo del Comune, Castruccio Castracani era in sostanza imbattibile. Bisognava quindi attivarsi verso altre soluzioni. Avrebbe, per cominciare, messo in allerta le spie che agivano a Firenze e Lucca; aveva qualche persona affidabile anche a Vinci e Santo Gimignano. Inoltre avrebbe inviato una missiva alle famiglie senesi di parte guelfa, chiedendo loro di intercedere con i fiorentini. Anche se tra i comuni di Siena e Firenze non correva buon sangue e vi erano contnue scaramucce lungo i confini, il flusso di denaro rimaneva costante, gonfiando i forzieri delle famiglie pi importanti. Commerci di ogni genere, cambiavalute dislocati nei mercati principali, banchieri con filiali in diversi regni europei erano, insieme, fattori da tutelare oltre ogni concetto di avversit e le stesse scintille che innescavano focolai e scatenavano battaglie. A ogni modo, il vecchio Ormanno sapeva bene che Siena avrebbe potuto interporsi se solo avesse avuto interesse nel farlo.
Lapo interruppe i suoi pensieri: Signore.... Si schiar la gola per attirare l'attenzione.  inutile che io vi ricordi quanto i nostri interessi e possedimenti siano in pericolo. Vorrei cogliere l'occasione per sottoporvi una faccenda particolarmente delicata. Si tratta della santa reliquia... se i lucchesi dovessero saccheggiare la citt, non possiamo permettere che la facciano propria.
Ormanno si volt di scatto. Una luce sinistra balen nei suoi occhi. Da quando siete interessato alle faccende religiose?
L'altro si schiar la gola: Il Signore  la mia unica luce. Nella
cattedrale vi sono custoditi preziosi resti sacri e li difenderei al costo della mia stessa vita se sar neces....
 il tesoro della cattedrale che vi preme, non  cos Lapo? Vorreste approfittare dell'assedio... E penso che non sia la sola cosa che vi interessi. La corona del re Radagaiso  parte di quei gioielli, e voi lo sapete cosa si dice di quella corona. Persino il vescovo ne teme il potere. Si,  vero, c' chi ne nega addirittura l'esistenza... tuttavia, voi e io sappiamo benissimo che chiunque la possegga diventerebbe imbattibile. Abbiate il coraggio di ammetterlo.
Il volto del Cancellieri si trasform in una maschera di collera. Quel vecchio bastardo aveva l'intuito che la sua fama vantava. Non rimaneva che continuare a fingere per evitare le sue ire. Abbass il capo sottomesso. Mio signore, temo per i miei interessi e non lo nego, come tutti del resto! Ma la santa reliquia  cosa che lega tutta la citt sotto il nome di Cristo Nostro Signore. Non voglio che cada nelle mani dei nemici. Vecchio bastardo, lo maled tra s.
Il Capitano del Popolo incroci le mani sulla pancia. Serr le labbra rabbioso per poi mutare espressione fingendo comprensione. Occupatevi della difesa di palazzo. Disponete le guardie e aumentate le loro paghe... tenteranno di corromperli di sicuro, dobbiamo impedirlo. Seguite voi stesso la difesa delle mura, quell'idiota di Balduccio de' Salani ci farebbe cadere al primo assalto. Starebbe meglio in un bordello a farsi sodomizzare da una turma di cavalieri sassoni. Infine scovate un nascondiglio sicuro per il tesoro della cattedrale e... sogghign ... per la sacra reliquia a voi cos cara.
Ci sarebbe anche la questione delle botteghe dei macellai. Sono settimane che non vengono riscossi i tributi.
Sono certo che mio nipote Filippo sapr risolvere questo
problema.
Quando Ormanno si volt nuovamente verso l'ampia trifora per contemplare la piazza, Lapo comprese che era venuto il momento di andarsene.

Deserto di Haifa.
La terra che gli arriv sul volto era stata sollevata dalla punta rivolta all'ins dello stivale di un guerriero nemico. Il fastidio lo svegli e Ruggero da Suio si rese conto di avere le mani legate dietro la schiena. In bocca aveva il disgustoso sapore del ferro e della sabbia. Vedeva solamente da un occhio, poich l'altro era gonfio e pesto. Del sangue raggrumato gli tirava la pelle del volto.
Lo stesso guerriero lo costrinse a mettersi in ginocchio a fianco degli altri Ospitalieri sopravvissuti.
Guardandosi attorno, vide che i nemici avevano accatastato in tetre piramidi i corpi dei suoi commilitoni. Pi a valle stavano sgozzando una trentina di fanti che, come lui, si trovavano in ginocchio con le mani dietro la schiena. Uno dopo l'altro cadevano con la gola squarciata dagli infedeli.
Il terrore si impossess di lui. Il cavaliere accanto, assai anziano, lo guard di traverso. Fatti coraggio ragazzo... tra poco renderai l'anima al Signore e sar una morte degna di un cavaliere. Poi abbass lo sguardo, riprendendo a recitare le sue preghiere.
Ruggero cerc goffamente di liberare le mani, ma la corda era troppo serrata e dovette rinunciare. Non voleva finire in quel modo: la voglia di vivere era cos forte che fino a quando avesse avuto un granello di forza non avrebbe ceduto alla rassegnazione.
Non voglio finire cos... non voglio... ripeteva sommessamente. Buon Dio, salva la mia vita, ti supplico!
L'anziano cavaliere inginocchiato accanto a lui alz il capo vedendolo alzare le braccia. Ragazzo, non c' pi niente da fare. Ti consiglio di pregare il Signore perch accolga benevolo la tua anima, non per salvare la tua vita terrena.
Ruggero lo guard: come poteva arrendersi in quel modo? No, lui doveva continuare a sperare.
Un cavaliere saraceno si diresse verso di loro. Quando vi giunse, un soldato afferr subito le briglie del cavallo mentre un altro si chin sotto di essa per permettere al nobile di scendere.
Il cavaliere aveva una corazza intarsiata alla maniera bizantina. L'elmo conico cinto da stoffa rossa. La spada ricurva. Il suo sguardo penetrante come la punta di una lancia si pos sui cavalieri cristiani.
Si espresse con un latino accettabile: Sono Hassuf Amir Ftall, comandante della cavalleria. Sono di nobile stirpe e soltanto a me  concesso di parlare agli infedeli. Ho studiato latino e le scienze presso l'ateneo di Florentia: conosco le vostre usanze e il vostro credo. Tolse i guanti e li assicur alla cinta. Si assicur che tutti gli Ospitalieri lo stessero vedendo. Nell'infinita bont di Allah, vi verr data una possibilit di salvezza: convertitevi all'islam e vi sar lasciata la vita. Negate questa possibilit e...
Il prete catturato inizi a strepitare: Blasfemia! Non dategli ascolto o brucerete nelle fiamme ggghh....
Gi un soldato gli aveva infilato la sua lama nella gola, aprendo una larga lacerazione da cui zampillavano scarlatti fiotti di sangue. Ruggero distolse lo sguardo e la scena non sfugg agli occhi del comandante saraceno.
Non amo venire interrotto.
Le mosche si posavano sulla pozza di sangue che si era allargata sotto il corpo, impregnando la sabbia. Il comandante saraceno concluse il discorso: Convertitevi adesso e avrete posto
in salvo la vostra esistenza. Senza indugiare, estrasse un pugnale e inizi a sgozzare il primo cavaliere.
Altri soldati presero a tagliare le gole dei prigionieri che caddero in rapida successione, impedendo cos di ragionare sulla proposta appena ricevuta. Volevano indurli ad agire senza consapevolezza.
Due e poi altri cavalieri cristiani presero a urlare che si sarebbero convertiti. Altri invece inveivano, dando loro dei traditori della vera fede.
Ruggero chiuse gli occhi chiedendo perdono a Dio per i suoi peccati, cos come gli era stato insegnato dalla dottrina della sua religione. Abbass il capo guardando il surcotto d'arme su cui era impressa la croce dell'ordine. Era davvero giunto il suo momento, realizz amaramente.
Avvert una mano forte che lo afferrava per i capelli costringendolo a esporre il collo. Una lama gelida si poggi sulla gola iniziando a premere.
Non ancora! url il comandante avvicinandosi.
Il saraceno si ferm, senza mollare i capelli di Ruggero.
Il nobile si rivolse a lui con un sorriso di scherno: Hai paura? Temi per la tua fine?.
Il giovane Ospitaliere annu.
Puoi salvarti se lo vuoi... Un sorriso si apr sul volto altero. Il mio Dio sa essere misericordioso.
Come lo sarebbe il mio ribatt Ruggero.
Il nobile si irrigid. Sei arrogante anche prima della morte? Vediamo un p... Giocherell coi pollici tra le mani incrociate. Cosa stavate cercando qui, in pieno deserto? domand.
L'Ospitaliere serr le labbra. Il soldato lo stratton per i capelli ma venne fermato dal nobile, che lo ammon nella sua lingua.
Hassuf Amir Ftall sorrise amabilmente. Se ci rivelerai il morivo della vostra incursione, avrai salva la vita. Hai
potuto constatare che viene dato seguito a ogni mio ordine e ogni mio desiderio  legge tra i miei uomini. Convinciti a svelare il motivo della vostra presenza qui e ripartirai verso casa rifocillato e sul tuo cavallo prima del calar del sole.
Ruggero prese a tremare. Per rabbia e timore. La prima era dovuta alla constatazione che si trovava in quella situazione a causa dell'assurda pretesa del pontefice di recuperare le reliquie rimaste in Terra Santa. Alla capitaneria avevano deciso di intraprendere la missione nonostante sapessero che si trattava di un'incursione imprudente, poich da decenni quei territori erano sotto dominio saraceno.
L'Ospitaliere cerc invano di ritrovare la calma. Alz lo sguardo verso il nobile saraceno.
(Allora, cristiano? Ti decidi o devo richiamare il carnefice? Indic il soldato che stringeva in mano il pugnale dal quale colava ancora il sangue dei suoi commilitoni.
Ruggero venne scosso da un conato di vomito, osservato in divertito silenzio.
Solo quando Hassuf Amir Ftall scoppi in una fragorosa risata gli altri soldati iniziarono a ridere.
Legatelo per il collo, torniamo a Hattin ordin il nobile.
Due soldati gli fecero un cappio e lo costrinsero ad alzarsi. Uno di essi sput al suo indirizzo, imprecando nella propria lingua.
Hassuf Amir Ftall mont a cavallo e fece un segno a un ufficiale. Questi gli diede seguito trasformandolo in un ordine.
Due suonatori soffiarono con forza all'interno dei corni e
l'armata degli infedeli si mise in marcia verso oriente.
L'avanguardia, una cinquantina di cavalieri, scatt in avanti. Seguivano i guerrieri appiedati, per lo pi lancieri e arcieri, mentre subito dopo veniva la fanteria; chiudeva la lunga fila Serpeggiante la cavalleria.
Ruggero era stato legato a un dromedario che procedeva a passo lento ma costante. Si chiedeva continuamente perch il nobile l'avesse tenuto in vita, senza riuscire a darsi risposta.
Lanci un'ultima occhiata al campo di battaglia cosparso dei corpi dei suoi compagni. Le fila dei superstiti giustiziati per aver rifiutato di convertirsi all'islam erano gi state prese d'assalto dai corvi e dagli avvoltoi.
L'insegna strappata del suo reparto sventolava alla brezza della sera. Segnava l'ultima impresa di quel gruppo di cavalieri dell'ordine degli Ospitalieri di San Giovanni.
Il canto cadenzato dei guerrieri in marcia distolse Ruggero da quei pensieri.
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CAPITOLO 4.
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Isotta depose l'ultimo rotolo di stoffa su uno degli scaffali. La giornata era al termine e dalla finestrella penetrava la luce aranciata del crepuscolo.
Sentiva il bisogno di camminare un po': voleva starsene un poco sola. Con un sorriso Isotta vide che Maffeo aveva gi iniziato a chiudere la bottega con i pannelli lignei da incastrare nelle scanalature della pietra. Isadora aveva raccolto le assi da sistemare dietro di esse per tenerle ben salde, si vedeva che aveva impazienza di tornare a casa.
Isotta si avvicin al padre con occhi mielosi. Padre... io comincerei ad avviarmi. Volevo cogliere dei fiori per nostra madre. Lanci un'occhiata d'intesa alla sorella. Con un grugnito, ci le fu negato.
Padre, vi scongiuro. Avevo fatto un fioretto in cui mi ero posta di compiere tale gesto...
Maffeo ci riflett qualche istante, dopodich acconsent, ammonendola: Quando chiuder la porta di casa... le carezz i capelli con le grosse mani ... dovr trovarti l ad aiutare quella celeste madonna, siamo intesi?.
Isotta fece segno di s con il capo e sgusci via. Correndo url. Siete il padre pi buono del mondo, vi adoro!.
Maffeo ridacchi e con Isadora continu ad applicare i
pannelli. Quando ebbero terminato, l'uomo estrasse dalla sacca una grossa chiave, che inser nella serratura iniziando a dare le mandate. Lui e Isadora presero per il passaggio sotterraneo che conduceva alla base della Torre del Guercio, cos detta a causa dell'unica finestrella della struttura difensiva, rivolta oltre le mura.
Isotta intanto era gi arrivata dinnanzi la chiesa dedicata a san Paolo, mentre le porte della citt stavano per esser chiuse.
Lei usc da una posterla da cui entravano i mezzadri e pastori ritardatari.
Super il fossato percorrendo il ponte delimitato dalle torce. Era un vero spettacolo. Poi si trov in un vigneto e inspir forte l'aria fresca della sera. Gli occhi erano lampi di tempeste, perch sapeva cosa l'aspettava. Poteva cogliere i fiori pi belli per sua madre, mentre sognava del suo amore pieno di passione per il cavaliere che l'avrebbe liberata dal signore del castello. Sospir ricordando la candca di quel menestrello venuto da Avignone qualche anno prima. Le dita strimpellavano quel motivo cos pieno di tormento e sentimento. Anche lei inizi a canticchiarlo. Sognare la faceva sentire cos bene...
Constatando di aver ormai colto un bel fascio di fiori, inizi a incamminarsi di rientro, verso le mura. Si accorse per che il sole era calato velocemente e prese ad accelerare il passo fino a correre. Il timore di trovare tutti gli accessi serrati aumentava a ogni passo e purtroppo quel brutto presagio si tramut in certezza. La grande porta era chiusa e le guardie avevano chiuso anche la posterla. Era rimasta fuori citt e avrebbe dovuto trascorrere la notte all'addiaccio. Sola e in balia di lupi e malintenzionati.
Spinta dalla disperazione, lanci un grido per attirare l'attenzione delle guardie. Una di queste si affacci dalle merlature, reggendo una torcia. Quando si accorse della presenza della ragazza, si gratt il mento. Chi sei? Cosa ci fai l fuori?
Isotta, il viso rivolto all'ins, mise i pugni ai fianchi. Sono la figlia di Maffeo, lo venditore di stoffe, e mi sono accorta in ritardo che stava per imbrunire. Sono arrivata tardi e le porte erano gi tutte chiuse cerc di spiegare, piena di speranza.
La guardia fece segno di attendere e spar.
Isotta si strinse nelle braccia cercando di ripararsi dal freddo e rimase in attesa.
Quando il milite fece ritorno sulle mura, la rassegnazione che aveva stampata sul volto anticip le sue parole: Ragazza, non porto buone per te. L'ufficiale  stato categorico, nessuno pu entrare in citt dopo il crepuscolo. Dovrai aspettare domani mattina... alle prime luci. Allarg le braccia come fa chi ha fatto tutto il possibile.
La ragazza scosse la testa incredula. Ma dico... siete sempre cos rigorosi? Solitamente lasciate una mezz'ora di comporto per chi ritarda, prima di serrare i varchi. Perch questa sera avete avuto cos premura?
La guardia mise le mani avanti come per difendersi. Da quando i lucchesi ci provocano, cerchiamo di evitare brutte sorprese. Mi dispiace madonna, credo non ci sia altro da dire. Il soldato rientr.
Vedendo che non vi era pi alcuna attenzione nei suoi confronti, presa dall'ira Isotta sbrait: Screanzato, io sono pistoiese di nascita, dovrei poter avere accesso alla mia... indic se stessa con il pollice, impettita ... citt quando pi mi piace! Sar il podest in persona a strapparti la lingua durante la tua esecuzione, mi hai sentito guardia?.
Priva di risposta, Isotta si rassegn. Adesso doveva pensare a come aggiustarsi per far trascorrere alla meglio la nottata.
Doveva approfittare dell'ultimo chiarore per costruirsi un giaciglio per quanto possibile sicuro. Si diresse quindi verso il bosco, che si stendeva fin quasi a ridosso delle mura, alla ricerca di quanto le sarebbe occorso. Una volta suo padre le
aveva mostrato come costruirsi un giaciglio di fortuna usando solo pietre, rami e foglie: era il momento di mettere a frutto quegli insegnamenti.
Raccolse dunque ogni cosa potesse sembrarle utile, compresi fronde e arbusti. Scelse uno slargo e inizi a innalzare una sorta di tenda a ridosso di un grosso albero. Scav una buca in cui inser un paletto che terminava a forca, sulla cui sommit appose un lungo ramo che agganci all'albero. Con le fronde fece il resto della copertura e le poggi ai lati creando una specie di gabbia.
Adesso toccava alle pietre. Ne raccolse di grandi abbastanza per dare stabilit alla struttura e le dispose.
Stremata ma soddisfatta, sedette a terra. Una ciocca di capelli sudati fuoriusciva dalla cuffia e si era appiccicata alla fronte.
Adesso, cara Isotta, raccogli un bastone da usare contro i malintenzionati e cerca di riposare quanto possibile. Domani tuo padre sar preoccupato e... furioso. Te le suoner di santa ragione e resterai chiusa in casa per molto, molto tempo. Parlava a se stessa come se si rimproverasse. In realt era un tentativo per farsi coraggio.
L'aria si stava raffreddando, si rannicchi alle ginocchia.
A un tratto per, lo scalpiccio di cavalli cattur la sua attenzione. Si affacci dal suo giaciglio giusto in tempo per vedere una posterla delle mura che veniva richiusa dietro un drappello di cavalieri. Non vi erano stendardi n insegne. Tutti indossavano mantello e cappuccio calato sul volto, ma quando le passarono vicino con le torce in mano, fu certa di riconoscere Filippo de' Tedici alla testa del gruppo.
Chiss dove stanno andando a quest'ora...
Non si accorsero della piccola capanna di fortuna, constat rassegnata e incuriosita.
Riprese a dondolarsi canticchiando una ninna nanna che le
cantava sempre sua madre per farla addormentare e, lentamente, scivol nel sonno.
Madonna, mi sentite? Madonna... Filippo porse la mano guantata alla ragazza ancora nel dormiveglia. State bene? Riuscite a sentirmi? Non vi fa bene stare qui, destatevi.
Egli non credeva ai suoi occhi, era la ragazza del mercato. Isotta. Non avrebbe mai immaginato di incontrarla in una circostanza cos assurda. Se ne stava fuori le mura nel bel mezzo della notte, in un giaciglio che avrebbe fatto ribrezzo a un sorcio.
Filippo insistette, scuotendola per una spalla.
Isotta apr gli occhi, trovandosi di fronte Filippo inginocchiato accanto e, dietro, il suo seguito. Scatt indietro, raggomitolandosi con le spalle schiacciate al tronco dell'albero. La luce tremolante e rossastra delle fiaccole non permise alla ragazza di riconoscere immediatamente il volto che le stava di fronte, poich rimaneva in ombra. Cosa volete? Vi prego... abbiate piet di me. Non riusc a nascondere il terrore.
Filippo allung la mano, raccogliendo quella di lei. Isotta... taglierei la gola a chiunque provasse a farvi del male. State tranquilla adesso, con me rientrerete dentro le mura.
Isotta riconobbe la voce e, sporgendosi un po' in avanti per uscire dall'oscurit della profondit del suo giaciglio, constat con sollievo che si trattava del nobile Filippo de' Tedici.
Sgattaiol fuori dal riparo e gli gett le braccia al collo. In preda alle pi forti emozioni e finalmente libera dalla paura, spieg all'altro cosa avesse segnato le sue ultime ore, con la guancia poggiata al petto di lui. Era dispiaciuta perch la sua famiglia sarebbe stata preoccupata per la sua sorte e scoppi a piangere.
Filippo cerc di rassicurarla, mentre un armigero gli porgeva le briglie del suo stallone da guerra, che sbuffava dalle
froge emettendo nuvole di condensa. Lorenzo e Pancrazio si scambiavano gomitate d'intesa e imitavano pose oscene, maliziosi, mentre il loro padrone aiutava Isotta a montare sul cavallo.
Filippo mont dietro di lei. Al suo segnale, il drappello si avvicin a passo lento alla Porta Gaialdatica, fermandosi a poca distanza.
Le sentinelle si affacciarono alle merlature. Isotta riusc a intravedere gli arcieri nascosti, pronti a scoccare. Filippo la cingeva con le braccia tenendola al caldo del suo stesso mantello, abbastanza ampio da coprire entrambi.
Sono Filippo de' Tedici, aprite io vi dico! url sicuro.
Non mancava molto all'alba e gi una lingua rossastra faceva da contorno all'orizzonte. Nel momento stesso che l'ufficiale di sopra comprese chi si trovava sotto le mura, gir l'ordine di aprire una posterla.
Varcato il passaggio, Filippo fece segno a Pancrazio, che raccolse un sacchetto di pelle dalla cintola e lo soppes con la mano. Il tintinnio metallico che produsse tolse ogni dubbio all'ufficiale di guardia. Pancrazio poggi il sacchetto nella mano dell'uomo che ne fu lieto e ricambi con un inchino sprezzante nei confronti di Filippo. Questi, per, non lo degn di attenzione e prosegu il suo cammino.
Devo portarvi a casa madonna... indicatemi la direzione chiese a Isotta, ma mentiva: Lorenzo lo aveva ben informato sul luogo in cui lei dimorava con la sua famiglia.
Isotta arross e si strinse nelle spalle. Nel vicolo del Cioncio... accanto alla bottega del farmacista. L dimoro con mio padre Maffeo, che tutu in citt chiamano "Lo Stracciaro", mia madre e mia sorella Isadora.
Lui sorrise, sapeva anche tutte quelle cose.
A passo lento, il cavallo di Filippo si diresse verso la casa di Maffeo, mentre il drappello seguiva a breve distanza. La luce
delle torce, proiettate sulle pareti degli stretti vicoli, dava una sinistra mobilit alle ombre dei cavalieri.
Maffeo stava afflosciato su uno scanno fuori della sua casa. L'imposta della finestra era aperta e sul davanzale sedeva Isadora, che guardava con apprensione suo padre che si disperava.
Erano in pensiero. Isotta lo sapeva, e avrebbe fatto a meno di causare quei dispiaceri. Sent una stretta al cuore nel sentire sua madre che piangeva dentro la cucina.
Quando Filippo ferm il cavallo di fronte a Maffeo, gli sguardi dei due si affrontarono. Il vecchio rimase di pietra quando riconobbe sua figlia in sella, tra le braccia del giovane. Lui odiava quella famiglia, che era prepotente a tal punto da riuscire a tenere le mani in pasta in ogni affare e malaffare.
Ma, fortunatamente, Isotta pareva stesse bene. Ed era quella la cosa che pi importava.
La ragazza smont e si gett ai piedi del padre, singhiozzando.
Padre, perdonatemi. Sono rimasta fuori senza accorgermi che stesse calando la sera e indic Filippo se non fosse stato per lui starei ancora l in balia dei lupi.
Maffeo aveva il viso tirato dall'ira e dalla preoccupazione. Gli toccava ringraziare quel giovane farabutto. Si rivolse al nobile, che lo guardava sfrontato dall'alto del cavallo e, tra i denti, gli disse che lo ringraziava per quanto aveva fatto. Chin il capo, in fondo aveva tirato fuori sua figlia da una brutta situazione.
Filippo tard a rispondere, continuando a fissare il Maffeo, che adesso pareva assai pi invecchiato agli occhi di Isadora che guardava la scena.
Stracciaro... fece una pausa per sottolineare la distanza tra le rispettive posizioni accetto la tua gratitudine, che vedo sentita. I cavalieri risero al sarcasmo.  stato un piacere tenere tua figlia tra le braccia. Se la sorte sar benevola, nella vostra dimora non torner una verginella volle concludere, affondando la lingua velenosa nell'orgoglio dell'anziano genitore. Quella frase scaten altra ilarit. Fatto ci, volt il cavallo e raggiunse il gruppo.
Solo quando sparirono dietro l'angolo, Maffeo tir un respiro di sollievo.
Nel rientrare, lui camminava avanti e Isotta seguiva senza proferir parola. Richiusa la porta, le sferr un sonoro schiaffo, che la costrinse a reggersi la guancia arrossata. Poi, mentre stava per rimproverarla sonoramente, vide accorrere sua moglie, che si lanci sulla figlia stringendola in un abbraccio colmo di sollievo. Anche Isadora si avvicin a loro con le lacrime agli occhi.
A quel punto, Maffeo decise che avrebbe punito sua figlia pi tardi. Adesso doveva ringraziare il santo patrono e andare ad aprire la bottega. Quindi, si avvicin con discrezione e si limit a carezzarle i capelli, prima di uscire borbottando. Il cantare di un gallo impettito segn il concludersi di una notte di angoscia e l'inizio di una nuova giornata.
Lanciando un'occhiata fuori dalla finestra, appur che da l a poco avrebbe iniziato a piovere.
Il cielo basso e plumbeo incupiva la citt. Chiuse l'imposta, continuando a vestirsi alla tenue luce di una candela.
Bastiano Bartolino indoss l'usbergo. Aveva pagato caro quella protezione, che aveva per il pregio di essere forgiata con ottimo metallo, che lo copriva dal collo alle ginocchia. Poi fu la volta della tunica, ormai logora, e del cinturone con la spada. Infine l'elmo a calotta.
Spense la fiammella e usc serrando la porta dietro di s.
Pacatamente si diresse verso la dimora dei Pucci, finora tra le pi blasonate e potenti della citt, per prendere servizio. Ancora frastornato per l'uccisione del suo compagno d'arme, non
pot fare a meno di pensare a quando aveva raccontato al vecchio Agostino de' Pucci, il capofamiglia, della tragica fine del figlio Tebaldo. Aveva lui stesso inseguito il suo assassino, senza per essere riuscito a fermarlo. Adesso le spoglie giacevano nel laboratorio del medicus Martino de' Vigiseldi, che le avrebbe esaminate prima della sepoltura.
Agostino aveva gi pi di settant'anni e si diceva che, come suo padre prima di lui, la longevit sarebbe stata una delle sue caratteristiche. Abile negli affari e fondatore di uno tra i primi banchi di cambiavalute della citt, le maldicenze lo dicevano di fede ghibellina, anche se lui mai lo avrebbe ammesso. Quel tremendo lutto l'aveva afflitto a tal punto che aveva smesso di occuparsi delle incombenze e degli altri figli, degli irresponsabili sregolati dediti solo al lusso. L'unica soddisfazione gli veniva data da Tebaldo, l'ultimo.
Nonostante la decadenza, la dimora dei Pucci era ancora considerata tra le pi prestigiose. Aveva perfino una torre dove poter custodire il tesoro di famiglia e i valori. In caso di assedio sarebbe servita a barricarsi all'interno, poich si trattava di un rifugio inespugnabile.
Disponeva di un modesto drappello di armigeri, mal equipaggiati ma comunque in grado di difendere la dimora, diversi cavalli e qualche fattoria oltre le mura da cui approvvigionarsi.
Come se non bastasse, Agostino de' Pucci aveva ancora del peso politico in citt e questo permetteva agli equilibri di non saltare e che a nessuno, tra tanti avvoltoi che giravano attorno ai suoi affari, pronti a piombarci sopra alla sua morte, venisse in mente di tentare qualsivoglia attacco.
Bastiano giunse alla porta della dimora con l'animo inquieto. Vide sui merli due sentinelle svogliate che si appoggiavano
alle Picche. Quando si accorsero di lui, fecero segno in basso e qualcuno apr la porta.
La guardia lo accolse con una calorosa pacca sulla spalla. Bentornato, Bastiano. Abbiamo saputo che hai avuto qualche disavventura sulle mura e non abbiamo parole per il povero Ezio.
Bastiano alz le spalle. Cercavamo di prendere l'assassino del Tebaldo ma...
L'altro alz le mani come per fermare Bastiano. Tebaldo era una testa matta, lo sapevano tutti. Aveva sfidato apertamente Lapo Cancellieri e Dio ce ne scampi della sua ira! Aveva addirittura ribattuto alle parole del Capitano dello Popolo. Lo hanno visto in molti.
L'espressione di Bastiano mut, evidenziando disapprovazione e rabbia. L'altro, rendendosene conto, cerc di mettere riparo alle affermazioni appena rese.
Non che fosse giustificato ammazzarlo in quel modo, sia chiaro. Dicevo solo che, in certe situazioni, sarebbe meglio tacere! Inizi a giocherellare con l'elsa della spada, imbarazzato.
Bastiano lo oltrepass senza rispondergli, evitando un sicuro alterco. Svogliatamente, si rec in armeria, dove raccolse la sua alabarda dalla teca, e fece per uscire, quando un rumore attir la sua attenzione.
Si affacci dietro una botte di legno marcio e sorprese il capitano che, ubriaco, sonnecchiava seduto a gambe spalancate. La sua cotta di maglia stava appesa alla spada e l'elmo gli ricadeva sulla faccia barbuta. La perdita di qualche dente aveva appiattito il mento, rendendo l'espressione ancor pi burbera di quanto gi non fosse. L'aspetto generale era trascurato, il pettorale in cuoio era logoro, mentre la tunica era sporca e annerita. Accanto vi era ancora la brocca del vino rovesciata.
Con disgusto Bastiano si avvide che si era urinato addosso. Stava per svegliarlo, ma si trattenne: si era sempre dimostrato un imbecille ubriacone e non meritava certo che qualcuno lo aiutasse a tirarsi su. Per l'ennesima volta.
Usc e sal sui camminamenti. Avvicin l'altra guardia con un colpetto sull'elmo. Sei arrivato prima di me. Sei pronto ad arrivare all'alba tutto intirizzito?
Giacomo annu. Ormai ci ho fatto l'abitudine.
Certe volte rimpiango il periodo al seguito dell'esercito papale.
A chi lo dici. Donne, sbronze e dadi. La vita da campo manca anche a me.
Be', adesso per hai un tetto solido sotto cui stare.
Mia moglie? Non fa altro che sbuffare e scoreggiare. Scoppi a ridere. A proposito, hai visto il capitano da qualche parte? ironizz.
Bastiano rise. S... immerso nel suo piscio. Ci ritroveremo il nemici dentro le mura che ci spellano vivi per poi appenderci per il collo, e lui se la dormir della grossa.
Giacomo scosse il capo e ridacchi amaramente. Hai ragione. Coi lucchesi alle porte  probabile che si cada in disgrazia prima dell'inverno termin guardando all'ins verso le nuvole gonfie di pioggia.
Entrambi rimasero qualche attimo in silenzio.
Dei lampi squarciarono l'aria, seguiti dal fragore dei tuoni. Qualche goccia tintinn sugli elmi, e subito dopo un acquazzone si rovesci sulla citt.
Bastiano e Giacomo si coprirono con i mantelli cerati. Con l'umidit che entrava fin nelle ossa, Giacomo fece qualche domanda a Bastiano, che fino al giorno prima aveva prestato servizio sui bastioni esterni.
Qualche novit? chiese.
Bastiano annu: Castruccio Castracani  rientrato a Lucca. Adesso  appoggiato dall'imperatore in persona. Lui e le altre casate ghibelline stanno espandendo il loro potere, mentre le parti guelfe ancora si scontrano tra loro e non trovano accordo su come fermarlo. Il suo esercito  accampato poco
distante da qui, ben attrezzato per giunta: i messaggeri riferivano di almeno quattro torri mobili per assedio e la cavalleria possiede ottimi cavalli da battaglia. Lo sguardo che rivolse a Giacomo fu molto chiaro: Pistoia avrebbe potuto resistere ben poco contro un esercito cos.
Bastiano fece poi qualche apprezzamento negativo sul comandante dell'esercito pistoiese, Balduccio de' Salani, che aveva paura della sua stessa ombra, e su Lapo Cancellieri che invece mirava solamente ai propri interessi. Scosse il capo sconsolato al pensiero che gli attravers la mente: i lucchesi che saccheggiavano la citt.
I discorsi si protrassero e cal il buio. La pioggia finalmente cess e sui bastioni vennero accesi i bracieri e le torce. La citt apparve costellata di chiarori.
Il banditore pass tra i vicoli urlando: Domani, prima del tocco, nella piazza dello domo si terranno le esecuzioni di due disonesti, considerati dal tribunale ecclesiastico nemici dello Comune!. Faceva qualche passo per riprendere fiato, per poi gridare nuovamente la stessa frase.
Chi verr giustiziato? domand Bastiano, quando la voce del banditore sfumava dietro i vicoli.
Giacomo scald le mani al braciere prima di rispondere con aria rassegnata: Due nomi eccellenti amico mio! Il primo  Francesco Ghirlandiere, lo mastro muratore. Parrebbe che la corporazione dei muratori lo abbia segnalato come traditore e amico dei ghibellini pistoiesi e addirittura lucchesi. L'altro... si accert con lo sguardo che l'altro stesse a sentire l'altro  Pietro Malaspina.
Bastiano sobbalz. Pietro Malaspina dici? Ma  il primogenito dei... e le parole gli si mozzarono in gola. Era un'altra importante famiglia di banchieri. Giacomo, ti rendi conto? Stanno eliminando i loro nemici uno a uno assassinandoli o condannandoli. Sono tutte fandonie messe su ad arte per
accusarli come traditori. S, i Malaspina non hanno mai nascosto le loro simpatie ghibelline, ma traditori del Comune, proprio no. Vedrai che allora toccher presto anche al vecchio Agostino. Cos, tutti i banchieri della citt fuggiranno, lasciando il posto ai Cancellieri e al loro seguito di bastardi.
Giacomo non pot fare a meno di notare che l'altro si infervorava mentre enunciava quelle predizioni e cerc di calmarlo: Suvvia bischero, se siamo bravi a non farci uccidere ci sta che, mal che ci vada, cambieremo padrone.
Bastiano lo fulmin con gli occhi. Non capisci? Questa  gente che non vuole testimoni. I Malaspina sono gente potente, eppure guarda cosa sta accadendo... un processo farsa e chiss quale condanna. Vide che l'altro stava capendo solo in quell'istante il senso delle sue parole e decise di continuare pi pacatamente: Mio caro Giacomo,  in atto una congiura che vede protagoniste le pi potenti famiglie della citt: Cancellieri e de' Tedici, e chiss chi altri.
Giacomo era pallido. La prospettiva di venire ucciso dagli sgherri di Lapo Cancellieri lo angosci.
Cal il silenzio mentre si scaldavano vicino al braciere. Il loro turno di guardia sarebbe durato fino all'alba, poi sarebbero andati direttamente in piazza per assistere alle accuse e alle condanne.
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CAPITOLO 5.
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Deserto, accampamento dell'esercito musulmano.
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Ruggero da Suio venne trascinato di forza dal palo cui era legato con una grossa catena fino alla lussuosa tenda del comandante Hassuf Amir Ftall, che lo attendeva giocherellando con la spada ricurva alla maniera saracena.
Lo gettarono in ginocchio al suo cospetto, costringendolo a chinare il capo sottomesso.
Dopo qualche istante di studiato silenzio, Hassuf Amir Ftall gli rivolse la parola: Avete pregato per le anime dei vostri commilitoni?.
Ruggero alz lo sguardo facendo segno di s con la testa.
E per voi... avete chiesto al vostro Dio di accogliere con benevolenza la vostra anima? lo pungol.
L'Ospitaliere non raccolse la provocazione e non rispose.
Ma il nobile saraceno lo incalz: Tra poco avrete la lingua che penzoler dallo squarcio della gola, cristiano, eppure non mostrate timore?.
Il cavaliere si decise a replicare: Vi sbagliate. Ne ho. Ma non sono nella condizione di poter cambiare il mio destino e questa costrizione a dir la verit mostr le mani legate alla schiena con scherno mi sta un po' stretta!.
Hassuf Amir Ftall esplose in una fragorosa risata. Mi  ignoto il motivo per cui non vi abbia ancora fatto sgozzare. Forse perch Allah, nella sua infinita misericordia, ha deciso che voi dobbiate portare a termine un compito per conto mio. Negli occhi pass un lampo di malevolenza.
Il cavaliere cristiano percep di avere di fronte un sanguinario privo di ogni scrupolo ed evit di mostrarsi troppo arrogante, rispondendo quindi con voce pacata: Signore, non credo di avere dei compiti da svolgere per conto vostro. Sono invece di fronte a un bivio certo, morire con la gola tagliata adesso, di fronte a voi, oppure tornare a casa, lontano da questa terra. Sostenne lo sguardo del nobile ufficiale.
Hassuf sobbalz sul seggio. Smise di giocherellare con la spada e si sporse verso il cristiano incatenato in ginocchio. Ci che lo colp fu il suo autocontrollo.
Ruggero, in quella circostanza, osserv meglio il suo volto affusolato e gli occhi scuri. La barbetta curata che finiva all'ins gli dava l'aspetto di un gargoyle, come quelli che svettavano sulle cattedrali.
Cristiano, voi sfidate la mia benevolenza. Probabilmente non vi rendete conto con chi state parlando... Continuando a fissare Ruggero, con la mano anellata chiam a s un ufficiale che studiava delle mappe in un angolo della tenda.
Il nobile Hassuf Amir Ftall gli diede un ordine nella sua lingua, facendolo impallidire. Senza ulteriori indugi, l'ufficiale estrasse un coltello dal fodero che teneva assicurato alla vita e Scanal la lama nell 'incavo del dito indice e medio della mano sinistra. Ruggero vide che la sua fronte si imperl di sudore. L'espressione era supplichevole, anche se celata da un finto coraggio e determinazione.
Hassuf Amir Ftall sibil: Vi do una dimostrazione del rispetto di cui godo.
Abbass di scatto la mano e il giovane ufficiale diede seguito all'ordinativo e si tranci l'indice di netto.
La falange cadde a terra, seguita dall'uomo che si afflosci sulle ginocchia, tenendosi stretta la mano mutilata. Due guardie
lo aiutarono ad alzarsi e uscire dalla tenda. Solo una volta varcata la soglia, l'ufficiale emise un urlo straziante.
L'Ospitaliere era impietrito. Hassuf non aveva mai staccato
il suo sguardo da lui e si divert a vederlo scosso in quel modo. Cavaliere... avete compreso? chiese.
Ruggero era disgustato. Davanti agli occhi passarono veloci le immagini dei suoi compagni d'arme caduti uno dopo l'altro per mano degli uomini di Hassuf Amir Ftall. Sgozzati per aver rifiutato la conversione. Nel preciso istante in cui i ricordi svanirono, decise che lo avrebbe ucciso con le sue stesse mani.
Cosa volete esattamente da me? Ruggero era furioso.
Il nobile saraceno lisci la barbetta appuntita. Notizie. Voi Ospitalieri avete ancora avamposti e fortezze. Quanti uomini, quante macchine d'assedio, quanti cavalieri... Strinse i pugni soddisfatto. I vostri rifornimenti, di quanto grano disponete e dove lo custodite. I punti deboli delle mura di Giaffa, per esempio.
Ruggero finalmente comprese quale era il prezzo della sua salvezza. No, non poteva farlo. Piuttosto sarebbe perito per mano di un infedele, conservando il suo onore.
Si rivolse a Hassuf Amir Ftall fissandolo negli occhi: State perdendo il vostro tempo signore. Da me non avrete mai le informazioni che cercate. Le vostre spie non fanno poi cos bene il loro mestiere, a quanto pare.
Il nobile si inalber. Sarebbe bastato un suo cenno e a quel bastardo di un cristiano avrebbero tagliato la lingua per il tono arrogante che aveva usato.
La vostra vita vale meno di queste notizie?
S, signore. Mai tradirei i miei correligionari n oltraggerei i vostri.
Voi saccheggiate, decapitate, violentate, impalate i seguaci di Allah. Non accetto morale da un infedele!
Credo che sia il mio sia il vostro Dio siano misericordiosi. Ci che sta accadendo inizia a non avere alcun senso. Il cavaliere cristiano cercava una via diplomatica; voleva almeno ottenere una morte rapida, senza torture.
Il nobile saraceno, invece, spost lo sguardo verso un angolo della tenda e con gesto sdegnoso della mano fece capire ai soldati di portarlo via.
Due armigeri lo afferrarono per le braccia e trascinarono fuori Ruggero senza riguardi. Lo condussero in una tenda, dove lo assicurarono a un palo conficcato per mezzo delle solite robuste catene. Uno dei due urin su di lui e quando uscirono sputarono al suo indirizzo.
L'Ospitaliere sent i polsi dolergli molto. Respir lentamente per cercare di calmarsi. Il nobile saraceno non era certo il tipo da sopportare la sua sfrontatezza, quindi c'era una certa sicurezza nel ritenere che avrebbero estorto le informazioni che cercavano infliggendogli chiss quale tortura.
L'inquietudine si impossess di lui, come una premonizione di ci che avrebbe patito.
Doveva fuggire dall'accampamento, oppure causare egli stesso la propria morte, evitando cos sicuri supplizi.
Non gli rimase altro da fare che chiudersi in meditazione e preghiera.

Pistoia piazza del duomo.
21 marzo dell'anno del Signore 1323.
Al mattino la piazza prese vita. Mentre la luce inondava il suolo e le mura del duomo, i venditori approntavano i banchi e
i fornai portavano focacce calde e botti colme di birra. Da un carro vennero scaricate le gabbie di un orso e di un lupo che avrebbero combattuto tra di loro, scatenando decine di scommettitori. Un giullare provava il gioco dei birilli, mentre un musico accordava il proprio strumento e un mangiafuoco allestiva lo spettacolo che avrebbe incollato centinaia di occhi sulle fiamme che avrebbe sprigionato dalla bocca.
I popolani iniziarono a confluire nella piazza. Qualcuno portava con s delle bestie che, nell'occasione, con un po' di fortuna sarebbero state vendute. Uova, verdura e frutta essiccata venivano barattate con stoffe, coperte, sego, pece.
Un soldato poggi una lunga scala al muro del Palazzo del Comune. Sal fino all'altezza della testa mozza che vi era stata appesa a marcire. La stacc e la ripose in una cesta, poi inizi la discesa sotto lo sguardo ammutolito di un gruppetto di marmocchi.
Quando fu a terra, mostr la testa, tenendola per i capelli, ai piccoli, che rimasero pietrificati. La pelle rigonfia si univa a un occhio semiaperto e dalla bocca fuoriusciva del muco giallastro e putrido. Il lezzo era nauseabondo. Una madre accorse per portare via suo figlio, mentre il soldato rideva.
Il brusio della folla termin quando fece ingresso la carrozza che trasportava Giovanni da Siena, l'inquisitore della Chiesa. Sarebbe stato lui a rappresentare le accuse nei confronti degli imputati.
La carrozza attravers lentamente la piazza seguendo la strettoia aperta dalle guardie e respingendo le persone. La mano guantata di Giovanni da Siena fuoriusciva dal finestrino della carrozza facendo continui segni di croce. Al suo passaggio gli uomini tolsero il copricapo e tutti si segnarono.
Il corteo non si era ancora concluso. Fate largo, fate largo massa di puzzolenti... url un cavaliere mentre tratteneva a
fatica il suo cavallo fate passare il Capitano dello Popolo, lo magnifico messere Ormanno de' Tedici. Toglietevi di mezzo!
L'anziano Capitano del Popolo camminava lentamente e teneva sotto braccio una pergamena arrotolata.
Era accompagnato dal comandante della milizia di palazzo Lapo Cancellieri, che poggiava la destra sul pomo dell'impugnatura della spada. Camminava con fare altero, guardandosi dal dispensare sorrisi ai popolani che si aprivano al loro passaggio.
Bastiano e Giacomo se ne stavano sotto la torre. Avevano ormai concluso il loro turno di guardia alla dimora dei Pucci. Il tempo non era migliorato e ancora nuvole plumbee stazionavano basse.
 arrivato il Capitano del Popolo, scortato da quel lestofante di Lapo. Sono curioso di conoscere le accuse contro il Malaspina. Era noto che il suo banco stesse accogliendo i tanti clienti scontenti dei tassi offerti dallo monte dei Cancellieri. Fece un'espressione rassegnata. Vedrai che questo processo sar un buon pretesto per toglierselo di mezzo profetizz Bastiano.
Giacomo scosse il capo, ma prefer non rispondere.
Il brusio della folla riprese, coprendo anche le loro voci. Le campane iniziarono a suonare, causando il volo di uno stormo di uccelli. Fu in quell'istante che Giacomo gli diede una gomitata al fianco, richiedendo l'attenzione dell'amico.
Guarda l Bastiano... arrivano i Malaspina.
La folla si apr al passaggio della famiglia dell'imputato. Accadeva di rado che chicchessia di nobile casata venisse appeso Per il collo o subisse una condanna esemplare; al massimo, - era l'esilio. Tuttavia, Pietro, l'accusato, era stato condotto l in catene. Sua moglie assisteva ammutolita a ci che accadeva; si vedeva che aveva pianto molto. Nonostante ci teneva il mento alzato, oltre la balza della veste scura e impreziosita da perle
nere. Il fratello di Pietro la teneva sotto braccio e, ogni tanto, le sussurrava parole di conforto.
La figlia piccola si reggeva con la mano alla gamba dello zio. L'altro figlio, ancora in fasce, veniva portato dalla nutrice qualche passo indietro.
I Malaspina erano considerati uniti e assai potenti, anche se non proprio dei santi.
La folla parve ricambiare quell'evidente dolore con un attimo di imbarazzante silenzio. Si trattava, invece, di semplice curiosit nel vedere che faccia avessero i nobili quando anche loro respiravano l'aria fetida della morte.
Si lev qualche grida: Sudici... maledetti!
Lo impiccheranno, quel bastardo!
Alla forca! Alla forca!
La gabbia, lasciamolo marcire nella gabbia.
Sentendo quelle frasi, la moglie dell'imputato cel il proprio volto con il cappuccio del mantello. Il cognato aveva preso a guardarsi attorno, preoccupato. La situazione sembrava degenerare.
Una donna, col capo coperto da una cuffia, si fece largo tra la calca e tolse il cappuccio alla moglie di Pietro Malaspina. Segu un attimo di scompiglio, perch la donna rise a squarciagola prima di iniziare a insultarla: Eccola la sgualdrina! Mostra il tuo volto, ignobile, tu che godevi e guaivi mentre fottevi tra comode lenzuola di raso pagate con i nostri denari. E guardati adesso....
Un folto gruppo di popolani scoppi a ridere.
Un'altra donna le fece eco: Quando tuo marito penzoler dalla forca da chi ti farai montare?. Per dare pi enfasi a quelle parole, si strinse i seni fingendo di leccarseli.
A quel punto intervennero le guardie, che respinsero le donne tra la massa di gente e contemporaneamente fecero largo, facendo avanzare la moglie del Malaspina.
Un'altra donna ancora riusc a intrufolarsi fino a sputare addosso alla Malaspina. Una guardia la ricacci indietro assestandole un calcio allo stomaco, assumendo subito dopo una posizione di difesa. Fortunatamente nessuno pi si fece avanti.
Gli insulti cessarono solamente quando i Malaspina trovarono sistemazione tra le prime file, accanto alla famiglia del mastro muratore, assai pi modesta.
Filippo, seguito dai due sgherri Pancrazio e Lorenzo, fece il suo ingresso nella piazza ancora in sella, incurante del rischio di travolgere qualcuno. La gente inve contro di lui, avendo per l'accortezza di non farsi sentire. Subito Pancrazio si allontan per raggiungere il banco dell'oste che cuoceva una porchetta. Ne prese qualche trancio e ne distribu a Filippo e Lorenzo. Non c'era nulla di meglio che gustarsi il processo mettendo qualcosa sotto i denti.
Al suono delle trombe vennero condotti gli imputati al cospetto del tribunale.
Il mastro muratore Francesco Ghirlandiere e il banchiere Pietro Malaspina vennero fatti scendere dal carro trainato da un poderoso bue e camminavano a passi stretti, obbligati dalle catene alle caviglie. Anche le mani erano serrate e i polsi sanguinanti. Erano sporchi in viso e gli abiti erano strappati in pi parti. Il banchiere era privo di una calzatura.
L'attenzione di Bastiano and al mastro muratore. Si teneva l'avambraccio sinistro, poich la mano aveva le dita torte in modo innaturale. Entrambi si guardavano attorno disorientati, consapevoli del nefasto destino che li attendeva.
Come se avessero ricevuto un ordine di cui per Bastiano non s'era accorto, gli armigeri sistemarono i due in un angolo. Sulla piazza cal immediatamente il silenzio.
Bastiano strinse le labbra con disapprovazione. Guarda l, Giacomo gli diede un colpetto sulla spalla, indicando la
direzione del palco con il mento. L'inquisitore sta per leggere le accuse.
Giovanni da Siena si alz e srotol una pergamena da cui pendevano i sigilli papali in ceralacca scarlatta. Indossava la tunica ecclesiastica bianca e nera e un copricapo la cui punta calava dietro fino a terra. Una grossa croce pendeva dalla collana in oro. Url: In nome dello popolo pistoriense e per conto di codesto perfettissimo tribunale, do lettura delle accuse rivolte agli imputati.
Attese un po' prima di riprendere. Sorvol la piazza con lo sguardo per assicurarsi di aver ottenuto l'attenzione di tutti. Venga condotto innanzi a codesto perfettissimo tribunale il primo imputato.
Gli armigeri trascinarono per le catene il mastro muratore. L'uomo, spaurito, teneva le spalle ricurve ed evitava di guardare la gente.
L'inquisitore raccolse nei polmoni tutta l'aria di cui fossero capaci. Francesco Ghirlandiere, avete contribuito a costruire mura difensive presso la rocca del Serravalle, sebbene sia noto che quella rocca viene eretta dai ghibellini per fortificare i loro avamposti? fu la domanda diretta del prelato.
Il muratore mostr i polsi stretti dalle catene rivolgendosi al tribunale, i cui membri lo fissavano privi di benevolenza. Ho provveduto solamente alla realizzazione di muri di contenimento.  un'opera che mi  stata commissionata dalla corporazione dei muratori e io, con la mia squadra, ho accettato. Non ho fatto altro che fare il mio mestiere, magnifico tribunale.
Terminata la risposta, Ormanno de' Tedici bisbigli qualcosa all'orecchio del vescovo. Entrambi annuirono gravemente.
Il muratore riprese: Io e la mia famiglia siamo devoti allo Altissimo e non manchiamo mai di onorarlo. Non ho fedi politiche, poich non abbiamo cos elevate aspirazioni. E forse ingiusto accettare commissioni seppur provenienti da
fazioni opposte, quando si tratta di opere edili, vi chiedo? concluse ansimando. Era il disperato tentativo di avere salva la vita e sper di aver utilizzato le frasi pi appropriate.
Giovanni da Siena mut l'espressione. L'ira si impossess di lui e gli occhi si fecero piccoli e penetranti. Url alla piazza: Questa  blasfemia! Costruire torri o mura difensive per i ghibellini equivale a schierarsi con essi. Avete contravvenuto alle indicazioni della Chiesa e dello stesso pontefice! e si fece il segno della croce, imitato dalla folla. Qualcuno faceva gli scongiuri e altri sputavano a terra. Iniziarono a levarsi alcuni insulti.
Bestemmiatore!
Traditore!
Alla gogna, alla gogna!
Sodomita!
I miliziani si frapposero tra la folla e il palco da cui guardava tremante il muratore, evitando che lo linciassero. Una pietra scagliata da chiss dove lo colp sullo zigomo, che si lacer iniziando a sanguinare.
Il muratore cerc il volto di chi lo avesse colpito e di chi lo stesse insultando, invano. Il proprio era una maschera rossa di dolore e avvilimento.
L'inquisitore riprese rivolgendosi alla gente: Vi sono tra di voi persone che possano testimoniare a difesa dell'accusato?.
Ovunque posasse gli occhi si notavano sguardi abbassarsi verso il suolo. Il timore di sottostare alle torture dell'Inquisizione erano tali da indurre tutti a un prudente silenzio.
Dopo qualche istante che parve essere interminabile, Giovanni da Siena torn a sedere a fianco del vescovo e del Capitano del Popolo. Ormanno de' Tedici si consult con gli altri membri del tribunale prima di alzarsi e pronunciare la sentenza.
Francesco Ghirlandiere url in tono autorevole le prove contro di voi sono state esaminate e sono indiscutibili. In qualit di Capitano dello Popolo pistoriense e con l'approvazione
dell'eccellentissimo vescovo si volt verso l'alto prelato raccogliendo un cenno di approvazione in assenza di testimonianze o prove che dimostrino il contrario, io vi condanno al taglio della mano mancina, cos che non potrete pi esercitare la vostra professione a favore degli infami ghibellini.
La folla esplose in un boato. Al mastro muratore cedettero le gambe. Urlava piet, chiedendo di poter parlare ancora. Lanciava occhiate disperate alla moglie che veniva strattonata dalle persone che l'appellavano come meretrice.
Bastiano imprec contro il tribunale. Giacomo invece si alzava sulle punte per vedere cosa stesse accadendo.
Quattro armigeri trascinarono Francesco Ghirlandiere sul ponteggio, dove era stato approntato il necessario per l'esecuzione della pena. C'era un ceppo di legno largo e robusto, e incastrata vi era un'ascia dalla lama larga; accanto era sistemato un braciere con delle tenaglie infilate nella brace ardente.
Le urla di disperazione del condannato riecheggiavano in ogni angolo della piazza. Venne fatto inginocchiare dietro il ceppo, retto dalle forti braccia degli armigeri. Il boia, con il viso celato dal cappuccio nero, sal lentamente le scale. Arrotol le maniche della tunica e infine incroci le braccia in attesa.
Un giovane prete, esile e timoroso, si avvicin al condannato recitando un salmo che accompagnasse il condannato alla sopportazione del supplizio.
Giovanni da Siena torn a sedere, voltandosi verso il palco dove si stava dando esecuzione alla sentenza. Gli venne servito dell'idromele. Ormanno de' Tedici sollev la mano, tenendola alta per qualche istante.
Il boia afferr saldamente con entrambe le mani la sua ascia, misurando le distanze tra il polso e l'avambraccio.
Una folata raccolse il fumo e i lapilli dal braciere facendoli vorticare alti nel cielo.
Lo sguardo del condannato era stralunato, l'espressione era
di mero terrore per ci che stava per succedergli. Urlava e cercava di dimenarsi, ma gli armigeri lo tenevano ben saldo al cippo.
Quando la mano del Capitano del Popolo cal, il boia sferr un colpo secco che stacc la mano dal braccio di Francesco Ghirlandiere della corporazione dei muratori. L'uomo si contorse dal dolore urlando e gemendo. Il sangue fuoriusciva dal monco, imbrattando gli abiti e il volto del malcapitato.
La gente si accalcava sotto il palco per urlare offese e imprecare contro il condannato. Qualcuno lanci del letame raccolto in terra, sotto i buoi che trainavano i carri.
Ma il boia non aveva ancora terminato. Estrasse dal braciere una grossa tenaglia dalle estremit arroventate.
Mentre gli armigeri bloccavano a terra Francesco Ghirlandiere, egli strinse il monco tra la morsa e la carne inizi a crepitare emanando un odore di bruciato. La tenne ben serrata fino a quando la ferita non cauterizz del tutto.
Tutto il corpo del povero Francesco prese a sussultare, fino a quando la soglia del dolore non venne oltrepassata, facendolo svenire. Solo a quel punto sulla piazza cal il silenzio. La condanna era stata eseguita, severo monito per tutti i presenti. Il boia raccolse la mano e la sistem su una picca ancora grondante di sangue.
Mentre gli armigeri adagiavano il suo corpo sul carro, l'attenzione di tutti and rivolta nuovamente al tribunale. Era venuto il momento della sentenza che avrebbe fatto parlare per giorni il popolo pistoiese.
Isotta e Isidora fecero il loro ingresso in piazza dalla ripa dei Bottegai della Biada.
Il vociare della folla copriva le loro parole, costringendole a urlare, e per non perdersi si tennero per mano. Si fecero largo avvicinandosi il pi possibile al palco.
Quando videro il sangue che colava sulla pavimentazione della piazza s'irrigidirono.
Il banditore lo aveva annunciato, si sarebbe trattato di condanne esemplari, ma il taglio di un arto era molto di pi. Era una minaccia per chi avesse anche solo l'intenzione di allearsi con i ghibellini.
Isotta inchiod lo sguardo sulla mano del condannato, gi oggetto dell'attenzione dei corvi.
Mio Dio,  orribile... disse a sua sorella.
 la giusta punizione per chi commette un crimine replic Isadora.
Isotta le lanci un'occhiataccia.
Parteggiare per i ghibellini  molto pi che un crimine. Con i lucchesi alle porte che non aspettano altro che varcare le mura della citt per saccheggiarla poi...
Dove hai sentito questi discorsi? Isotta era adirata per ci che diceva sua sorella.
Il babbo lo stava dicendo a un cliente. I lucchesi si stanno radunando nella Nievole!
Ci sar la guerra allora? E la nostra bottega, saremo costretti a chiuderla?
Capisci adesso, stolta, per quale motivo la condanna  stata cos pesante?
Isotta si limit ad annuire. Stava per rispondere, quando la folla inizi nuovamente a urlare.
Giovanni da Siena si era alzato e avanzava di qualche passo. Si avvicin al bordo del palco, facendo segno di fare silenzio abbassando entrambe le mani. Quando anche i mormorii cessarono, inizi a parlare.
Che venga condotto il traditore sul palco degli imputati.
Gli armigeri iniziarono a trascinare Pietro Malaspina, uno dei pi importanti banchieri della citt, che ora appariva trasandato e goffo.
Pietro Malaspina, avete voi elargito denaro ai ghibellini lucchesi per armare il loro esercito? domand senza perdere tempo.
Il banchiere, che non era certo uno abituato agli interrogatori, replic seccamente: Faccio il mio lavoro, proprio come quello sciagurato del Ghirlandiere. Presto del denaro per riceverne poi con gli interessi. Non faccio distinzione tra i miei clienti... Affari, nient'altro che affari, e voi lo sapete bene. Negli occhi pass un barlume di determinazione.
Blasfemia! scatt in piedi il vescovo.
Bruciatelo! url una donna tra la folla.
La lingua  incandescente, guardate grid un uomo dietro di lei.
Un mormorio di stupore si lev assordante. In molti si fecero il segno della croce o sputarono in terra. Ognuno faceva gli scongiuri pi appropriati. Giovanni da Siena calm la piazza.
 vero, guardategli la lingua:  biforcuta e rossa di fiamme.
Un segno del maligno!
Sentite questa puzza di zolfo?
S, lo zolfo... Dio ci salvi.
Bruciatelo.
Ancora una volta i miliziani dovettero intervenire a respingere la folla. Qualcuno sferr colpi di picca, intimorendo i pi audaci che cercavano di oltrepassare il cordone.
Giovanni da Siena riprese la parola: Tutti hanno sentito l'arroganza con cui ostacolate la giusta amministrazione di codesto collegio. Con le vostre parole avete ammesso i reati ascrittivi. Si volt verso Ormanno de' Tedici. Mi sembra tutto abbastanza evidente. Ho concluso.
Il Capitano del Popolo sospir prima di parlare. Assunse Un'aria austera e autoritaria. Pietro Malaspina si guard
attorno compiaciuto per conto di questo tribunale e in
rappresentanza dello popolo pistoriense, io vi condanno a morte per impiccagione.
Questa volta, sul volto del banchiere apparve lo sgomento. Tutta la sicurezza ostentata fino a un istante prima croll.
No! Vi prego, no! L'urlo di dolore della moglie squarci la piazza.
A differenza della prima esecuzione, questa volta nessuno profer parola. Lo stupore si lev sotto forma di brusio.
Il boia allarg il cappio, sistemando lo sgabello al centro del palco. Il corpetto di cuoio era ancora imbrattato del sangue del muratore.
Il prete si avvicin al condannato, chiedendogli di redimersi dei peccati, ma l'altro, ancora in catene, lo scans come se non esistesse e continu verso la forca.
Accompagnato dagli armigeri, sal sullo sgabello. Il boia infil il cappio dalla testa, stringendolo al collo.
Lo sguardo di Pietro Malaspina trascur sia la piazza che il petulante prete, fissandosi invece sulla moglie che piangeva disperata. Pos poi i propri occhi rassegnati sui volti dei figli, terrorizzati. Avvert un forte senso di afflizione pensando allo stato dei loro giovani animi dopo aver assistito alla fine del padre. Ebbe un singulto di pianto.
Un attimo dopo, colmo d'ira, inve contro il tribunale.
Adesso... quale altro avversario eliminerete? Della bava bianca si rapprese agli angoli delle labbra disidratate. Siete voi i veri traditori di questa citt. Possa Dio avere piet di voi.
Nel preciso istante in cui Ormanno de' Tedici annu, il boia tir un calcio allo sgabello, facendo precipitare il corpo del condannato.
Sinistri gorgoglii diedero a intendere gli ultimi istanti della sua esistenza. Con le mani legate dietro la schiena, scalciava e si dimenava nel vano tentativo di apportare aria ai polmoni. Gli
occhi iniettati di sangue erano fuori dalle orbite e il volto era paonazzo. La lingua, infine, penzolava fuori dalle labbra.
Isotta, sconvolta, nascose il volto nel petto di sua sorella che, invece, osservava attenta la tremenda scena. Persino il vescovo distolse lo sguardo, provato dalla lenta agonia del malcapitato banchiere.
Bastiano e Giacomo presagirono il pericolo che avrebbero corso loro stessi, che si trovavano al servizio della famiglia Pucci, l'ultima dinastia di banchieri pistoiesi rimasta, se si escludevano i Cancellieri ovviamente. E tutti sapevano che dietro a quella esecuzione c'erano proprio loro, i Cancellieri, alleati di Ormanno de' Tedici.
Quando la vita abbandon il corpo di Pietro Malaspina, i giullari fecero il loro ingresso nella piazza. Uno di essi si avvicin al corpo senza vita del giustiziato e lo guard con aria di scherno, poi si volt chinandosi e imit una flatulenza, chiudendosi le narici con gli indici. Le risate riecheggiarono nella piazza. Il mangiafuoco inizi a sputare fiamme scatenando urla e risate, i musici presero a suonare i rispettivi strumenti nella speranza di ricevere qualche soldo in cambio.
Il corpo del condannato ancora oscillava appeso alla forca quando Giovanni da Siena si alz in piedi richiedendo attenzione; tuttavia nessuno lo degn di riguardo.
Una schiera di trombettieri suonarono le note di richiamo e la piazza torn cos al silenzio.
Con gli occhi di tutti puntati addosso a lui, l'inquisitore apr la teca che un cerbero gli aveva affidato per l'occasione. Ne estrasse il cuscino porpora su cui era posta la reliquia di re Radagaiso, nota per la buona ventura che aveva sempre portato sulla comunit e per i miracoli attribuitigli. Tuttavia, le bramosie dei nobili presenti erano rivolte tutte all'altro contenuto della teca: la corona.
Popolo di Pistoia. Peccatori penitenti, mortificatevi al cospetto della reliquia che infonde su noi tutti la serenit del Cielo.
Gli uomini scoprirono il capo. Le donne abbassarono lo sguardo. Un prete prese a intonare un'orazione, seguito dalla gente.
Quando Giovanni da Siena riprese la parola, lo stesso prete si diede un gran da fare con l'incensiere.
Quando si amministra la giustizia, come  dianzi avvenuto,  normale porsi delle domande. Una su tutte  per quale motivo l'Altissimo ha investito solamente pochi del potere di amministrarla. Dunque, da incaricato quale sono, vi ricorder di No, il quale ebbe la responsabilit di condurre alla salvezza la stirpe nuova e condannare alla fine quella corrotta. Vi ricorder di Mos, che condusse il popolo alla salvezza, ma a esso solamente il Signore consegn le Tavole dei Comandamenti. Ecco dunque chi io sono. Fratelli miei, io son degno di porre sul mio capo la corona di re Radagaiso, poich  me che il Signore ha eletto a difensore della giustizia; patiscano tra i tormenti eterni tutti coloro che la violino. Non temete, perch io terr accesa in me la fiamma della fede, poich non temo la perfidia n la corruzione verso cui l'animo umano  propenso.
Ormanno si rivolse a Lapo Cancellieri con il volto in un'espressione di risentimento: Sta cercando di impossessarsi della corona. Pensa di ottenerla con il consenso del popolo, non lo facevo cos ingenuo. Voi cosa dite?.
L'altro riflesse per il tempo necessario prima di rispondergli: Conosco bene quell'uomo e, credetemi, n tra le sue virt ne tra i suoi difetti vi  l'ingenuit.  fatto di tutt'altra pasta. Penso invece che stia meditando qualcosa di pi sottile; e questa dimostrazione di buon teatro altro non  che il primo passo.
Gli far tagliare la gola se oser fare un altro tentativo del genere. Lo giuro sul mio onore. Quella corona deve restare tra le mura di questa citt e tra i miei averi! Il Capitano del Popolo pales un certo disagio dovuto alla sfrontatezza dell'inquisitore.
Lapo intervenne alleviando quella sgradevole sensazione con delle parole che lo indussero a una seria riflessione: Mio signore, Giovanni da Siena gode della protezione di sua santit e di quella del re di Francia. Con il tempo ha intessuto una fitta rete di potenti amicizie che non ci penserebbero su molto per approntare un esercito e far radere al suolo ogni casa di questa sciagurata e fredda citt. Fossi in voi userei prudenza, prima di pronunziare parole cos minacciose e... arrischiate. Eppure, questo posto per gli ospiti ha sempre in serbo sorprese inattese e, come di sovente, assai pericolose. Mi sento in dovere di suggerirvi prudenza,  vero, ma anche di stare tranquillo. Quella corona rimarr in citt e presto, molto presto, sar nelle vostre mani. Serviamoci dell'Inquisizione fin quando occorrer. Il futuro, d'altronde,  cos incerto per tutti....
Ormanno scoppi a ridere e il Cancellieri lo segu.
Nel contempo, l'inquisitore estrasse dalla teca la corona e la innalz al cielo.
Non pass un istante che un uomo, storpio, prese a urlare a causa di un dolore improvviso.
La gente d'intorno a lui si scans, lasciandogli spazio mentre si contorceva al suolo tra gli strazi, finiti i quali l'uomo si alz sulle proprie gambe, che non apparivano pi inferme, bens sane come per una vita intera quel disgraziato aveva sognato.
La prima a urlare al miracolo fu una monaca, che aveva assistito incredula.
Immediatamente, altre voci gridarono il potere della corona, che pareva essere pi prodigiosa della stessa reliquia ossea.
Giovanni da Siena alz gli occhi al cielo, fingendo una sorta d'estasi. Ci che stava accadendo avrebbe aiutato il suo piano. Ermanno de' Tedici sgran gli occhi ancora incredulo, poi volse la sua attenzione al Cancellieri, che si limit ad alzare le spalle.
Quella corona potrebbe trasformare chiunque in un potente re. Non star inerte a guardare, l'avr sentenzi il vecchio Ormanno.
L'inquisitore, invece, vide il cerbero riporre la corona nella teca e scendere dal tavolato. Una scorta di armati lo prese in custodia e il piccolo convoglio prese a farsi largo tra la folla. Reliquia e corona avrebbero fatto presto rientro nelle stanze del tesoro di san Jacopo.
Fu cos che il tribunale sciolse la seduta.
La piazza inizi a svuotarsi lentamente. A vegliare il cadavere del Malaspina, rimasero la moglie e i due figli, impietriti e stretti nei mantelli. Il tetro scricchiolio della corda sul fasciame scandiva il lento trascorrere di quella dannata giornata.
Solamente al calar del sole i servi iniziarono a liberare il corpo dal cappio. Adagiarono lentamente la spoglia sul palco e sciolsero le catene ai polsi. Lo caricarono su un carretto trainato da un mulo e si allontanarono senza degnar nessuno di attenzione, seguiti dal resto della famiglia.
Il sole svan del tutto e sulla citt cal la sera.
Le sentinelle presero servizio alle porte e alle mura. Le pattuglie di miliziani iniziarono le ronde per le ripe e gli angusti vicoli.
Le botteghe erano serrate cos come le abitazioni. Le poche lanterne rimaste accese bastavano appena a rischiarare qualche scorcio, mentre i lumini accesi nelle nicchie dei santi e delle madonne segnavano ogni angolo.
Una schiera di balestrieri raggiunse la Porta Gaialdatica, appostandosi dietro le merlature. L'odore acre e disgustoso del grasso di animale che bolliva nei grandi pentoloni dei fabbricanti di sego aveva preso a diffondersi nell'aria. Le taverne si riempirono di clienti che avrebbero bevuto, giocato e goduto delle meretrici.
La notte giunse poco dopo.
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CAPITOLO 6.
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Dimora della famiglia Pucci. 22 marzo anno del Signore 1323.
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Bastiano scosse il capo sconsolato, poggiando un piede su di un sacco di segale. Il capitano della guardia dei Pucci era nuovamente ubriaco fradicio. Lo avevano trovato seduto nella stalla, sprofondato in un sonno profondo. La barba si allungava sempre di pi e il puzzo che si sentiva standogli vicino evidenziava una certa repulsione all'acqua.
Giacomo... mi sono fatto un'idea. Prima o poi gli sgherri dei Cancellieri attenteranno alla vita del vecchio Agostino. Potrebbe darsi che i loro sicari cercheranno di entrare nella dimora e allora dovremo essere in grado di difenderci. Non possiamo certo contare su questo sacco di letame. Sferr un calcio al capitano, che non se ne accorse neppure. E dovremo tener conto che qualche guardia potrebbe essere stata corrotta da Lapo, quindi io direi di tenere gli occhi aperti a partire da questa stessa notte.
Giacomo alz le spalle. Hai ragione Bastiano, ma guardati attorno... allarg la mano indicando il restante della guarnigione, composta da poco pi di una ventina di uomini. Siamo Pagati discretamente, ma assai inferiori di numero rispetto alle risorse dei Cancellieri e dei Tedici.
Bastiano strinse i pugni fino a sbiancare le nocche. Se siamo fortunati faranno passare qualche tempo, per non compiere azioni che il popolo potrebbe commentare. Dopo l'esecuzione del Malaspina poi...
Possiamo solo pianificare dei turni e sperare che non accada nulla. Credimi Bastiano, non ci rimane altro che affidarci alla protezione di san Jacopo.
E sia, allora. Organizziamo le veglie e occhi aperti.
Giacomo non se lo lasci ripetere e chiam vicino a s i soldati. Diede loro le disposizioni per montare di guardia sulle merlature. Piazz un balestriere in cima alla casa-torre, dove se ne stava rintanato il vecchio Agostino Pucci.
Trafiggi chiunque si avvicini senza permesso gli disse.
L'altro annu, lanciando un'occhiata di controllo alla faretra con le micidiali quadrelle.
Infine torn da Bastiano. Loro due avrebbero fatto la guardia durante l'ultimo turno, che avrebbe avuto termine all'alba:  quello il periodo pi duro per una sentinella, e il pi propenso per chi avesse intenzione di compiere un assalto.
Mentre le guardie prendevano posizione sui camminamenti, Giacomo e Bastiano si ritirarono al coperto, dinnanzi al grande camino della sala della caccia.
Faremo bene a concederci qualche ora di riposo consigli Giacomo.
Ne avrei bisogno... e ne hai anche tu amico mio. Troviamo una sistemazione.
Bastiano si avvolse nel mantello e si sdrai poco distante dal fuoco, che ardeva liberando alte le fiamme. Prima di cedere alla stanchezza, vide l'altro che guardava malinconico fuori dalla finestra.

Palazzo del Comune. Notte fonda.
Ormanno de' Tedici teneva le mani congiunte dietro la schiena e fissava la pioggia fuori dalla finestra. La piazza sotto di lui era vuota e dava l'impressione di essere ancor pi estesa di quanto gi non fosse.
Senza guardare gli altri presenti, riprese a parlare: Il magistrato del giusto danno disporr la confisca dei beni della famiglia Malaspina. Confluiranno nel tesoro dello santo Jacopo. Ho gi disposto al tesoriere di depositarvi solo parte dei beni e di lasciare a noi la rimanente, quella pi sostanziosa.  una persona a me fedele e dotata della giusta malizia. Appena ottenuto quell'incarico si era dimostrato un osso duro, pareva incorruttibile. Adesso invece tengo in pugno i suoi testicoli, mi  bastato minacciarlo che avrei tagliato volentieri entrambe le mani alla sua secondogenita, a cui  molto legato, se non avesse ottemperato a quanto io gli avessi ordinato. Nessuno verr mai a saperlo. Lo scopo  quasi raggiunto a quanto pare. E voi, messere Cancellieri, cosa ne pensate?.
Lapo Cancellieri indossava la cotta di maglia sotto la tonica finemente orlata di fili aurei che gli arrivava alle ginocchia. Il suo elmo era poggiato sul lungo tavolo di rovere accanto a una coppa di vino. La mano guantata stringeva l'elsa della spada.
Tolti di mezzo i Malaspina, abbiamo conquistato il controllo della citt. Il vecchio Agostino sogghign il Pucci, ormai trascina le proprie ossa decrepite. E comunque, per scongiurare qualsiasi imprevisto, a lui penser il nostro Filippo.
A quelle parole, i presenti alla riunione segreta si voltarono verso Filippo de' Tedici, che se ne stava seduto in fondo alla tavolata sgranocchiando delle noci che ricopriva di miele.
I suoi due sgherri, Lorenzo e Pancrazio, se ne stavano fuori dalla sala a giocare a dadi.
Filippo continu a rompere le noci come se la cosa non lo
riguardasse, lasciando tutti con il fiato sospeso. Per qualche istante si ud solamente il rumore della pioggia.
Aspetter che il vecchio Agostino esca dalla sua tana e per noi non sar pi una preoccupazione si limit a dire.
A quel punto Ormanno de' Tedici si volt di scatto. Come hai fatto con suo figlio? ringhi. Sei un inetto! Farlo uccidere a colpi di balestra per poi gettarlo dalle mura che sai benissimo essere presidiate giorno e notte... hai rischiato di farci scoprire! L'espressione del Capitano del Popolo faceva chiaramente trasparire la propria collera.
Filippo gli punt lo sguardo di sottecchi quasi a lasciare gli occhi privi di iride. Con aria di sfida, disse: Mio caro zietto... il modo in cui risolvo i miei affari non vi riguarda. Fino a questo momento non ho fallito una missione e non tollero si alz, sbattendo i pugni sul tavolo che mi venga suggerito come comportarmi in proposito. In questo preciso istante io potrei dimostrare a voi galantuomini con quanta facilit sarei capace diporre fine a qualsiasi esistenza. Spero di essere stato chiaro.
Di fronte a quell'arroganza e alla palese minaccia, Ormanno de' Tedici si incoller al punto da ringhiare verso il nipote puntandogli il dito: Razza di bastardo! Non osare rivoltarti in questo modo verso tuo zio! E solo grazie a me che puoi permetterti di spadroneggiare in ogni dove, portandoti dietro quei due tagliagole figli di cagna l fuori.
L'atmosfera era satura di tensione. Zio e nipote si fissavano con aria di sfida. Filippo stringeva le labbra mostrando le gengive, mentre suo zio teneva il dito ancora puntato contro di lui nonostante la mano gli tremasse vistosamente.
Sei vecchio, zio. Proprio come il Pucci. E giunto il momento che anche tu ti faccia da parte...
Ormanno non gli fece terminare la frase. Come osi? Come
osi! Se ti azzardi ancora a mancarmi di rispetto, ti far mettere alla gogna in modo che i cittadini che hai vessato e insultato ti riempiano di sputi e piscio! Bada a te, nipote degenere...
Filippo si avvi verso la porta. L'apr e fece per uscire, ma si blocc. Senza voltarsi sentenzi: Non abbiate timore, il vecchio Agostino Pucci  gi un cadavere che non si  ancora reso conto del suo trapasso. Adesso, vogliate concedermi il congedo dal nostro incontro.
Andando via, sbatt dietro di s la porta. L'imbarazzante silenzio che ne segu dur solamente qualche secondo. Ormanno strinse il pugno destro, facendolo vibrare dalla rabbia e portandolo all'altezza del mento.
Farabutto. Mi vorrebbe gi sotto terra, quel cane...
Lapo Cancellieri sogghign.
State tranquillo, mio signore. Non creer altri problemi. Una volta eliminati gli ultimi avversari e con i ghibellini fuori dalla citt, non avremo pi di che preoccuparci. Non ci saranno ribellioni o rimostranze. Tutti verranno a fare credito da noi e con le proposte che riusciremo a fare alle pi ricche famiglie, accorreranno anche da Firenze, Lucca e Siena. E poi... non dimentichiamoci che avremo a disposizione il tesoro di san Iacopo. Anche gli ordini cavallereschi si affideranno a noi. I sovrani di tutta la cristianit si metteranno in fila e in ginocchio.
E i lucchesi? E il Castracani? Ve ne siete forse dimenticato che quel maledetto di un ghibellino sta radunando un grosso esercito nella Nievole e che presto metter sotto assedio la citt? sbott d'ira Ormanno.
Balduccio de' Salani si ritenne in obbligo di intervenire. Era pur sempre il comandante dell'esercito pistoiese. Magnifico s, io stesso ho approntato le difese...
Taci! Taci, inetto. Perfino quella sgorbia di tua madre si era resa conto che altro non sei che un mulo da prendere a bastonate. La tua incapacit la bocca si riemp di bava, gli occhi erano stralunati ti rende simile a una donnicciola dal ventre deformato dai falli di un'intera armata di mercenari sassoni! Ti consiglio di non proferire altra parola, o sar la tua testa a essere appesa sulle mura.
Il comandante dell'esercito dapprima strinse le labbra, assumendo un'espressione stizzita. Poi apr la bocca come per replicare, ma non ne usc un solo suono. Si guard attorno cercando un appoggio o qualche sguardo di conforto, ma tutti fissavano altrove.
Lapo Cancellieri sussurr all'orecchio di Ormanno: Fatemi sgozzare quella nullit qui, adesso. Ve ne prego.
Oh, Dio solo sa quanto desidererei vedere scorrere il sangue di quel verme, eppure dovr fermare la vostra mano. Il suo rango  appropriato alla mansione e la sua stupidit fanno s che io lo possa controllare a dovere. Vi ringrazio per della proposta, che terr in considerazione a tempo debito...
A quel sarcasmo, i due ridacchiarono.
Poi Lapo riprese a parlare molto pacatamente: Le mie spie mi dicono che i lucchesi dispongono di poche macchine d'assedio e che i pisani, dopo un primo accordo di alleanza, stanno prendendo tempo. Una guerra, di questi tempi,  scomoda per tutti. Approfitteremo di questo periodo di incertezza per cercare di intervenire sugli alleati del Castracani, cos che si renda conto di avere un esercito non bastevole per tenere in assedio la citt.
Il Capitano del Popolo annu, tenendosi il mento in un pugno. La risposta di Lapo gli era piaciuta. Come sempre, sapeva come prenderlo e come risolvere le situazioni peggiori.
La riunione era giunta al termine, era abbastanza chiaro. Lapo cel il volto sotto il cappuccio del mantello e schizz fuori dal palazzo in sella al suo cavallo da guerra.
Gli altri utilizzarono dei passaggi nascosti per uscire dal palazzo, evitando cos di venire notati.
Grazie per la coperta.
Figurati, stai tremando di freddo.
Non si tratta solamente del gelo... Isotta abbass lo sguardo, fissandolo nell'angolo della stanza.
Ancora pensi all'esecuzione?
Non riesco a togliermela dalla testa spieg.
Isadora sospir. Fin di avvolgere una pagnotta nel panno che l'avrebbe conservata, poi rispose: Dovresti essere abituata. Non  la prima a cui assisti.
Ma questa volta ho visto i volti di quei bambini e... gli occhi si velarono di lacrime.
Erano traditori, lo hai sentito anche tu, no? Facevano affari con i lucchesi.
Lo so, eppure vedere quelle crudelt mi ha lasciato una brutta sensazione.
Le mani esperte di Isadora piegarono dei quadri di stoffa. Poi, una volta ammassati uno sull'altro, li ripose in un vano della scaffalatura. Nella cucina il fuoco si stava spegnendo e la minestra nella pentola doveva finire di cuocere. Dal profumo era certo che sarebbe stata buonissima per il giorno che sarebbe venuto. Raccolse un ceppo di legna e ce lo gett sopra. Questo era l'ultimo. Inizia a salire, prima che si spenga definitivamente, lasciando solo qualche pezzo di brace e molta cenere. Cerca di prendere sonno, domani il babbo ci far sudare la pagnotta, sorellina.
Isotta raccolse la coperta e prese per la scala. Ti aspetto, mi stringer a te questa notte per prendere sonno. Fai in fretta.
Va bene. Sali intanto.
Isotta raggiunse il piano superiore sentendo russare il padre cos forte che si affacci per vedere meglio. Sua madre era
girata dalla parte opposta con le mani sulle orecchie. Ridacchi senza farsi sentire quando vide la madre che provava invano a tirare un po' la coperta dalla sua parte. Sgattaiol dunque verso la scaletta che l'avrebbe condotta in piccionaia, dove c'erano i letti di sua sorella e il proprio.
Che hai da sbuffare? domand Isadora, sentendola salire le scale.
Sei ancora sveglia...
E allora?
Vuol dire che parlerai ancora per un bel po'.
Sono agitata. E poi... lo hai visto? C'era anche lui.
Ho solo visto una mano mozzata e un uomo che penzolava da una forca.
Filippo de' Tedici sedeva tra i giusti. Era l austero e cos... annu ... affascinante.
Quelli come lui sposano donne ricche e di buona dote. Cerca di rimanere con i piedi per terra.
Lui mi ha salvata.
Lui ti ha trovato e riportato dentro le mura. Nessun orco ti stava divorando.
Sei solo invidiosa.
Sono realista. Lascia perdere, dai. Cerchiamo di scaldarci e dormire. Si infil sotto la stessa ampia coperta di lana, stringendosi alla sorella. Devi smetterla di parlare, sono molto stanca.
Buonanotte le augur Isotta.
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CAPITOLO 7.
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Oltremare, deserto.
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Stava accadendo qualcosa di anomalo.
Tutti i guerrieri e i servi avevano un gran da fare. Correvano in mille direzioni, indaffarati e... preoccupati. I palafrenieri tiravano i dromedari per le briglie, cercando di rinchiuderli tutti negli steccati.
Ruggero si accorse che le guardie che dovevano sorvegliarlo erano nervose. Parlavano tra loro sommessamente e lanciavano occhiatacce verso ponente.
Un ululato squarci l'aria. Ne segu subito un altro, questa volta pi lungo. Pareva una litania funebre. I soldati e i servi tutti si coprirono i volti con dei panni, lasciando scoperti solamente gli occhi. Cercavano, talvolta invano, di fare la stessa cosa con le bestie.
Qualcuno si accucci coprendosi con una coperta e chi non ne disponeva utilizzava il proprio mantello. Un altro ululato
riecheggi nell'aria ma, questa volta, parve infinito e non smise di protrarsi.
Ruggero vide passare il soldato che faceva da interprete e colse al volo l'occasione. Soldato, soldato... attir la sua attenzione e gli fece segno di avvicinarsi, mostrando i polsi incatenati.
Cosa vuoi cristiano? Non vedi che abbiamo di che pensare? domand stizzito il fante.
Cosa sta accadendo?
Il fante gli spieg in un latino accettabile: Sta per arrivare una tempesta. Quello che senti  l'ululato del vento del deserto. La sabbia diventer finissima ed entrer ovunque, fin dentro i polmoni, negli occhi e nel naso. Periranno bestie e anche molti uomini. Tu indic le catene legato in quel modo hai poche probabilit. Sar la volont di Allah a decidere se vivrai o morrai. Buona fortuna. E si allontan, sparendo tra turbini di sabbia rossastra.
In pochi istanti, un forte vento piomb sull'accampamento. La tenda del comandante Hassuf venne sigillata con pelli e stoffa.
Era il momento giusto per fare qualcosa. Fulmineo, pass i polsi davanti al collo di uno dei sorveglianti e strinse forte. Lasci la presa solamente quando ebbe la certezza di averlo ucciso. La sabbia era ormai cos fitta e il rumore cos forte che l'altra guardia non si accorse di nulla, nemmeno quando il cadavere del compagno cadde vicino ai suoi piedi.
Ruggero perquis la sua vittima, trovando le chiavi delle catene. Una volta sciolto dalla loro stretta, si massaggi i polsi prima di raccogliere la propria spada, tenuta assieme al mantello vicino a un carro carico di fieno. Al tatto not che la gemma incassata nell'elsa era stata staccata. Imprec contro il ladro, poich era stato uno dei suoi avi a incastonarvela.
Pass a filo di lama anche l'altro sorvegliante. Ruggero raccolse delle otri di pelle di capra colme d'acqua. Cerc quindi di orientarsi. Doveva dirigersi verso nord, in direzione di Acri. L c'era la capitaneria degli Ospitalieri.
Aveva una sola possibilit di uscirne vivo, ovvero non permettere alla sabbia fine di penetrare nel suo corpo. Si avvolse il volto con del lino. Non lasci nulla scoperto. L'unica cosa che
gli rimaneva da fare era camminare verso la direzione prefissata provando a non deviare.
Il rumore del vento si fece assordante e mentre si allontanava dal campo saraceno, pass dinnanzi alle piramidi di teste mozze; il lezzo putrido gli penetr nelle narici nonostante il vento e i turbinii di sabbia che si alzavano verso il cielo.
C'era qualcosa di surreale. Nessun rumore e un senso di pesantezza che gli attanagliava il torace.
Cerc di aprire gli occhi, ma non ci riusc, bruciavano terribilmente ogni volta che cercava anche solo di muoverli.
La gola era riarsa e secca, impastata dalla sabbia che avvertiva sotto i denti.
A tastoni cerc una delle otri. La stapp e vers l'acqua sul volto, strofinando bene gli occhi zeppi di sabbia finissima.
Con il volto ancora gocciolante, fece un altro tentativo di aprire gli occhi. Scopr attorno a s un paesaggio desolato e sabbioso. Il sole era a picco nel cielo. Il riflesso dell'umidit aleggiava all'orizzonte creando sfuocati contorni. Tuttavia c'era qualcosa di buono: doveva essersi allontanato molto, non vedeva nemmeno l'ombra dell'accampamento nemico. Dopo molto camminare durante la tormenta, doveva essere crollato.
Adesso poteva contare solamente sull'acqua della seconda otre. E non aveva cibo. Con poche forze si rimise in cammino, seguendo la direzione che aveva preso fino ad allora.
Avanzando, scivol in un turbinio di pensieri. Il castello di Suio emergeva sul paese. Le mura merlate ne cingevano il perimetro e sulle torri di difesa sventolavano drappi colorati con gli stemmi del Comune.
La casa natia era situata nella piana sottostante, nella contea della Petreta. Vi vedeva la madre che teneva stretta per le zampe una gallina. Il padre e il fratello erano impegnati nei campi,
mentre lui se ne stava comodo su un ciliegio a spizzicare qua e l i piccoli frutti saporiti.
Era un vero peccato che non riuscisse a sentirne il sapore... la lingua era arida. Rigoli di sudore colavano gi per la fronte fino a incunearsi sotto il collo.
Si trovava nel bel mezzo del deserto e, se avesse continuato a camminare cos lentamente, non avrebbe avuto possibilit di cavarsela. Nel frattempo il sole si era spostato verso la mancina: ebbe quindi la certezza di proseguire nella giusta direzione.
La sorte si mostr benevola quando un'oasi si svel dietro alcune dune.
Ruggero si inginocchi innanzi la pozza infilandovi la testa. Rimase per alcuni istanti immobile, con il capo immerso nell'acqua fresca.
Pareva impossibile che dell'acqua potesse sgorgare da un posto cos arido e ostile.
L'Ospitaliere sedette con la schiena appoggiata al fusto della palma e, piano piano, inizi a riprendere il controllo dei sensi. Adesso non aveva pi paura. Era certo che qualche squadra di cavalleria fosse sulle sue tracce, ma il vantaggio che si era creato camminando nel bel mezzo della bufera non era da poco.
Dopo aver divorato molti datteri e averne messi altri nella bisaccia, riprese il cammino.
Cammin per tutta la notte fino alle prime luci dell'alba, approfittando della rigidit del clima. Giunto sulla cima di una duna, scav una buca, dove si adagi per riposarvi per qualche ora.
Nel bel mezzo della notte che segu, Ruggero giunse finalmente in vista di Acri.
La citt fortificata era illuminata da migliaia di lumi. Il porto era in continua attivit e, mentre alcune navi stavano svuotando il loro carico, gi altre attendevano nella rada.
L'Ospitaliere si present al drappello di guardia all'enorme porta fortificata.
Sono... sono Ruggero da Suio. Ospitaliere dell'ordine di San Giovanni. Aprite, ve ne faccio preghiera. Sono scampato al massacro di Haifa, i miei fratelli e altri crociferi sono stati trucidati.
Le sentinelle avvertirono l'ufficiale, che si affacci dall'alto delle merlature per vedere chi fosse quell'uomo malconcio. Indubbiamente, la sua tunica era quella degli Ospitalieri, tuttavia chiunque avrebbe potuto reperirne una dopo i molteplici scontri degli ultimi periodi contro gli infedeli. E se si fosse trattato di una spia?
No che non lo era. Avrebbe potuto avere accesso alla citt mischiandosi tra i mercanti e le carovane di fedeli che entravano e uscivano ogni giorno, invece che presentarsi nel bel mezzo della notte.
Aprite la posterla ordin.
Una piccola porta arcata si apr, rivelando un varco nelle mura che concedeva l'accesso a malapena a un essere umano. Ne uscirono due guardie, che tennero d'occhio Ruggero puntandogli le picche.
L'ufficiale li raggiunse poco dopo.
Dunque dici di essere un Ospitaliere, straniero? chiese sospettoso.
Devoto a Nostro Signore ribatt, mostrandosi cristiano.
Mors infidelium.
Deus vult.
Ben tornato, entra pure lo esort l'ufficiale.
Solo all'interno della cerchia muraria Ruggero si sent realmente al sicuro. Avrebbe ringraziato il Signore e san Giovanni appena raggiunta la precettoria dell'ordine.
L'ufficiale disse: Temo rimarrete deluso: la precettoria del vostro ordine conta ormai poche decine di unit, di nessuna
utilit n per la difesa della citt n per gli affari. Inoltre, l'ospitale  stato quasi del tutto lasciato in stato di abbandono. I malati vi entrano solamente per morire, nessuna cura riceveranno. Hanno lasciato solamente un presidio. Le ultime notizie dicono che un esercito mamelucco sta marciando verso Haifa e un'armata crociata sta cercando di impedirglielo. Gli infedeli ci hanno sconfitto pi volte... molti sono stati i massacri di cristiani. Il vescovo ci invita a pregare per ritrovare la vera fede, ma inizio a pensare che Nostro Signore ci abbia abbandonati.
A sentire le ultime parole dell'ufficiale, i soldati fecero il segno della croce. Ruggero sapeva di cosa stesse parlando, aveva ancora ben impresse le immagini dell'esecuzioni dei suoi commilitoni.
Fate buona guardia allora, fratello. Cercher la precettoria da solo. La trover, non temete, ho gi visitato Acri in passato.
Buona fortuna, signore augur l'ufficiale, prima di iniziare la risalita verso i camminamenti.
Nonostante fosse notte, le botteghe erano attive, vendendo ogni genere di mercanzia ai marinai che avrebbero dovuto salpare l'indomani presto.
Ruggero discese una stradina angusta e buia. Su una parete una lingua penzolava da un lungo chiodo. Su una pergamena vi era scritto che era appartenuta a un bestemmiatore e che sarebbe servita come monito.
Giunto a un crocevia, chiese alcune indicazioni a un vecchio che conduceva un asino carico di fasci di legna secca.
Buon uomo, cerco la precettoria dell'ordine Ospitaliere. Sapreste indicarmi la direzione?
Il vecchietto sput in terra prima di rispondere: Ci stanno abbandonando al nostro destino quei traditori. E si dicono timorati di Dio... sono solo dei banchieri alla sola ricerca di ricchezze e spergiuri, ecco cosa sono!.
Ruggero rimase colpito da quelle affermazioni. Se ci che gli
aveva detto l'ufficiale di guardia era vero, allora come si poteva biasimare l'anziano che aveva di fronte?
Con gli infedeli che minacciano i possedimenti cristiani, loro stanno abbandonando la precettoria. Solo in pochi sono rimasti. Cosa accadr quando ci attaccheranno e noi non disporremo dei cavalieri necessari?
Il cavaliere not che all'anziano tremava la mano, segno che il discorso intrapreso toccava qualche nervo scoperto. Lo incalz quindi per acquisire qualche altra informazione. Quanti soldati ha inviato il consiglio degli anziani di Acri al seguito dell'armata che affronter i mamelucchi?
 proprio questo il punto ragazzo! rise amaramente, mostrando le gengive. Vedete quelle navi laggi, nella rada? indic il porto pi in basso. Ruggero fece segno di s con il capo. Erano tre galere all'ancora, una accanto all'altra. Le vele, per, erano legate ai pali traversi e non era possibile distinguerne i vessilli. Quelle sono solo alcune delle navi di soldati crociferi e merci varie che salpano giornalmente per Haifa per unirsi all'esercito. Gli trem il labbro inferiore. La citt  sguarnita. Quando verr il momento, non avremo scampo. Che Dio ci aiuti.
L'Ospitaliere ebbe un sussulto. Il vecchio aveva ragione.
Outremer sarebbe stata presto perduta.
L'anziano abbass il capo e indic con il dito. Seguite quella direzione. La precettoria...  da quella parte. Avanz di qualche passo, tirando a s l'asino.
Il cavaliere lo vide allontanarsi fino a sparire dietro un angolo- Poi riprese il cammino.
Una serie di archi ricoperti da maioliche colorate riflettevano la luce della luna. Pass sotto un loggiato dove bivaccavano dei viandanti, probabilmente pellegrini.
Dovette attraversare un gelido corridoio costeggiato da trifore con colonne a fascio. Una serie di fiaccole appese al
muro, una di seguito all'altra, proiettavano la loro luce rossastra e esitante.
Finalmente trov la precettoria degli Ospitalieri di San Giovanni. Il suo ordine.
Una piccola fortezza all'interno della cerchia muraria. Il mastio, detta anche la torre del Gran Maestro, superava di diversi metri l'altezza delle mura di cinta. Due torri merlate, dal basamento circolare, servivano alle guardie per ottenere una migliore visione.
I drappi neri, crociati in bianco, si muovevano appena alla breve bava di vento. Al manipolo di guardia indic la tunica nera con la croce in bianco, ormai lacera e sporca.
Il mio nome  Ruggero, sono un fratello dell'ordine. Sopravvissuto al massacro di Haifa solamente per la benevolenza della sorte. Sono stanco e affamato. Vi prego... concedetemi riparo e alloggio. Sent cedere le gambe.
Venne sorretto prontamente da due Ospitalieri, che lo adagiarono a terra.
Fu il pi anziano a parlare: Avete davvero bisogno di riposare, fratello. Reggetevi a noi, vi condurremo agli alloggi. Verrete rifocillato come si conf a chi ha patito i supplizi della battaglia. Domattina riferirete su ci che  accaduto ad Haifa.
Lentamente, venne accompagnato verso la caserma, dove erano sistemati i giacigli dei cavalieri.
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CAPITOLO 8.
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Quella stessa notte all'interno delle mura del Comune di Pistoia.
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Isotta... Isotta svegliati! Isotta! Isadora scuoteva la sorella rapita dal sonno, che pareva non volersi svegliare.
Nostra madre. Presto, destati: sta molto male!
Isotta apr di scatto entrambi gli occhi.
Nostra madre? Cosa le  accaduto? chiese con la voce impastata. Si alz e corse verso la cucina. Appena varcato l'uscio, si irrigid come una statua di sale.
Il padre si stava disperando, consolato dal fornaio e da Leonardo l'oste. La moglie di quest'ultimo se ne stava vicino al camino e attizzava la fiamma con un ferro arroventato.
Quando la vide apparire, Maffeo le lanci un'occhiata preoccupata.
Padre, ma cosa...
Piccola mia, vostra madre ha le febbri. Abbass lo sguardo. Le febbri ripet.
Isotta cerc di saperne di pi. Ma solamente ieri sera l'ho vista cos felice. Abbiamo parlato delle nuove stoffe, quelle giunte dalla Siria e...
Il padre la interruppe: Ho un importante compito per te, mia cara. Frug in una sacca che teneva assicurata alla cintola,
dalla quale non si staccava mai. Ne estrasse due lire e un denaro del conio senese. Vai a cercare il medicus. D lui che... il respiro  appena percettibile.
La ragazza sent le tempie esploderle. Quale tremenda notizia era quella? Sua madre era grave, febbricitante, e lei non l'aveva ancora potuta vedere e abbracciare. Va', Isotta, cosa stai aspettando? la sollecit.
La ragazza corse via, infagottandosi nel mantello.
Una gelida folata di vento l'avvolse nell'istante in cui un turbinio di cattivi pensieri affoll la sua mente e lei ne fu turbata. Corse a perdifiato tra i vicoli e le ripe fino a trovarsi di fronte la ronda, che la blocc.
Dove credi di andare tu? chiese l'ufficiale, indicando con il dito la luna. Non lo sai che  vietato stare fuori dopo i vespri?
Isotta svel il volto, togliendo il cappuccio. Mia madre... ansim affaticata. Ho bisogno del medicus. Ve ne prego, ho premura. Abbass lo sguardo e scoppi a piangere. Supplico voi, gentiluomini, non fatemi perdere altro tempo.
Gli armigeri di ronda guardarono l'ufficiale. Sapevano che, in casi di eccezionale gravit, le leggi del podest consentivano di trovarsi fuori dalla proprie abitazioni anche in piena notte.
L'ufficiale si gratt la barba ispida. I lacci della cuffia bianca ricadevano sulla cotta di stoffa imbottita. Le concesse di andare.
Poi borbott tra s: Speriamo non incontri alcun brigante. Di notte queste vie non sono certamente sicure per le fanciulle sole.
Una guardia constat: Era la figliola del venditore di stoffe, il Maffeo!.
Isotta volt per la ripa dei Mattatoi, scendendo velocemente dei gradini fino a un porticato in cui non filtrava neppure la luce metallica della luna.
A tastoni sulla parete, avanz fino a toccare gli anelli in ferro battuto della casa laboratorio del medicus Martino de' Vigiseldi.
Buss con tutte le sue forze, affannata per la corsa. Aprite! Aprite, ve ne supplico, messere Martino, svegliatevi. Abbiamo bisogno di voi, svegliatevi! continu a colpire la porta senza esito.
Ansante, si volt e poggi la schiena alla porta.
Dalla piccola finestra riusc a scorgere il bagliore di un lume.
Sent i passi del medicus arrivare fino alla porta. Il chiavistello scatt una, due volte. La porta venne aperta giusto uno spiraglio.
Chi siete? chiese.
Messere sono Isotta, figlia di Maffeo, il bottegaio di stoffe. Mia madre  stata colta dalle febbri ed  molto grave. Vi faccio preghiera di seguirmi, verrete ricompensato. Apr la mano mostrando il denaro datole dal padre.
Martino de' Vigiseldi apr la porta, facendola entrare. Aspetta l. Le indic con la mano un angolo. E non toccare nulla!
Lei annu.
Mentre il medicus si vestiva, lei ebbe modo di osservare la stanza. Alambicchi, vasi di vetro, ampolle con strani liquidi che bollivano, boccacci colmi di spezie, pietre triturate ed erbe. C'era uno scaffale colmo di testi e pergamene. In un vaso, sospesi in un liquido vischioso, galleggiavano due occhi dalle iridi di diverso colore. Isotta spalanc la bocca. Indietreggi di qualche passo, trovando come appoggio un tavolo di marmo. Si volt per sincerarsi di non far cadere nulla, ma scatt all'in-dietro, portando le mani alla bocca e strozzando un urlo.
Una gamba umana era posata sul piano.
Fa parte dei miei studi la tranquillizz il medicus, che, nel frattempo, era apparso in cima alla scala che conduceva al piano superiore. Lo so che trafugare cadaveri  punito dalle leggi, tuttavia un'espressione ironica e cinica apparve sul suo volto
il sapere si nutre di azzardi, mia cara. Ora non perdiamo altro tempo. Fatemi strada.
Quando i due giunsero alla dimora del Maffeo, i presenti fecero subito largo al medicus.
Martino de' Vigiseldi indossava una tunica nera con colletto bianco, la barba appena pronunciata gli incorniciava il volto. Lo sguardo era intelligente e la sua presenza boriosa: era abituato a suscitare interesse tra la gente.
Conducetemi da vostra moglie ordin. I due si avviarono al piano di sopra, dove la donna era distesa. Gli occhi della poveretta erano socchiusi e si muovevano freneticamente.
Le mani stringevano il lenzuolo di lino bianco con cui era coperta fino al busto. Una donna al suo capezzale le bagnava la fronte bollente, mentre un'altra teneva stretto un rosario e recitava sottovoce una preghiera. Martino de' Vigiseldi poggi la borsa di cuoio che teneva a tracolla e ne estrasse alcuni strumenti. Con fare solenne si avvicin alla donna e le prese il polso.
Chiuse gli occhi come se contasse assorto. Lanci un'occhiata alla porta, sorprendendo Isotta che spiava ogni suo movimento. Poi riprese il suo operato. Tast il ventre della donna in pi punti e le poggi la mano sulla fronte.
Annu, grave. Poggi l'orecchio sul torace, sentendola respirare. Avvicin la bocca all'orecchio della donna e sussurr: E da molto tempo che avevi questi sintomi?.
La donna punt lo sguardo verso di lui e annu quasi impercettibilmente.
Vi dar qualcosa per alleviare le vostre sofferenze. Gli occhi della donna si riempirono di lacrime.
Richiamando a s il residuo delle forze, richiese una collana con un crocifisso per recitare le preghiere, dopodich fece segno alle figlie di avvicinarsi.
Mentre entrava nella stanza, a Isotta non sfugg l'espressione del medicus, che armeggiava nella sua sacca, estraendone delle
piccole ampolle con cui prepar una sorta di pozione. Infine si avvicin alla donna e le sorresse il capo dolcemente dietro la nuca. Bevetene, signora le disse.
Con fatica lei riusc a mandarla gi tutta. Parve trarne immediato giovamento, perch i tratti del viso si distesero. Quando inizi a parlare con Isotta e Isadora, Martino de' Vigiseldi usc dalla stanza.
Gli si par di fronte Maffeo, affranto. Non ci sono speranze, non  cos? chiese, stringendo i pugni.
Il medicus fece segno di no. Ha febbri maligne. Non possiamo fare nulla a questo punto.
Maffeo incass il colpo. Quando parl, l'altro parve anticiparlo replicando: Tornando a casa vi mander il prete, non temete. Fatevi forza Maffeo, fatene anche alle vostre dolci figliole.
Il medicus prese commiato.

Acri. 25 marzo 1323.
Era mattina quando il maresciallo volle vedere Ruggero.
Lo attese nella stessa sala dove venivano decise le strategie di guerra e di difesa. Le precettorie nelle citt della Terra Santa erano simili a fortezze, all'interno non mancava niente: c'erano chiese, mense, stalle e biblioteche, maniscalchi, falegnami e muratori. Erano caserme pronte a difendersi anche da attacchi esterni. Soprattutto perch i rapporti con gli altri ordini cavallereschi non erano di pace.
Ruggero alz lo sguardo al soffitto a volte ogivali. Le pareti erano completamente affrescate, con scene di battaglie e di vita dell'abate Desiderio da Montecassino.
Prima di varcare la porta della sala delle udienze, l'anziano Cavaliere che lo scortava lo volle preparare. Fratello
Ruggero dovete sapere qualche cosa sull'uomo che vi attende l
dentro. Indic la porta.  molto vanitoso, addirittura maniacale: ha servi che si dedicano solo alla sua toeletta giornaliera. Proviene da una famiglia Capetingia e vanta amicizie importanti come il sovrano di Francia e i principi di Milano, Florentia, Genoa e la ghibellina Pisa. Il re di Sicilia gli ha chiesto svariati favori, anche se tra loro pare non corra buon sangue. Il pontefice stesso gli invia missive riservate di cui nessuno conosce il contenuto. Il vostro arrivo ad Acri ha sortito un effetto strano tra i pochi confratelli rimasti: si dice di voi che siate un miracolato o, meglio, un eroe che  riuscito a sfuggire alla prigionia degli infedeli grazie a Dio. Il maresciallo non la pensa in questo modo, anzi sospetta che siate divenuto una spia degli infedeli. La vostra notoriet non giocher a vostro favore. Assecondatelo, ve lo consiglio.
Ruggero dissentiva, anche se prefer non replicare, ed entr accompagnato dall'anziano cavaliere, che lo seguiva vicino. Indossava una tunica nuova, nera crociata di bianco. Il cappuccio di maglia ricadeva sulle spalle e la lunga spada pendeva al suo fianco. Giunto al cospetto del maresciallo, fece un lieve inchino col capo.
Saluti a voi maresciallo. Dio vi protegga.
L'uomo che aveva di fronte indossava un corpetto di cuoio con i simboli dell'ordine. Giocherellava con la spada che teneva tra le mani guantate. Un anello dalla grossa pietra rossa troneggiava sull'indice destro. Il volto era affusolato e incorniciato da una barba curatissima e sottile, contrariamente alla regola dell'ordine di lasciarla lunga. Gli occhi erano profondi e scaltri.
Evit i convenevoli. Ruggero, Ruggero, Ruggero... non si fa altro che parlare di voi. C' chi dice che il Signore vi abbia salvato dal massacro di Haifa per farvi condurre una nuova spedizione contro l'esercito mamelucco... Sorrise, mostrando
di non credere a ci. Ma ditemi, come sono andate le cose in realt?
Ruggero fu irritato dalla superficialit con cui veniva affrontato l'argomento.
Maresciallo replic ho visto i miei fratelli perire uno dopo l'altro. Dapprima in battaglia e poi sgozzati, perch avevano rifiutato di convertirsi all'islam. L'esercito di crociferi cui ero aggregato  stato sbaragliato nel giro di pochi giorni. La battaglia finale  stata cruenta e le grida degli uomini coprivano i clangori dei metalli. Permettetemi quindi di dissentire dalla vostra espressione sarcastica, che fa accrescere in me solo sconforto.
Le guardie nella sala afferrarono le alabarde. Il maresciallo avrebbe potuto farlo mettere agli arresti per quell'affronto. Un giovane novizio smise di scrivere su un foglio di pergamena.
Il maresciallo port una mano al mento. Segu qualche attimo di silenzio, che faceva presagire una risposta tutt'altro che placida.
Messere Ruggero, sapere cosa  successo fa parte dei miei compiti. La ricerca della verit  un compito conferitomi direttamente dal pontefice. Il mio ruolo me lo impone! alz il tono della voce calcando l'ultima frase, che riecheggi in tutta la sala. Tuttavia ridacchi anche credere nei miracoli  mio dovere. Voi, per esempio, dovete essere un miracolato se siete riuscito a fuggire dall'accampamento dell'esercito infedele. Non sono famosi per essere magnanimi con i cavalieri cristiani. Ma come avete eluso la sorveglianza di un intero esercito accampato?
Cosa intendete dire?
Sapere messere, solo sapere.
Ruggero raccont al maresciallo le proprie vicissitudini, nonostante l'espressione beffarda del suo interlocutore lo irritasse alquanto. Quando termin, l'unico rumore nella sala era il tintinnio sul pavimento di pietra della punta della spada con cui giocherellava il maresciallo.
Questi, con un battito di mani, chiam a s un servo.
Dell'idromele per il nostro ospite. Il migliore ordin, e subito il servo spar dietro una piccola porta a arco.
Il giovane Ospitaliere era ancora l impalato di fronte al maresciallo senza che avesse compreso del tutto la finalit di quell'incontro. Il servo fece nuovamente ingresso nella sala portando due coppe lucide. La prima la porse al maresciallo e l'altra a Ruggero.
Bevetene, di questi tempi  difficile reperirne qualche caratello. Le navi che attraccano ad Acri trasportano mercanzie, soldati e materiali vari, ma di buon idromele e del buon vino sempre di meno. Dicono che durante il trasporto via mare il vino si deteriori e che l'idromele venga utilizzato per pulire i ponti... nulla di pi falso. E solamente che i fratelli di oltremare, quelli che gestiscono le risorse di tutti noi, non ci pensano neppure a inviarcene. Loro vivono negli agi nelle loro belle e comode tenute, mentre noi, qui al fronte, sappiamo bene a quali rinunce dobbiamo sottostare.
Per la prima volta, Ruggero fu d'accordo con il maresciallo. Sorseggi l'idromele che, a dirla tutta, era buono.
Qui, alla precettoria di Acri, siamo rimasti pochi, noi Ospitalieri. La citt dispone di qualche migliaio di fanti e un centinaio tra arcieri e balestrieri.  una citt destinata a cadere al primo assedio. Abbiamo bisogno di ogni singolo sforzo per resistere. La vostra presenza, dopo ci che si dice di voi, sarebbe un buon impulso per i soldati. Tuttavia vi vedo assai provato dall'esperienza appena trascorsa, quindi vi chiedo: cosa intendete fare? Il maresciallo incroci le mani sotto il mento, attendendo la risposta.
Ruggero inchiod il proprio sguardo a quello dell'altro prima di rispondere. Si domand se avesse escluso l'ipotesi che si trattasse di un traditore. Intendo tornare in Europa. Stare un po di tempo in qualche precettoria a occuparmi di prestiti
o trasferimenti. Tornare a far visita ai miei cari a Castrum Suio per riprendermi nello spirito. Sono queste le mie aspettative.
Il maresciallo lanci un'occhiataccia al cavaliere anziano che aveva accompagnato Ruggero.
Non riusc a trattenere un sorriso. Scuotendo il capo, disse: Mio caro, conoscete bene le regole dell'ordine, non  cos? L'esistenza di ognuno di noi  affidata al Signore e all'ordine. Il Consiglio degli Anziani decider per te. Come per tutti, del resto.
Maresciallo,  anche regola dell'ordine, per, che ogni fratello abbia facolt di concedersi un periodo in cui redimersi dei peccati e pregare il Cristo e i santi ribatt secco Ruggero.
Il maresciallo rimase irretito. Alz il mento con aria di sfida. Non vi conceder n vi sar concesso dal Consiglio il periodo che richiedete. Tuttavia un lampo di perfidia gli attravers lo sguardo per il momento tornerete nella precettoria di Haifa e vi resterete a presidiare la citt dai probabili assalti.
Un sorriso beffardo si apr sul suo volto. Adesso appariva tutto pi chiaro. Si domand se la propria libert valesse pi di un ordine cavalleresco, seppur legato alla Chiesa e a Dio. Ripens a tutti i sacrifici posti in essere che altro non avevano fatto che il bene dell'ordine eppure, in quel preciso istante, comprese che a nulla erano serviti, se la propria volont contava meno di un capriccio del maresciallo. Un lampo di consapevolezza balen nei suoi occhi. Avrebbe saputo cosa fare. Senza aggiungere altro, si irrigid nel saluto militare e si volt, facendo per andarsene.
Non ho ancora concluso con voi! url il maresciallo. Non vi ho ancora concesso commiato, cavaliere! Scatt in piedi, indicandolo con la mano guantata. Tornate indietro o vi far rinchiudere nelle segrete.
Ruggero si volt un'ultima volta, lanciando un'occhiataccia
al superiore, e usc dalla piccola porta lignea, seguito dall'anziano fratello che lo aveva accompagnato.
Fratello Ruggero, siete forse impazzito? Il maresciallo... camminava a passo svelto, cercando di stare a quello di Ruggero vi far mettere agli arresti per ci che avete fatto.  molto potente nell'ordine. Per l'amor del Cielo, ragionate, tornate indietro. Comprender che, a causa di ci che avete passato, non siete stato in grado di contenere la vostra irascibilit. Ve ne prego, tornate sui vostri passi...
Ruggero poggi la mano sulla spalla del cavaliere. La barba bianca gli incorniciava un volto buono. Fratello, siamo tutti liberi agli occhi del Signore. E quel tizio l dentro, chiunque egli sia indic la stanza delle udienze non disporr della mia vita. In alcun modo, statene certo. Adesso andate, o penseranno che mi concediate un'amicizia che non dovreste dimostrare.
L'anziano tolse il guanto dalla mano destra e la porse a Ruggero. Il mio nome  Guido si present. Il giovane cavaliere ricambi il gesto di amicizia, comprendendo al volo che l'uomo che aveva di fronte sarebbe stato disposto a rischiare grosso pur di aiutarlo.
Cosa intendete fare adesso? chiese.
Ruggero sent che poteva fidarsi di quell'uomo. Rispose sinceramente: Intendo fuggire questa notte stessa. Lascer l'ordine e torner nei possedimenti di mio padre. Conserver il rango di cavaliere, anche se ricever qualche fastidio dalla corte papale. Ma non mi piegher pi ai capricci di un bastardo, ne combatter in Terra Santa per conto di sovrani e pontefici che mirano solo a procacciarsi ricchezze e potere. Torner a essere un uomo libero, mio caro Guido. Libero.
Il volto dell'anziano Guido si incresp di rughe. Stava ridendo. Mostrava i pochi denti rimasti ma nei suoi occhi era ben percepibile la gioia, quasi che a dover fuggire fosse lui.
Avrete bisogno di viveri per il viaggio e dell'acqua; una
coperta magari. Qualche denaro per affrontare le spese, corrompere qualcuno all'occorrenza. Sono cose che a me, qui ad Acri, servono a ben poco. Ve le far trovare... si avvicin all'orecchio di Ruggero bisbigliando le indicazioni che gli servivano.
I due si strinsero nuovamente la mano e Ruggero gliela prese tra le sue in segno di riconoscenza.
Dio sia con voi augur Guido.
E con voi.

Precettoria di Acri. Notte.
Ruggero si alz dal giaciglio. Tutti gli altri cavalieri dormivano, a eccezione di quello che aveva ricevuto l'ordine di tenerlo d'occhio.
Se lo aspettava, e avrebbe saputo cosa fare. Con la carenza di cavalieri in quella precettoria il maresciallo aveva assegnato tal compito a un solo uomo e, pens Ruggero, avrebbe rimpianto quella decisione. Scese e calz gli stivali. Fece per uscire, ma l'Ospitaliere di guardia gli si par di fronte.
Non puoi uscire di notte, fratello ordin.
Ruggero sorrise. Fratello, probabilmente dovr uscire ancora qualche volta. La birra che ho bevuto ieri al refettorio mi far pisciare per tutta la notte, mi capite vero?
Il cavaliere non parve convincersi, tuttavia gli permise di uscire, seguendolo.
Ruggero arriv alle stalle. Abbass le brache e, solo in quell'istante, l'altro si volt.
Dopo qualche istante, per, inizi a insospettirsi, perch non udiva alcun rumore tipico di chi stesse urinando. Si volt fulmineo, trovandosi di fronte Ruggero, a pochissima distanza. Solamente quando rinvenne dallo stordimento comprese che era stato colpito.
Ruggero trascin il cavaliere nelle stalle, tra i cavalli assonnati, in modo da non farlo notare. Lo leg bene e gli mise un bavaglio alla bocca, cos che, se si fosse destato, non avrebbe potuto dare l'allarme. Rientr nei dormitori e raccolse il mantello, la cotta di maglia e l'inseparabile spada.
Di sottecchi cammin lungo le mura per non venire notato dalle guardie sui camminamenti.
Tra s inizi a ripensare a ci che gli aveva svelato l'anziano Guido.
... cammina fin alla cappella di San Marciale. La porta  sempre aperta. Dietro l'altare troverai del pane, della carne secca e datteri. Anche un otre d'acqua fresca e qualche denaro del conio senese e avignonese. Spingi con forza l'altare e si sveler un passaggio. Scendi e prosegui senza fermarti. Buona fortuna, ragazzo.
Si trov dunque al cospetto della piccola cappella dedicata a san Marziale. Il vecchio aveva ragione, la porta era aperta. Entr con circospezione, per timore che qualcuno stesse pregando approfittando della tranquillit notturna. Non era raro che ci accadesse. Tuttavia, non trov nessuno e tir un sospiro di sollievo. Corse dietro l'altare per trovare la bisaccia e il suo contenuto. Sorrise, ringraziando tra s l'anziano cavaliere. Inizi a spingere con forza l'altare di pietra e l'attrito tra le lastre le fece stridere. Un rumore troppo forte, pens. Le guardie potevano essersene accorte. Doveva fare in fretta. Ma il passaggio era svelato, ormai. Riusc ad aprire un varco appena bastevole a far passare una persona. Vi si infil trovandosi ad affrontare ripide scale, scavate nella roccia, che si inabissavano nel buio. L'odore stantio gli invase le narici. Ruggero raccolse una torcia che accese sul candelabro. Inizi la discesa: poggi le mani alla parete rocciosa, avvertendo sotto le dita una patina melmosa e fredda. Terminati gli scalini, si seguiva un cunicolo stretto ma abbastanza alto. Doveva percorrerlo in fretta se non voleva che il fumo della torcia intasasse l'ambiente soffocandolo.
Gli occhi gi gli lacrimavano. La fiamma emetteva una luce rossastra, che proiettava la sua ombra tremolante sulla parete.
Non seppe dire quanto tempo avesse trascorso sotto terra. Arriv alla botola, che sbucava dietro una porticina che pareva l'ingresso di un'abitazione. Ruggero l'apr e si ritrov in una stanza a volta dall'intonaco cadente. Non sapeva dove si trovasse e ancora non aveva guadagnato l'esterno. Era strano ma... non c'erano altre porte se non quella da cui era entrato. Gir su se stesso per constatare ci che gi aveva appurato. Non c'erano vie d'uscita. O almeno cos sembrava.
Pens molto su come uscire da l senza venirne a capo. Tornare alla precettoria era da escludere. Lo avrebbero messo in catene. Tast le pareti senza trovare segni, incisioni o statue che indicassero la via da seguire. Si sent perduto. Sedette in terra, cercando di mettere ordine ai suoi pensieri.
Eppure... c'era qualcosa che gli sfuggiva.
La torcia!
La torcia! esord.
Quando tutto gli apparve pi chiaro, un sorriso gli si apr sul volto. La torcia ardeva e crepitava, eppure il fumo non saturava la stanza. Anche se non vedeva botole n finestre, adesso era certo che esistesse una via d'uscita.
Si accorse di una strana ombra. Si avvicin con il cuore che batteva forte nel petto. Era l'uscita. C'era una falsa parete che copriva un piccolo corridoio che conduceva all'esterno. Un effetto ottico non ne permetteva l'immediata individuazione.
Ruggero si ritrov in un vicolo stretto e per nulla illuminato. Inspir l'aria pungente della notte godendone la freschezza.
Spense la torcia, sfruttando il buio per raggiungere il porto.
A passo spedito raggiunse il quartiere pisano, da cui scese le ripide scale fino alla parte bassa della citt. Un gruppetto di marinai, forse veneziani, cantavano ubriachi attorno a un fuoco.
Altri, invece se ne stavano sdraiati a sonnecchiare. Una
meretrice stringeva tra le gambe il bacino del marinaio che godeva delle sue grazie, altre se ne stavano rannicchiate sotto una coperta scontente della poca attenzione degli uomini.
Il porto era vicino dunque.
Dietro un angolo apparvero le prime navi attraccate. Alle prime luci dell'alba avrebbero iniziato le attivit di carico e scarico delle merci e a lui non rimaneva altro da fare che pagarsi un viaggio fino in Europa.
Lo scricchiolio dei fasciami e l'odore di salmastro allietarono l'animo di Ruggero. Adesso doveva cercare un posto appartato dove poter riposare un po'. Vide delle botti accantonate sotto un riparo e si sdrai dietro di esse. Si copr con il mantello, proteggendosi dall'umidit e dal freddo. A causa della tensione non riusc ad addormentarsi, ma quando il sole iniziava a schiarire il cielo si sent comunque riposato.
Il porto era gi in fermento. Marinai e servi erano affaccendati. Dopo qualche tentativo, riusc a trovare una nave diretta in Provenza. L'equipaggio era francese e avrebbe trasportato olio, grano proveniente dall'Egitto, datteri, una strana composta di frutta e anche un paio di dromedari.
Il comandante pretese due soldi del conio avignonese.
Ruggero accett, nonostante il prezzo fosse esageratamente alto. Trov sistemazione nella stiva, non distante dalle bestie, che emanavano un puzzo a cui non sapeva se avrebbe fatto l'abitudine.
Verso mezzod i marinai tolsero gli ormeggi. La nave salp con il vento che soffiava da poppa e, ben presto, il porto di Acri svan dalla visione di Ruggero, che rimase a fissare la lunga scia schiumosa che la nave lasciava dietro di s.
Un senso di tranquillit rilass le sue membra. Non smise un attimo di fissare il mare blu, che esplodeva in una moltitudine di luccichii riflettendo i bagliori del sole.
Di tanto in tanto distoglieva lo sguardo, richiamato dalle urla dei marinai impegnati nelle manovre di bordo. Uno in particolare aveva attirato l'attenzione di Ruggero, quello che se ne stava in cima all'albero maestro osservando fino a dove lo sguardo gli consentisse poich, dall'alto della sua posizione, dominava gli orizzonti. Era la sensazione che lui stesso provava in quel momento: libero di scrutare ogni orizzonte possibile, senza alcun limite, senza pi padroni.
Verso sera sedette a prua a mangiare qualcosa. Guido aveva messo tante cose nella bisaccia. La focaccia era morbida e i datteri dolci.
La navigazione si stava dimostrando gradevole. Il profumo dell'acqua invadeva le narici, sprigionando percezioni salmastre. Per Ruggero era l'inizio di una nuova vita. Dopo tanti anni trascorsi negli Ospitalieri di San Giovanni, dedicati alla protezione dei pellegrini in Terra Santa, era di nuovo l'unico padrone di se stesso.
Cercando con gli occhi un frammento di blu nascosto in quella cortina di stelle, si abbandon alla stanchezza e la mente venne attraversata dai ricordi. Pareva fosse solamente ieri quando, all'et di sedici anni, suo padre lo fece transitare nell'ordine. Divenne dapprima inserviente di un cavaliere, poi stalliere e ancora sergente. Aveva ventun anni quando nella chiesa della precettoria di Malta ricevette l'investitura. Dopo una notte di raccoglimento e preghiera, all'albore della mattina venne condotto dinnanzi all'altare. Aveva la spada appesa al collo, sarebbe stato il suo istitutore a cingergliela al fianco. Il cavaliere anziano recit: In nome di Dio, di san Michele e di san Giorgio io ti faccio cavaliere. Sii leale, forte e generoso. Proteggi i pi deboli sii sempre nemico degli infedeli. Dici sempre la verit, anche se questo ti condurr alla morte. Inginocchiati adesso.... Una volta che fu in ginocchio, il cavaliere anziano estrasse la propria Patta e gliela poggi sulla spalla. E adesso, sorga un cavaliere!
E lo invit ad alzarsi con un gesto della mano guantata. Con la stessa mano lo schiaffeggi. Affinch te ne rimanga ricordo.
Un boato di applausi riecheggi nella navata. Era divenuto un cavaliere. Qualche giorno dopo, in gran segreto, venne investito anche del giuramento Ospitaliere.
Ruggero si carezz la guancia come se avesse ricevuto quello schiaffo solamente qualche istante prima. Sorrise. Si sentiva libero e spensierato. Era consapevole che gli Ospitalieri si erano gi messi sulle sue tracce, ma la cosa pareva non tangerlo pi di tanto.
Senza accorgersene, scivol in un sonno pieno di sogni lieti.
...
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...
FINE Parte 1.